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Mondiale 2026 – Heggem scrive la storia insieme alla sua Norvegia; Haaland e Bellingham giganteggiano, mentre Trump richiama la FIFA che annulla la squalifica di Balogun

Il riassunto delle ultime folli ore del Mondiale 2026: Trump e Infantino annullano il regolamento; Heggem scrive la storia con la propria nazionale; Haaland e Bellingham trascinano Norvegia e Inghilterra ai quarti di finale

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Torbjørn Heggem (© Damiano Fiorentini)
Torbjørn Heggem (© Damiano Fiorentini)

Chissà se Heggem l’aveva immaginato. La Norvegia batte 2 a 1 il Brasile e vola ai quarti di finale del Mondiale per la prima volta nella sua storia. I vichinghi, dopo essersi arenati agli ottavi sia nel 1938 che nel 1998 (sempre contro l’Italia), accedono alla fase calda, anzi caldissima, del torneo. Incontreranno l’Inghilterra che ha battuto nel pandemonio dell’Azteca, i padroni di casa del Messico 3-2.

Andiamo con ordine: avevamo già parlato della sfida notevole che attendeva Heggem. Il centrale difensivo rossoblù ha giocato una partita ordinata e senza sbavature, respingendo gli assalti del feroce attacco brasiliano. Vinicius Junior, Rayan, Cunha, Neymar, Endrick. Nonostante nel computo delle occasioni finali il Brasile si sia dimostrato superiore, la Norvegia è la squadra, tra le due, che ha impressionato per organizzazione e freddezza nei momenti decisivi. Abbiamo assistito, in parte, al lato contraddittorio di questo sport nella sua declinazione moderna. Il Brasile ha costruito più azioni pericolose, ma chi ha meritato il passaggio del turno è stata la Norvegia.

Uno degli eroi di giornata è Nyland, portiere svincolato da pochi giorni (ex Siviglia), che ha calato la saracinesca in almeno quattro occasioni. L’estremo difensore norvegese ha realizzato la parata più bella del Mondiale, complice un rimpallo di Ajer che cercava di disinnescare il rapido uno-due tra Casemiro e Endrick. La carambola alza la palla e solo uno straordinario colpo di reni di Nyland salva il risultato, facendo infrangere la sfera di gioco sul palo. Nel primo tempo aveva parato il rigore a Bruno Guimaraes: non porta a casa il clean sheet solamente perché Neymar lo trafigge, sempre dal dischetto, al minuto 100′. L’asso brasiliano lo batte e qualche ‘straccio’ vola tra i due. Poco male: di lì a poco Nyland si accascerà a terra, festeggiando con tutta la sua nazionale il regalo che – anche – i suoi guantoni hanno destinato allo Stato europeo da 5.6 milioni di abitanti.

L’altro di cui è impossibile dimenticarsi è Erling Haaland. Le folli statistiche realizzative (con la partita di ieri 54 partite giocate con la Norvegia e 62 gol realizzati), non spiegano tutto. Leader tecnico e umorale di una nazionale ben disposta in campo. Arpiona qualsiasi pallone, mantiene la calma, la butta dentro al minimo sentore e nelle più piccole occasioni. Glaciale, selvaggio, rapido e bestiale. A 25 anni, Haaland è uno degli attaccanti più letali della storia del calcio. Ieri ha mandato in tilt la difesa centrale più forte – o quantomeno tra le più attrezzate – dell’intero Mondiale: Gabriel e Marquinhos non sono riusciti ad arginare il gigante norvegese. Prima ha staccato imperiosamente sulla testa del brasiliano dell’Arsenal, trafiggendo Alisson. Poi ha tirato da fermo una rasoiata imprendibile. Due a zero, doppietta e tanti saluti. Come se fosse normale e, sotto la categoria dell’assurdo, scontato.

L’altro grande protagonista degli ottavi di finale del Mondiale, fin qui disputati, è Jude Bellingham. All’Azteca di Città del Messico, l’Inghilterra stacca il pass dei quarti di finale grazie alla doppietta del centrocampista del Real Madrid. La nazionale dei ‘Three Lions’ sfata il tabù dell’Azteca, a quarant’anni esatti dalla celebre sconfitta contro l’Argentina di Maradona nello stesso stadio. Per il The Guardian è la migliore prestazione dell’Inghilterra in una fase ad eliminazione diretta dai Mondiali casalinghi del 1966. Partita piena di spunti e ribaltamenti di fronte; il contorno è il migliore possibile: lo stadio più immortale e monumentale della storia del calcio.

Mondiale 2026 – Imbarazzo internazionale per la vicenda Balogun

Ha dell’incredibile ciò che è accaduto nella serata di ieri. Il protagonista involontario è Folarin Balogun, attaccante della nazionale statunitense, espulso nel sedicesimo di finale per un’entrata imprudente ai danni di Muharemovic. Fin qui tutto nella prassi. Il grosso problema nasce in seguito. La ricostruzione del New York Times è eloquente: riassumendola, Trump ha chiamato Infantino nelle immediate ore successive alla partita contro la Bosnia Erzegovina per rivedere e tentare di togliere la squalifica al centravanti statunitense.

Nella serata di ieri, domenica 5 luglio, è arrivato il comunicato della FIFA che riabilitava l’attaccante, asserendo che Balogun sarebbe stato disponibile nel confronto contro il Belgio. Le immediate reazioni, sbigottite, si sono susseguite da ogni angolo del globo. Le ricostruzioni giornalistiche hanno fornito un resoconto limpido e chiarificatore. La FIFA ha accettato, su pressione del presidente degli Stati Uniti d’America, di valutare diversamente una decisione presa giorni prima e considerata unanimemente giusta e corretta.

La decisione è contestata per via del fatto che il grave fallo di gioco non era stato fischiato dal direttore di gara. Nell’occasione è dovuto intervenire il Var per sopperire al mancato fischio e conseguente cartellino rosso. Gli statunitensi, impersonificati dai funzionari dell’amministrazione Trump e dal presidente stesso, contestano il ruolo decisivo del Var, reo di ‘manipolare’ le immagini al rallentatore. I tabloid inglesi, così come l’Associated Press confermano l’ingerenza politica sulla pratica sportiva.

Non si sono fatte attendere le reazioni. Il Belgio, sfidante degli Stati Uniti nella mattinata italiana di martedì, ha rilasciato un duro comunicato, a cui si è affiancato quello della UEFA di tre ore fa. Da Nyon l’attacco alla FIFA è pesante e senza mezzi termini: «La decisione di ieri […] ha superato il limite. Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono alla base di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso no. […] Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa. […] Esprimiamo la nostra incredulità di fronte a una decisione così senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile.»

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