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F1 | GP del Qatar 2023, la gara più estrema per i piloti

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Verstappen e Piastri sdraiati nella cool down room in QatarIl Gran Premio del Qatar 2023 di Formula 1 è stato durissimo per tutti, soprattutto per i piloti, che sono stati protagonisti di una gara con pochi pari nella storia in termini di sforzo fisico richiesto. In Medio Oriente la competizione è stata infatti più faticosa di quella che si è soliti vedere in Singapore, finora universalmente conosciuta come la gara più difficile.

Abbiamo infatti visto piloti come Logan Sargeant ritirarsi per via della disidratazione sopraggiunta al 43° giro della corsa, altri come Lance Stroll barcollare, con le poche forze rimaste, verso la prima ambulanza disponibile una volta arrivato al parco chiuso. Al quindicesimo giro, Esteban Ocon ha addirittura vomitato nel casco, mentre Alex Albon, una volta in pit lane, ha faticato ad uscire dall’abitacolo. Nella cool down room prima del podio, Max Verstappen è rimasto per qualche decina di secondi seduto a terra prima di prendere posto sugli sgabelli riservati ai tre meglio piazzati, mentre Oscar Piastri è stato sdraiato per tutto il tempo prima della chiamata di rito per le celebrazioni.

Perchè i piloti erano sfiniti dopo il GP del Qatar?

Subito viene da chiedersi come mai i piloti fossero stremati al termine della corsa. Il caldo, circa 32 gradi e l’alta umidità (intorno all’80%), sono stati i principali ingredienti per questa gara al limite, così come la sicurezza stessa dei piloti, che è finita per essere un’arma a doppio taglio. Pirelli e la FIA, infatti, dopo la sprint race del sabato hanno deciso di rendere obbligatori tre pit stop, al fine di evitare di portare al limite gli pneumatici italiani, che hanno accusato i nuovi cordoli del circuito di Losail. Questa decisione, volta ad evitare lacerazioni ed esplosioni delle coperture, ha permesso di adottare strategie aggressive, mettendo così i piloti nelle condizioni di spingere a tutta per l’intera durata della gara. Il circuito qatariota non è un tracciato cittadino come il Singapore Street Circuit e ha diverse curve veloci. Tutto questo ha messo sotto stress il corpo dei piloti, portandolo quasi a un punto di non ritorno.

Una gara per quelli che «la F1 contemporanea non sia faticosa»

Il GP del Qatar ha dato però una risposta a due categorie di spettatori della Formula 1. I primi sono i perenni critici che, da anni, dicono che queste vetture le può guidare chiunque, con i piloti che non versano una goccia di sudore per portare a termine una gara. I voyeur da divano degli sforzi estremi altrui, i nostalgici del celebre svenimento di Nigel Mansell a Dallas nel 1984 e delle urla di dolore in radio di Ayrton Senna a Interlagos nel 1991 sono stati accontentati. Spesso, guardando bene sui social e sugli articoli online, sono anche gli stessi che si indignano per il Gran Premio corso in Qatar. Segno che è difficile raggiungere un compromesso che accontenti anche sé stessi.

La risposta alla richiesta di avere gare con ritmi più elevati

Sono oltre dieci anni che, a varie riprese, ci si lamenta che i ritmi delle corse sono troppo blandi e per il fatto che non sia più il tempo dei giri da qualifica. Abbiamo avuto una risposta. È evidente che, con queste vetture e con certi circuiti, questo non è sostenibile. La F1, nonostante quello che si dica, ha raggiunto dei livelli di competitività e velocità mai visti prima. Se i piloti sudano meno di quelli di quarant’anni fa, la motivazione non è solo che le auto sono più semplici da essere portate al limite. È aumentata, e di molto, anche la preparazione dei piloti stessi, veri propri atleti all’interno delle loro macchine e non passeggeri delle stesse. Nonostante ciò, nell’ultimo GP del Qatar il limite umano dello sforzo fisico è stato superato da quasi tutti i diciannove piloti (diciotto, se togliamo Lewis Hamilton, fuori alla prima curva) che hanno corso. Quello che abbiamo visto ha superato la linea dell’accettabile. Non si può chiedere a venti persone di perdere i sensi per il nostro divertimento, con buona pace dei feticisti dell’estremo a tutti i costi.

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