Calcio
Storie mondiali: la maglia di Maradona a Messico ’86
Una rubrica che ci accompagnerà fino all’inizio dei Mondiali di calcio 2026: partiamo con la clamorosa storia della nazionale argentina, durante Messico 1986
«Barrilete cosmico ¿de que planeta viniste?» Chiunque leggendo o ascoltando (ancora meglio) queste sei parole riconoscerebbe la citazione. Visivamente apparirebbe il video del gol del secolo, la redenzione di un popolo (quello argentino), la consacrazione di Diego Armando Maradona che decade dalla condizione di semplice essere umano – perché semplice calciatore non lo è stato proprio mai – e ascende a quella di divinità. Il groppo in gola che suscita il soliloquio di Víctor Hugo Morales, commentando il gol del secolo allo stadio Azteca di Città del Messico, è qualcosa di eternamente inarrivabile.
Le storie, e i contesti di cui sono intrise, possono diventare mito e congelarsi nel tempo. Questa storia è una di quelle: la melodia dei boati dello stadio senza tempo, imperioso e imperiale come il suo nome, lo sport che travalica i suoi doveri e si imbatte nella geopolitica sprofondando nell’accezione più positiva dei suoi diritti, la voce di un uomo che si cristallizza e resterà legata indissolubilmente ad un evento…Genio! Genio! Genio! Ta-ta-ta-ta-ta-ta.
Storie mondiali: le magliette false dei quarti di finale
La storia, quella con la ‘S’ maiuscola, può incappare in linee differenti che riconducono all’evento principale. Al mondiale di Messico 1986, ai quarti di finale della competizione si affrontano Argentina e Inghilterra. Le tensioni politiche che tra i due paesi perdurano da poco meno di un lustro, sono destinate a incrociarsi sul rettangolo di gioco calcistico. Quattro anni prima, infatti, la guerra per il controllo delle isole Falkland aveva dato il via a una breve escalation destinata a segnare l’esistenza dei due Stati.
Non è solo una partita di calcio, per intenderci: superficialmente rappresenta lo sport, ma si porta dietro significati più intensi. L’atmosfera è maestosa: la carica di un evento che appartiene a categorie differenti da quelle ordinarie, che assecondiamo meccanicamente nel corso della nostra esistenza. Il 22 giugno, all’Estadio Azteca di Città del Messico, è in programma il quarto di finale tra due nazioni, due popoli e due modi, chiaramente diversi, di vivere e osservare il mondo.
La Fifa chiede all’Argentina di vestire una maglia da gioco scura per via della classica tonalità bianca utilizzata dall’Inghilterra. La nazionale albiceleste non ha una maglia di riserva sufficientemente leggera, visto il caldo asfissiante del mezzogiorno messicano. Ha solo divise di cotone pesante che immediatamente, le memorie dei protagonisti ci testimoniano, vengono scartate.
Tepito: il quartiere divenuto leggendario
A questo punto i membri della nazionale argentina decidono di uscire in strada, precisamente nel variopinto quartiere ‘Tepito’: popolare, vivo e vivace. Lì dove tutto si può trovare o creare. Già agli albori degli anni Ottanta ‘Tepito’ è famoso per l’arte della contraffazione: film, musica e abbigliamento sportivo. In quelle strade piene, colorate e confuse, la nazionale trova ciò di cui ha un disperato bisogno: la replica delle maglie dell’Albiceleste, più fresche di quelle originali, realizzate in alta qualità. I magazzinieri insieme al portiere di riserva Zelada recuperano il numero necessario di magliette in poliestere blu con il logo ‘Le Coq Sportif’ ricamato bene in vista.
A questo punto al rientro dalla razzia le testimonianze della storia sfociano nella leggenda: i magazzinieri si mettono al lavoro fino a notte fonda, muniti di ago, filo e ferro da stiro, per trasformare le maglie false, comprate in un mercato malfamato della megalopoli, in divise ufficiali da utilizzare nel quarto di finale di una Coppa del Mondo. La dolce arte dell’improvvisazione contrappone maglie stilisticamente perfette ad altre visivamente imperfette. Questo non placherà la furia argentina ed il talento ultraterreno di Maradona.
Vittoria
La storia che si sviluppa da qui in poi la conoscete tutti. Diego Armando Maradona trascinerà la sua nazionale al successo contro gli inglesi. La celebre ‘mano de Dios’, il gol del secolo, la redenzione di una nazione, tutto in unica partita. Le magliette contraffatte saranno solo il particolare di una storia universale. ‘Quiero llorar, Dios santo, viva el fútbol’ recitava il telecronista Morales, in trance agonistica. L’Argentina si laureerà campione del mondo; in finale, proprio allo stadio Azteca, batterà la Germania Ovest.
Campeggiano simbolicamente le parole estatiche di Morales che definiva il momentaneo 2 a 0 contro l’Inghilterra «la giocata di tutti i tempi» e sentenziava l’immortalità del gesto tecnico del ‘pibe de oro’: «Grazie Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo… Argentina dos, Inglaterra zero». La storia che si consacra e diviene leggenda, con delle maglie false, con la rivalsa sentimentale che sopprime il dolore e accelera l’emozione sotto forma di lacrime, per aver visto giocare un ragazzo che, in quel pomeriggio di quarant’anni fa, vestiva i panni di una divinità, dismettendo quelli da essere umano. «Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos».
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