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Bologna

Stadio – Il Bologna di Joey Saputo: dai piccoli passi al sogno Champions

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Crediti: Damiano Fiorentini/1000cuorirossoblu.it


Nel cuore pulsante del Dall’Ara, un’ora dopo il fischio finale, il fermento non si placava. La folla rimaneva, avvolta nelle sciarpe del club, con sorrisi di pura gioia dipinti sui volti. Per Joey Saputo, attraversare quel vortice di emozioni non è stato affatto semplice, accerchiato dai ringraziamenti e dagli elogi che riempivano l’aria: «Grazie Joey», «Grande Pres». «Saputo, portaci in Europa», era il grido unanime. Un calcio che ha il potere di trasformare la realtà, come la metamorfosi magica che sta travolgendo questo Bologna, che oggi tocca quota 57 punti, un primato assoluto nella sua storia. Un’impresa che rimanda a epoche lontane, ma con uno spirito nuovo e vibrante.

L’ebbrezza di questi momenti è contagiosa, e quando è condivisa diventa pura magia. Le curve del Dall’Ara si sono unite per celebrare la squadra, mentre per Saputo è risuonato un coro di gratitudine. Dopo la partita, ha fatto il suo ingresso negli spogliatoi, accompagnato solo da pochi intimi, come il figlio Luca, destinato un giorno a ereditare questo sogno. La famiglia Saputo sta raccogliendo i frutti seminati anni prima, quando Joey arrivò a Bologna con la promessa di guidare la squadra verso l’Europa, «step by step». Quel che è stato compiuto non è stato un passo, ma un balzo audace nel calcio di alto livello.

Champions: da sogno a realtà

La Champions League ora è un obiettivo reale, tangibile, reso possibile da una visione ed un impegno a lungo termine, come quello di Saputo. La città è in fermento, pronta ad accogliere il palcoscenico europeo con entusiasmo travolgente. Con il coro della curva anche verso Thiago, si crede che la possibile qualificazione in Champions possa avere un impatto incredibile su ogni aspetto di questa città: più turismo, maggiore visibilità internazionale, un’aura di eccellenza che l’avvolgerà.

Ma c’è ancora chi trattiene il fiato, un po’ per scaramanzia e un po’ per il timore di alzare troppo i piedi da terra. E così, mentre la città si scatena nella festa, tra le strade illuminate si diffonde un’atmosfera di gioia contagiosa. Zirkzee esclama «three points» ad ogni passo, Calafiori esulta, Orsolini grida al cielo. È un momento di pura gioia, e la festa sembra non avere fine.

Fonte: Stadio

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