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La partita della redenzione di Alberto Conti

Una stagione fatta di più bassi che alti, fino a Gara 4: nella partita più importante della stagione, Conti è stato Top Scorer ed MVP dei biancoblù.

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Alberto Conti
Alberto Conti in Fortitudo - Trapani (©Valentino Orsini - Fortitudo Flats Service Bologna)

Minuto 38:06 di Gara 4, 55 a 57 nella Finale Playoff tra Fortitudo e Trapani, PalaDozza. Una partita passata ad inseguire, l’ennesima porzione della sfida in cui agli Shark sembra entrare di tutto, anche i canestri più improbabili e senza ritmo. Ma la Effe è lì, resta aggrappata, resiste e non molla un centimetro. In quel momento, nell’istante più complicato, quando il pallone pesa come un mattone, arriva il taglio dal lato debole: Alberto Conti pareggia. Il palazzetto di Piazza Azzarita esplode, è parità. Poco importa se si riveleranno poi gli ultimi due minuti scarsi della stagione: il canestro del numero 5 ha donato speranza, ancora per un pò, al popolo biancoblù.

Questo canestro di Conti e la sua prestazione potrebbero sembrare, ad un occhio inesperto, una vicenda senza grossi colpi di scena. Eppure nascondono una stagione emozionante, ricca di insuccessi, di errori, di urla e rimproveri dalla panchina. Di braccia alzate dagli spalti, di critiche della cabina di regia di uno studio radiofonico o televisivo. Da potenziale esubero, a sesto uomo decisivo, fino a titolare e anzi, miglior marcatore nella serata più importante della stagione della Fortitudo Flats Service Bologna. Una storia di redenzione, da raccontare e da non dimenticare.

L’avvio di stagione complicato

Non è certamente una novità che la stagione di Conti è stata, senza ombra di dubbio, altalenante. Un inizio difficile, a tratti estremamente complicato, in cui apparivano evidenti le lacune di un giocatore che stava trovando difficoltà ad esprimersi al meglio delle sue condizioni, in una categoria dove non aveva ancora calcato il parquet. Dopo il premio di MVP italiano della Serie B, molti tifosi a inizio anno si aspettavano un avvio differente. Magari non da protagonista, ma quanto meno da comprimario eccellente. A prendersi la scena, specialmente ad ottobre, furono però i titolarissimi, che trovarono un’alchimia a cui Coach Caja non poteva assolutamente rinunciare. Il tempo così scorreva, come le partite. Aumentava il minutaggio concesso ai fedelissimi 5, e diminuiva quello per le seconde linee.

E con pochi minuti a disposizione e la necessità di dimostrare di essere all’altezza, diventava sempre più complicato gestire la pressione. Il numero 5 biancoblù, con pochissimi punti a referto e mai a segno prima di novembre, perse rapidamente e sempre più spazio. Al punto che, in alcuni impegni della Stagione Regolare, venne addirittura lasciato a casa o in tribuna. Le mancate convocazioni apparivano come una bocciatura, a cui sembrava difficile, se non impossibile, porre rimedio.

Finalmente spazio

Avvicinandosi al termine della Stagione Regolare, Coach Caja percepì la stanchezza dei suoi. Complici gli infortuni di Aradori e Fantinelli, Conti trovò finalmente spazio. Partita dopo partita, cominciò a segnare, trovando anche exploit da protagonista come la sfida del PalaDozza contro Milano. Con una prova di forza e determinazione forse per troppi inaspettata, Conti si guadagnò la riconferma in maglia biancoblù, in un periodo in cui a dominare i giornali erano i rumors di mercato: 6.6 punti, 2.1 rimbalzi e 0.8 assist di media nella Stagione Regolare le sue statistiche. In crescita esponenziale rispetto ad inizio stagione.

L’inizio dei Playoff

Eppure, all’inizio dei Playoff, in pochi continuavano a credere potesse diventare davvero un protagonista. Forse, principalmente per il ruolo, già coperto da Aradori e Ogden, che era certamente proibito scavalcare. Proprio quest’ultimo termine, è però errato: il numero 5 biancoblù non ha mai voluto “superare” o rubare il posto ai compagni. Bensì, ha sempre dimostrato di tenere principalmente al risultato del gruppo, piuttosto che a quello individuale. Caratteristiche che anche Caja ha notato, concedendogli sempre più minuti. Fino ad arrivare alle Finali. L’infortunio dopo pochi minuti dall’inizio di Gara 1 di Aradori costrinse il tecnico a effettuare un cambio, da lì in avanti.

Tendine d’Achille, riferirono poi i medici: il numero 4 non sarebbe sceso in campo per tutta la Finale. Quindi, Conti in quintetto: poche aspettative, e forse troppi pregiudizi. A Trapani cominciarono a preparare la Festa Promozione subito dopo i 39 punti di Notae: “non c’è storia, senza il loro Miglior Scorer non vanno lontano“, sembrava esclamare a gran voce il PalaShark.

Il momento della verità

Dopo le prime due partite della Finale, l’esito sembrava scontato. Senza Aradori, e con Ogden infortunatosi alla mano, la strada sembrava in salita ripida. Al PalaDozza però, la musica cambia. Bolpin trascina la Effe ad una clamorosa vittoria, e ancora una volta Conti fa la sua parte, lottando a rimbalzo e sui palloni sporchi. Concedendo ai compagni extra-possessi, rendendosi sempre più decisivo e determinante. Gara 4, poi, la redenzione e definitiva consacrazione: Conti chiude con 20 punti, con un 5 su 7 da due e 2 su 4 da tre.

Medie e percentuali altissime, a cui aggiunge anche un rimbalzo ed un assist. Resta in campo per 33 minuti, è il giocatore con più minutaggio di tutta la squadra dopo Freeman. La Effe perde la partita, ma tra triple decisive, canestri impossibili e tagli fondamentali, Conti si è rivelato il giocatore maggiormente decisivo e fondamentale per i biancoblù. Nel momento più difficile, nella partita più complicata, contro l’avversario più forte. Oltre i dubbi, la paura di sbagliare. Senza smettere mai di crederci, continuando ad impegnarsi e a lottare. Con coraggio, grinta e inevitabile talento, Conti è tornato ad essere protagonista. Ottenendo, così, la sua redenzione.

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