Bologna FC
Quando il calcio presenta il conto: Bologna e Napoli a confronto in Champions
Il Bologna fu deriso per la sua prima avventura in Champions, ma un anno dopo il Napoli vive lo stesso destino: il ranking Uefa non perdona.
La memoria, nel calcio, spesso è corta. Ma i numeri – quelli veri – no. E a distanza di una stagione, tornano a galla con una puntualità quasi crudele. Lo scorso anno, il Bologna si affacciava per la prima volta nella sua storia alla Champions League. Un traguardo storico, costruito con un campionato straordinario e con una crescita che aveva sorpreso tutta Italia. Eppure, invece di essere celebrata, la squadra rossoblù fu spesso derisa: 28° posto nel girone unico su 36 squadre, eliminazione diretta senza l’accesso ai playoff, e una narrazione che si diffuse rapidamente nell’ambiente calcistico – e soprattutto a Napoli – secondo cui il Bologna “sporcava il ranking Uefa delle italiane”.
Champions League: la stagione del Bologna che fece parlare
Un’accusa pesante, ripetuta più volte, come se la colpa non fosse di un sistema o di un formato nuovo e complesso, ma di una squadra che semplicemente stava vivendo il sogno europeo con mezzi e esperienza diversi rispetto alle grandi abituate a quel palcoscenico.
Dodici mesi dopo, però, il calcio presenta il conto.
Champions a confronto: Bologna…
Un confronto più dettagliato dei percorsi di Bologna e Napoli in Champions League, sottolinea come le sfide affrontate dalle due squadre non siano state identiche, ma possano comunque raccontare quanto sia complicato emergere nel calcio europeo moderno. Il Bologna, nella sua storica prima partecipazione nella Champions League 2024/25, si è trovato inserito contro avversari di grande livello: nelle otto partite della fase a gironi ha affrontato club come Shakhtar Donetsk, Liverpool, Aston Villa, Monaco, Lille, Benfica, Borussia Dortmund e Sporting Lisbona – compagini ben consolidate nelle coppe europee e spesso con rose più profonde e abituate a competizioni internazionali.
Il cammino dei rossoblù è stato segnato da risultati difficili, tra sconfitte contro maggiori favorite e occasioni sfruttate a metà; in una delle partite più significative è arrivata però la vittoria per 2-1 contro il Borussia Dortmund, evidenziando la capacità di competere anche con club prestigiosi.
L’esultanza del Bologna per il gol di Samuel Iling-Junior in Bologna-Borussia Dortmund (© Damiano Fiorentini)
…e Napoli
Il Napoli 2025/26, pur partendo da un valore di rosa superiore (come testimoniano investimenti e mercato complessivo in confronto al Bologna della stagione precedente), ha trovato anch’esso un girone impegnativo: la sua prima fase ha visto avversari come Manchester City, Sporting CP, PSV Eindhoven, Eintracht Francoforte, Qarabağ, Benfica e Copenhagen, oltre alla sfida decisiva contro il Chelsea che ha sancito l’eliminazione.
Le partite del Napoli sono state caratterizzate da risultati altalenanti: dalla sconfitta esterna 2-0 contro il Manchester City, a vittorie e pareggi intermedi, fino alla battuta d’arresto interna che ha confermato l’impossibilità di proseguire verso i playoff o la fase a eliminazione diretta.
La gestione delle tante partite ravvicinate, la profondità della rosa e l’adattamento alle difficoltà tattiche si sono rivelate determinanti sia per il Bologna sia per il Napoli, rendendo il confronto tra le due squadre ancora più evidente e mostrando come la Champions League sia un banco di prova molto severo, anche per club con ambizioni e investimenti diversi.
Il ranking torna protagonista, ma a parti invertite
Questa stagione, a salutare prematuramente la Champions League è stato proprio il Napoli. Stessa eliminazione, stesso epilogo: niente play-off, percorso chiuso subito. Ma con un dettaglio che rende il confronto inevitabile e, per certi versi, ironico: 30° posto finale su 36, quindi peggio del Bologna di un anno fa. E allora la domanda sorge spontanea: chi “sporca” davvero il ranking?
Il campo come unico giudice credibile
La verità è che la Champions League non fa sconti a nessuno. Né alle favole, né alle squadre abituate a frequentarla. Il Bologna, nella sua prima storica partecipazione, ha pagato l’inesperienza, certo, ma lo ha fatto a testa alta, portando in Europa un’identità chiara, un progetto riconoscibile e una città intera al seguito. Il Napoli, invece, si è fermato senza alibi, dimostrando che il blasone non garantisce risultati e che il campo resta l’unico giudice credibile.
Il calcio ha memoria lunga
Forse, col senno di poi, sarebbe stato più giusto rispettare il percorso di chi arrivava per la prima volta su quel palcoscenico, invece di deriderlo. Perché il calcio, alla fine, ha una memoria lunga e un’ironia sottile: oggi ti prende, domani ti restituisce tutto.
E Bologna, ancora una volta, può limitarsi a guardare e ricordare. In silenzio. Con i fatti dalla sua parte.
Il Bologna festeggia la qualificazione in Champions League (© Damiano Fiorentini)
Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook
