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Chiacchiere da Bar…bieri – F1, ora la credibilità dipende dal budget cap

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Nelle ultime settimane la Federazione Internazionale dell’Automobile è il bersaglio preferito di chiunque e per qualsiasi motivo. Non mi stupirebbe se, per strada durante un giorno di pioggia, cominciassi a sentire qualcuno imprecare con un bel “piove, FIA ladra!”. Tanto ormai, responsabilità più responsabilità meno, pare che tutti i mali del mondo dipendano dall’autorità automobilistica con sede a Parigi.

Di tutti i fronti aperti “contro” la Federazione, oggi vorrei concentrarmi su uno solo di questi: la gestione delle infrazioni al regolamento finanziario della Formula 1, anche conosciuto come budget cap (tetto di spesa, non “cup”, che sarebbe tipo “coppa della spesa”). Da pochi minuti sono stati ufficializzati gli esiti della verifica del rispetto del regolamento per la stagione 2021. Anticipo che non mi soffermerò sulle irregolarità ravvisate dalla Federazione e commesse dalla Red Bull e dall’Aston Martin. Per la cronaca, al team austriaco sono state notificate infrazioni procedurali e uno sforamento minore del tetto di spesa, mentre per l’Aston Martin sono state accertate solo infrazioni procedurali. Sulle sanzioni, la FIA si deve ancora esprimere.

Prima di addentrarmi nel merito della questione, vorrei precisare che tale materia è alquanto complicata, così come sono complesse le operazioni di accertamento della condotta tenuta dalle scuderie. Se fossimo dentro un videogioco, sarebbe tutto facile: l’autorità saprebbe in tempo reale quanto stiamo spendendo e per quale motivo e le trasgressioni verrebbero notificate in tempi lampo. Nella vita di tutti i giorni non è così. La FIA deve ricevere dai team le note spese e altri documenti, entro delle rigide scadenze periodiche, e poi analizzare voce per voce tutto quanto, al netto delle varie esclusioni. Ricordo infatti che il budget cap (il cui regolamento può essere visionato qui) non si applica a tutte le uscite economiche delle squadre, ma solo ad alcune. Sono infatti esclusi gli stipendi ai piloti e ai tre lavoratori più pagati, le spese di viaggi del personale e i relativi pernottamenti e di marketing (gestione della comunicazione, hospitality e via dicendo), oltre alle tasse, le multe, le spese per l’iscrizione al campionato, i costi per la gestione delle risorse umane e dei comparti finanziari delle scuderie. Oltre a questo c’è da considerare che per il momento lo sviluppo delle power unit non è toccato dai limiti di spesa, così come eventuali altri progetti. Ad esempio, se un ingegnere della GES Ferrari dovesse lavorare temporaneamente con il reparto Competizioni GT per il progetto hypercar, il tempo di questa risorsa non deve rientrare nel computo totale delle spese in carico al progetto Formula 1.

Non è affatto semplice, probabilmente si tratta di un regolamento ancora più complesso di quello tecnico previsto per le monoposto in gara. Nel regolamento approvato dalla FIA, dalla Formula 1 e dai team, sono previsti degli scaglioni di gravità, a seconda dell’ammontare dello sforamento di cui è ritenuta colpevole la scuderia in questione. Oltre a questo, le irregolarità possono essere anche procedurali, ovvero, ad esempio, ritardi nell’invio della documentazione richiesta, mancata risposta a chiarimenti, invio di documentazione incompleta, mancata informazione e formazione del personale “rispetto ai modi in cui le loro aree di responsabilità possono influire su quelle del team di F1”, cito testualmente.

Parlando degli sforamenti rispetto al tetto di spesa, le irregolarità non sono tutte uguali. Uno sforamento entro il 5% del budget cap è considerato un’infrazione minore, mentre un surplus di uscite oltre il 5% del tetto, che per il 2021 era di 145 milioni di dollari, è considerato un’infrazione maggiore. Oltre a ciò, sono identificati elementi aggravanti, come il dolo, o attenuanti, come la condotta in buona fede o non precisate cause di forza maggiore.

Ora, come per tutte le regole, esistono delle sanzioni per chi va ad infrangerle. Possono essere una o più di queste e l’elenco include: multe, reprimende, sottrazione di punti nel campionato piloti o costruttori del periodo preso in esame, la sospensione per una o più gare, la limitazione dei test aerodinamici o di altri test, la riduzione del budget cap per l’anno successivo a quello dell’infrazione.

Dopo questa doverosa introduzione, è il momento di fare alcune considerazioni. È sensato approvare e applicare un regolamento che non prevede una tabella codificata e predeterminata di sanzioni? No, perchè non consente ai team di sapere in anticipo cosa succederebbe in caso di infrazioni proprie o altrui. Anche gli spettatori, da parte loro, hanno così difficoltà a capire la competizione e il suo andamento.

È sensato che ci siano degli scaglioni di gravità delle sanzioni, quando ad esempio, nel regolamento tecnico, un’infrazione di un millimetro o di dieci millimetri di differenza rispetto alla regola è sanzionata in egual modo? , perché, sempre per fare un esempio, un’auto con un’ala posteriore più larga di sette millimetri è irregolare, a prescindere dal fatto che il team tragga più o meno vantaggio da questa soluzione. Un surplus di spesa di 1 milione di dollari consente invece vantaggi di performance minori rispetto ad uno sforamento di 10 milioni. 

Se, a detta del Team Principal Mattia Binotto, 4 milioni equivalgono al costo degli sviluppi per un’intera stagione, perché i team hanno acconsentito al fatto che questa somma rientrasse nelle irregolarità minori? Questa è una bella domanda al quale fatico a darmi una risposta. Probabilmente la gioventù del regolamento e la portata di tale innovazione fa sì che le varie implicazioni vengano scoperte giorno dopo giorno. Inoltre, sforare di 4 milioni, sempre a titolo di esempio, considerando l’inesperienza delle scuderie nella gestione di questo nuovo regolamento, probabilmente era vista come una cosa probabile, almeno per i primi anni. Binotto stesso ha dichiarato che Ferrari ha conservato del margine rispetto al tetto massimo, onde evitare sforamenti imprevisti e incontrollati. Quindi i team non volevano evidentemente fregarsi con le loro stesse mani per un’infrazione che ritenevano in principio “fisiologica”, data dalla poca dimestichezza con questo nuovo modo di lavorare.

Detto ciò, prima di puntare il dito contro la FIA ci sono da considerare molti aspetti. Data la portata dell’innovazione adottata dalla Formula 1 e dalla Federazione, è giusto lasciare a tutti un periodo di adattamento a questa nuova epoca dello sport. È anche vero che, sia l’ente di Place de la Concorde, sia la F1, si giocano una grossa fetta di credibilità su questo tema. Il budget cap è stato voluto fortemente, anche andando contro le scuderie, per equilibrare le prestazioni in questo sport. Se questo regolamento, a lungo andare, venisse delegittimato e i team non dovessero essere duramente sanzionate, c’è il rischio di infrazioni “tattiche” volte ad aumentare la competitività del proprio progetto. Un po’ come fa il difensore in una partita di calcio, quando tira la maglia all’attaccante che sta iniziando un contropiede molto pericoloso: si gioca un jolly, si becca il cartellino giallo, che è sempre meglio che prendere goal. Ricordiamo anche che, nel 2009, proprio la volontà di introdurre il budget cap da parte di Max Mosley, allora presidente della FIA, fu la ragione dietro la guerra tra la federazione e la FOTA, che rischiò di mettere una pietra tombale sulla Formula 1 di allora.

Vero è che gli attori e i tempi sono cambiati, ma se il budget cap è una questione di principio, come confermato anche all’interno del regolamento stesso, svilirlo non dandogli il peso che merita sarebbe come accettare che una scuderia corra con una vettura palesemente irregolare. A quel punto, l’irregolarità non sarebbe solo di quella vettura, ma dell’intero sistema Formula 1, che non sarebbe più uno sport ma diventerebbe un vero e proprio circo, con pochissima rilevanza sportiva, al soldo del puro e semplice intrattenimento.

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