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Amarcord – Bologna-Casalecchio 5-1 e la Coppa Italia 1926/27

La folle storia della Coppa Italia 1926/27, interrotta e mai ultimata, nel cui perimetro venne disputato il derby più unico che raro in una competizione ufficiale Bologna-Casalecchio, vinto 5-1 dai rossoblù

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Amarcord - Bologna-Casalecchio 5-1
Amarcord - Bologna-Casalecchio 5-1

Se ci si sofferma sui precedenti storici del Bologna, all’interno del capitolo “stracittadine”, si nota che tra questi c’è anche un Bologna-Casalecchio, valevole per la Coppa Italia della stagione 1926/27. Una partita a dir poco particolare e unica anche per il contesto in cui avvenne, in una competizione ufficiale a livello nazionale, che però non venne mai terminata.

Una gara, per altro, in cui le fonti si smentiscono l’un l’altra. Ma partiamo dalla Coppa Italia 1926/27, perché di questa c’è senza dubbio di cui raccontare. Tra l’altro, quello fu un anno davvero assurdo, con uno Scudetto mai assegnato e una Coppa Italia mai portata a termine.

La formula della Coppa Italia 1926/27

Il Direttorio Federale approvò il regolamento circa a metà settembre 1926, permettendo l’iscrizione di qualunque squadra, purché avesse un campo a norma. Le partite sarebbero state a eliminazione diretta, in campo sorteggiato. Si sarebbe giocato nei giorni festivi non cadenti di domenica, e nelle pause del campionato. Le formazioni sarebbero state divise in gruppi in base a criteri geografici.

  • Gruppo A: Piemonte, Liguria e Lombardia;
  • Gruppo B: Veneto, Venezia Giulia, Venezia Tridentina, Emilia-Romagna;
  • Gruppo C: Toscana, Marche, Umbria, Sardegna, Lazio, Zara;
  • Gruppo D: Abruzzi, Puglie;
  • Gruppo E: Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia.

Ma le cose andarono male fin da subito. Nel giro di un mese, la FIGC cambiò la formula, per via delle poche adesioni dalle regioni del sud. I gironi D ed E, venivano accorpati al C. L’inizio della manifestazione, però, era formalizzato all’11 novembre 1926. Festivo, in quando compleanno di Vittorio Emanuele III.

Nei primi giorni di novembre, però, arrivò un nuovo cambio. La suddivisione in tre gironi sarebbe valsa solo per un ipotetico primo turno. Il gruppo C non avrebbe visto inizialmente nessuna gara in questo turno. I Gironi A e B sarebbero stati fusi, e sarebbero state sorteggiate 16 squadre che sarebbero passate a un ipotetico secondo turno. Le altre, avrebbero iniziato dal primo turno. Così avvenne per il Bologna FC 1909, che partì dal primo turno.

Il secondo turno, sarebbe stato un trentaduesimo di finale, e da lì in avanti i criteri geografici non sarebbero più stati validi.

Forfait e calendario intasato

Una formazione dilettantistica, di base, avrebbe potuto dover girare l’Italia per giocare la propria partita. E a quel punto, più di una squadra decise di ritirarsi. Alcune persero direttamente a tavolino, altre ritirarono proprio l’iscrizione. In più, l’idea di giocare nei festivi e quando il campionato era fermo, tenendo conto che vi si trovavano iscritte formazioni di differenti campionati, portò ad un complesso gioco di incastri per trovare date in cui giocare.

Per questi due motivi, la competizione andò a rilento, con partite anticipate, altre rimandate, e altre ancora non disputate. Ma la Federazione continuava a trovarsi e a sorteggiare i turni successivi, fino ai quarti di finale.

I campionati stavano terminando ormai, e si sperava quindi di disputare d’un sol colpo le gare di Coppa Italia. E invece no. L’inserimento della Coppa CONI per le squadre di Divisione Nazionale e della Coppa Arpinati per quelle di Prima Divisione, bloccarono di nuovo tutto.

In estate, si prese atto che quattro gare dei trentaduesimi non si erano ancora disputate e che solo tre partite dei sedicesimi erano state giocate. E in fondo, basta guardare la lista delle gare per capire il guazzabuglio che era stato creato.

Dieci gare vinte per forfait, una vinta per abbandono durante la partita, due partite non disputate per doppio forfait (entrambe le squadre di ogni gara si erano ritirate), 18 delle partite giocate furono anticipate/posticipate per permetterne lo svolgimento. E una partita fu rigiocata per un errore tecnico dell’arbitro che invalidò il primo risultato.

Può bastare? Sì, può bastare. La competizione infatti venne interrotta. La lezione fu imparata talmente bene, che per quasi dieci anni non si parlerà più di Coppa Italia.

Schiavio Rosetta e Allemandi in un Bologna-Juventus del 1926-27

Schiavio inseguito da Rosetta e Allemandi in un Bologna-Juventus del 1926-27 (© Wikipedia)

Bologna e la Coppa Italia del 1926/27

Ma ora veniamo a Bologna. La nostra città partecipò in blocco alla Coppa Italia del 1926/27, con ben 5 squadre della provincia che si iscrissero e vennero quindi tutte inserite inizialmente nel Girone B. Solo il Bologna FC era in Divisione Nazionale (l’attuale Serie A), le altre erano di Terza Divisione, la quarta serie del calcio italiano di allora. Per la precisione, si iscrissero le formazioni seguenti:

  • A.C. Bologna – Terza Divisione
  • Bologna F.C. – Divisione Nazionale
  • Casalecchio – Terza Divisione
  • Castelfranco Emilia – Terza Divisione (Castelfranco fino al 1929 era in provincia di Bologna)
  • Imolese – Terza Divisione

Per paradosso, il Bologna F.C. e il Casalecchio, furono le uniche due a non essere sorteggiate per iniziare dal secondo turno. Questo però non fu troppo di aiuto per le altre squadre, visto che l’A.C. Bologna incassò un pesantissimo 17-2 in casa dell’Alessandria nel secondo turno e che l’Imolese e Castelfranco persero entrambe in casa direttamente nel terzo (rispettivamente 1-3 contro il Treviso e 0-1 con la Genovese).

Coppa Italia: Bologna-Casalecchio 5-1

Orbene, veniamo al precedente storico rossoblù. Alla partita che forse in pochi sanno essere stata giocata. Bologna-Casalecchio. Un derby inedito ed interessante, giocato addirittura in Coppa Italia.

Restiamo in “zona confusione”, che per la Coppa Italia 1926/27 era un valore aggiunto. Quando e dove fu giocata la partita? Per Wikipedia, fu giocata il 6 gennaio 1927 allo Stadio dello Sterlino. Per Transfermarkt invece venne giocata l’11 novembre 1926 al Littoriale, oggi Renato Dall’Ara.

Il sito del Bologna, direttamente, non parla né di questa partita né di quella del turno successivo. Apparentemente, per il sito ufficiale del club, la Coppa Italia 1926/27 non è stata disputata.

La verità è però facile da ricostruire. La gara c’è stata, e si è tenuta l’11 novembre 1926 allo stadio Sterlino. Il Littoriale non era ancora pronto e lo Sterlino era ancora il campo di gioco ufficiale del Bologna.

Giusto per la cronaca, quel martedì 11/11/1926, a Casalecchio di Reno era festa non solo per il genetliaco del Re d’Italia, ma anche perché San Martino, santo patrono del comune, e sicuramente ci sarà stato il mercato e qualche festeggiamento che potrebbe anche aver portato in secondo piano la partita che si giocava dalla parte opposta della città. Per altro in una competizione con palesi difficoltà e non esattamente sentita.

Gara con poche certezze, tra cui la rete di Schiavio

Sia come sia, non c’è una vera e propria cronaca dell’incontro, ma c’è il tabellino. Perin aprì le danze al 12°, seguito tre minuti più tardi da Schiavio. Il Casalecchio si portò su un effimero 2-1 con l’autogol di Borgato, prima che il Bologna prendesse il largo. Gabba e Pozzi fecero terminare il primo tempo sul 4-1 per i padroni di casa. Nel secondo tempo, Perin segnò la doppietta personale e il 5-1 finale.

Al turno successivo il Bologna battè il Legnano (0-1 in trasferta) e poi avrebbe dovuto giocare contro l’Alessandria e magari vendicare l’A.C. Bologna. Ma la gara è una di quelle mai disputate per mancanza di date, che convinsero gli organizzatori a interrompere la competizione.

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