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Mondiale 2026 – L’Argentina 40 anni dopo, batte nuovamente l’Inghilterra e raggiunge la Spagna in finale
L’Argentina completa un’altra rimonta e approda alla finale del Mondiale 2026: la Spagna attende i campioni in carica
Partiamo dalla fine. Dalle lacrime del ‘Toro’ Martinez, dall’esultanza rabbiosa e consapevole di Lionel Messi. Dalle scene di visibilio del popolo argentino assiepato allo stadio di Atlanta, dalla Storia che si ripete ciclicamente. E allora ripenseremo a quei distinti professori e maestri che ce lo hanno spesso ribadito, elevando il concetto in un mantra.
Quarant’anni dopo, l’Argentina batte l’Inghilterra al Mondiale con lo stesso risultato (2-1), senza Diego Armando Maradona, senza il gol del secolo, senza la ‘mano de dios’. Non è l’Azteca con 114.000 spettatori, ma il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta.
La vigilia è carica di sentimenti avversi: i rancori del passato squarciano il presente. La questione atavica del territorio delle Malvinas/Isole Falkland, rappresenta il fervore patriottico che serpeggia e si insinua nel discorso sportivo. Il coro più cantato dai tifosi argentini e anche dalla squadra in seguito alla vittoria con la Svizzera che li avrebbe proiettati alla sfida di ieri, «¡Por las Malvinas, por el Diego, por la última de Leo», contiene un universo di significati. Politica, storia, sport. Trasuda appartenenza per un popolo, quello argentino, che senza timore di smentita o pura retorica, vive il calcio come nessun’altra nazione al mondo.
Gli inglesi rispondono con l’assordante Hey Jude, celebre brano dei Beatles, dedicato a Jude Bellingham, faro tecnico e leader assoluto di questa Inghilterra.
La contesa territoriale è una questione sentita e mai abbandonata: basti ricordare la celebre semifinale del Mondiale 1986. Passano 120 secondi e Bellingham subisce il primo di una lunga serie di falli e scorrettezze, al limite del concedibile. Qualche minuto dopo è Anderson che subisce una brutta entrata di Enzo Fernandez. Il centrocampista del Chelsea prende tutto quello che può: caviglie e corpo dell’avversario, senza tralasciare il pugno chiuso all’altezza del volto del suo avversario. Si accende qui la prima mischia: Bellingham e Messi non se le mandano a dire. Fernandez uscirà incredibilmente sprovvisto dal cartellino giallo che avrebbe meritato. L’Argentina provoca e colpisce, spinge e scalcia. L’Inghilterra pazienta e restituisce, come può, i colpi, senza trascendere nel grottesco.
È esercizio complicato fare una cronistoria della prima frazione di gioco. L’unica occasione rilevata è la conclusione dai 25 metri di Enzo Fernandez, che spaventa Pickford e si infrange contro i pali che sorreggono la porta. Le continue tattiche provocatorie elargite dagli argentini esaltano il pubblico, ma non svolgono l’effetto sperato. Paredes, Simeone e Fernandez tentano in tutti i modi di trasformare il campo in un’arena, senza gladiatori. L’arbitro marocchino-statunitense Ismail Elfath, chiude un occhio in troppe situazioni.
Mondiale 2026 – Cronaca di una sconfitta annunciata
L’Argentina parte forte nella seconda frazione: doppia occasione per Julian Alvarez, entrambe respinte da Pickford. Poi la partita si sblocca, complice il disastro difensivo argentino dei due esterni di reparto. Errore di Tagliafico che con un’acrobazia disinnesca un lancio inglese, ma lascia la palla nel vuoto su cui si avventa Rice, il quale scarica a Rogers. Il trequartista dell’Aston Villa si assume il ruolo da protagonista, disegnando una traiettoria deliziosa dall’esterno al centro dell’area piccola, dove sbuca Gordon che brucia il suo marcatore, Molina, e deposita in rete da pochi passi. Vantaggio dei tre leoni e tripudio inglese sulle tribune di Atlanta.
Qui cambia la partita, inspiegabilmente in favore dell’Albiceleste e contro ogni pronostico. L’Inghilterra si rinchiude nella propria metà campo, rinunciando allo spartito offensivo e rinnegando il suo piano gara. Se ne lamenta Bellingham, si infuria Pickford autore di due grandi interventi, mentre Kane fa densità all’interno della propria area di rigore. Ciò che accade dal minuto 55′ in poi, rappresenta una delle leggi non scritte del calcio moderno. Chi attacca è favorito.
L’Argentina assedia la difesa inglese, racchiusa nei suoi undici all’interno della stretta area di rigore. Eppure, nonostante anche gli spifferi facciano fatica a farsi largo, il talento e la volontà dell’Albiceleste riescono a demolire il fortino progettato da Thomas Tuchel. Prima le prove generali. Messi imposta con il mirino e trova la testata di Nico Gonzalez: Pickford interviene sulla linea di porta con una grande parata, scendendo rapidamente a terra. Poi è il turno di De Paul che crossa sempre dal lato destro e trova McAllister: il colpo di testa si infrange sul palo. Le altre due occasioni per l’Argentina non scuotono l’Inghilterra ed il suo commissario tecnico. È paradossale che il campionato (Premier League inglese) che più di tutti si basa su forza fisica, atletismo e resistenza, rinunci a giocare a ridosso della metà della gara, dopo aver trovato il vantaggio.
Non solo: le sostituzioni di Tuchel sono incomprensibili e rappresentano il punto di svolta del Mondiale 2026: al minuto 82′ entrano O’Reilly e Burn. Un terzino e un roccioso difensore centrale. Tuchel sceglie di giocarsi i restanti minuti, inasprendo la densità difensiva. Senza pensare ad un possibile ribaltone o ai supplementari che sarebbero potuti esseri plausibili, snatura tatticamente e ideologicamente la sua creatura. Tre minuti più tardi, Enzo Fernandez, innescato da Messi, pareggerà i conti, con un destro dal limite dell’area. Pickford non vede partire la palla per le troppe maglie di fronte alla sua visuale, e quando si tuffa è troppo tardi. Bellingham si stende a terra e guarda sconsolato quello che sembra il terreno di gioco, ma in realtà è il nulla.
L’Inghilterra arranca ed è impaurita, l’Argentina è arrembante. Lo stadio di Atlanta sibila, pulsa. Lionel Messi, aggrappandosi a quel talento che non ha più bisogno di ricami e complimenti, ma di ringraziamenti, punta due avversari e crea lo spazio per il cross. La palla di destro è tesa, tagliata, forte: è speciale. Lautaro Martinez perso completamente dalla disorientata difesa inglese batte nuovamente Pickford e sigla il sorpasso argentino. Il pandemonio generato dall’esultanza fa da contraltare alla disperazione inglese. Tuchel al 96esimo inserisce due attaccanti per provare a recuperare la partita. Niente da fare: l’Argentina batte l’Inghilterra quarant’anni dopo l’ultima sfida e l’ultima volta e accede alla finale del Mondiale 2026.
La cronaca di una sconfitta annunciata non riguarda né la Storia, né le avversità. Il presente non si aggrappa alla tradizione, ma alle abilità. Ma questo discorso potrebbe anche rovesciarsi. L’Inghilterra ha perso l’ennesima occasione, mentre l’Argentina ha continuato nel solco del suo passato.
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