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Bimota, dai condizionatori al Motomondiale

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Nata a Rimini nel 1966, la Bimota prende il nome dalle iniziali dei suoi tre soci fondatori, Valerio Bianchi, Giuseppe Morri e Massimo Tamburini. In oltre cinquant’anni di storia, ha vissuto momenti di grande splendore alternati a periodi di crisi, scrivendo importanti pagine di motociclismo italiano; tuttavia, Bimota non nasce come casa motociclistica. Infatti, nei suoi primi anni, l’azienda opera nel settore degli impianti di condizionamento e riscaldamento: sarà la passione di uno dei fondatori a cambiare la storia della casa riminese. 

La svolta

Nel 1971, Massimo Tamburini, guidato da una forte passione e grandi conoscenze tecniche, realizza la sua prima motocicletta “special”, modificando una MV Agusta 600 Turismo; la rivisitazione di Tamburini migliora nettamente le prestazioni della moto, che arrivano a superare addirittura quelle della contemporanea MV Agusta 750 Sport. Immediatamente, il lavoro del riminese suscita un certo interesse nel mondo del motociclismo; genera invece reazioni contrastanti negli altri due soci: mentre Giuseppe Morri asseconda l’idea di Tamburini, è di altro avviso Valerio Bianchi, che lascia l’azienda nel 1972. 

Nel 1975, Bimota produce e mette in commercio in piccola serie alcune repliche di una “special” ideata da Tamburini sulla base di una Honda CB 750 Four. È il primo modello stradale Bimota, l’HB1, di cui vengono prodotti 10 esemplari; in realtà, si tratta di un kit di assemblaggio, regolarmente omologato e messo in vendita, costituito da telaio, forcella e forcellone, e altre componenti da applicare sulla moto. Qualche anno dopo, cominceranno a mettere in vendita moto già assemblate. 

In poco tempo, Bimota attira le attenzioni di team ufficiali che gareggiano nel Motomondiale, e comincia quindi a produrre telai per moto da corsa.

I successi nel Motomondiale e in SuperBike

L’attività agonistica della casa riminese vede la sua partecipazione nelle classi 250 e 350 del Motomondiale; in particolare, i successi più importanti arriveranno nella classe 350. L’esordio avviene nel 1974 con una Bimota motorizzata Yamaha, la YB1. Le prime gioie arrivano nella stagione successiva, quando Otello Buscherini trionfa nel Gran Premio della Cecoslovacchia. Il massimo splendore viene raggiunto però nel 1980: il sudafricano Jon Ekerold, in sella a una Bimota YB3, anch’essa dotata di propulsore Yamaha, vince tre gare e si laurea campione del mondo di categoria; non solo: piazzando tre piloti nelle prime dieci posizioni, la casa riminese si aggiudica anche il titolo costruttori. Bimota continua a correre nel Motomondiale per altri due anni, fino al 1982, senza vincere altri titoli ma ottenendo risultati di tutto rispetto. Tornerà, anche se per poco, nel 2010, anno in cui il Motomondiale vede un cambiamento radicale, con la trasformazione della classe 250 in Moto2. Bimota affida a tre diverse squadre una moto assemblata appositamente per questa categoria, la HB4, motorizzata Honda. In particolare, il thailandese Ratthapark Wilairot conquista 30 punti in sella alla HB4, sfiorando il podio nel Gran Premio d’Olanda. Dopo un anno di pausa, Bimota torna in pista nel 2012 con il team SAG, ma non ottiene alcun punto nel corso della stagione.

Per quanto riguarda il mondiale Superbike, Bimota fa la sua prima apparizione nel 1988, anno di nascita del campionato; scende in pista con la YB4 E.I., motorizzata Yamaha, evoluzione della YB4 R, che un anno prima aveva trionfato nel Campionato mondiale Formula TT nelle mani di Virginio Ferrari. L’anno d’esordio è decisamente positivo: Bimota vince in totale 7 Gran Premi, e sfiora il titolo sia nel campionato costruttori che in quello piloti, con Davide Tardozzi che rimane in corsa fino all’ultima gara. Nell’anno successivo esce dalla lotta per il titolo, ma conquista comunque tre vittorie con Giancarlo Falappa; tra il 1990 e il 1991 invece, oltre a saltare diversi Gran Premi, racimola pochi punti, prima di ritirarsi temporaneamente dal campionato. Fa un’altra breve apparizione nel 2000, schierando una Bimota-Suzuki, la SB8K; i risultati ottenuti sono nel complesso deludenti, anche se un exploit del pilota neozelandese Anthony Gobert nel Gran Premio d’Australia regala alla casa riminese un’inattesa vittoria. L’ultima partecipazione al mondiale Superbike risale al 2014, quando Bimota schiera la BB3, motorizzata BMW; il mezzo dimostra una discreta prestazionalità, consentendo ai piloti di ottenere punti regolarmente. Tuttavia, Bimota non riesce a produrre entro il tempo limite concesso dall’organizzatore il numero di motociclette di serie sufficienti per poter prendere punti nel mondiale; per questo, i suoi risultati non vengono omologati.

Giancarlo Falappa in sella alla YB4 E.I. nel 1989 (source: worldsbk.com)
Giancarlo Falappa in sella alla YB4 E.I. nel 1989 (source: worldsbk.com)

Crisi e rinascita

Oltre ad anni di grande splendore, Bimota vive anche momenti molto difficili. Questo anche per i numerosi avvicendamenti che hanno frequentemente interessato i vertici della società: Tamburini passa in Ducati nel 1983, in seguito a un litigio con Borri; quest’ultimo lascia a sua volta nel 1993. A Tamburini, succedono prima Federico Martini e poi Pierluigi Marconi: in particolare, quest’ultimo progetta la moto più iconica della storia della Bimota, la Tesi. Chiamata così perché oggetto della tesi di laurea proprio dell’ingegner Marconi, la Tesi propone una sospensione anteriore tutt’altro che convenzionale: la classica forcella viene sostituita da un forcellone che causa un azionamento indiretto dello sterzo, offrendo vantaggi di stabilità in frenata non indifferenti. La prima versione della Tesi che viene commercializzata è la 1D del 1990, motorizzata Ducati. Qualche anno dopo, Bimota progetta anche la 500-V2, prima moto con motore realizzato internamente all’azienda; nonostante il traguardo storico così raggiunto dalla casa riminese, lo sviluppo del motore porta diverse problematiche, che costringono Bimota a chiudere i battenti nel 2001 per mancanza di fondi. Due anni dopo, l’attività viene riavviata dal milanese Roberto Comini; uno dei traguardi più importanti raggiunti da Bimota in questa sua seconda vita è la produzione della DB5, motorizzata Ducati e progettata da Sergio Robbiano, insignita nel 2004 del prestigioso premio “Motorcycle Design Award”, rilasciato dalla “Motorcycle Design Association”.

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