CalcioMondiali di calcio FIFA 2026
Mondiale 2026: il nodo Iran
Gli attacchi nei confronti dell’Iran creano incertezze sul futuro mondiale che la nazionale persiana si era conquistata sul campo. Il presidente della federazione iraniana Mehdi Taj: «è molto difficile guardare al Mondiale con ottimismo»
Quando le bombe esplodono e i missili sibilano nei cieli cittadini e sopra i mari, il calcio dovrebbe necessariamente farsi da parte. Eppure, nonostante le vite spezzate e le persone in pericolo, ostaggio di una guerra che non accenna ad abbandonare le sue virtù, il calcio diventa uno dei padroni della scena. Il contenzioso, inevitabilmente, riguarda il prossimo Mondiale 2026, quello che dovrebbe partire tra pochi mesi: nello specifico la tensione quasi cinquantennale, tra Iran e Stati Uniti d’America.
L’aggressione degli U.S.A. e di Israele ha scatenato la risposta iraniana, riaccendendo un conflitto che in Medio Oriente non si era realmente mai sopito. L’Iran sta valutando se partecipare o meno al Mondiale in programma questa estate, dopo aver temporaneamente sospeso le attività calcistiche.
Ne ha parlato il presidente della federazione iraniana, Mehdi Taj, esprimendosi dubbiosamente a riguardo, affermando tuttavia di non aver ancora preso una decisione perentoria. «Non è possibile stabilirlo con precisione, ma ci sarà sicuramente una risposta. I massimi dirigenti sportivi analizzeranno la situazione e decideranno come procedere. Alla luce della brutalità di questo attacco, è molto difficile guardare al Mondiale con ottimismo».
Mondiale 2026: il percorso dell’Iran ed il possibile scontro con gli U.s.a.
Le coincidenze non mancano: il girone dell’Iran prevede gli scontri con la Nuova Zelanda (a Los Angeles), con il Belgio (a Los Angeles) e con l’Egitto (a Seattle). Qualora la nazionale persiana dovesse qualificarsi come seconda nel proprio girone, e gli U.s.a. facessero lo stesso risultato nel rispettivo girone, le due nazionali si giocherebbero la qualificazione una contro l’altra a Dallas. Ad oggi è uno scenario che crea scompiglio e incertezze.
Se l’Iran non prenderà parte al Mondiale che inizierà tra 98 giorni, sarà la FIFA a decidere l’eventuale sostituto. L’articolo 6 del regolamento deposita all’ente l’ ‘esclusiva discrezione’ per le decisioni, compresa la sostituzione con qualsiasi altra nazionale. Con ogni probabilità la nazionale scelta apparterrà al continente asiatico: circolano già insistenti voci su Iraq ed Emirati Arabi Uniti. L’Iran fu escluso dal Mondiale del 2006 per interferenze governative; accadde anche al Sudafrica negli anni ’60 e ’70 per apartheid. Nel 1950 la Fifa riempì i vuoti lasciati in essere da Scozia e Turchia, a propria discrezione.
La situazione attuale impone di sperare che il conflitto non si aggravi. Il Mondiale 2026 ha attirato su di sé critiche veementi: è vetrina e veicolo di attenzioni che nulla hanno a che fare con lo sport. Qualcuno ci ricama sopra, mentre altri annaspano in cerca della sopravvivenza. Questo messaggio è deleterio: divide, anziché unire, culture e popolazioni, anche se oggi questo modus operandi non fa più notizia.
Fonte: RaiNews.it
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