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Bologna, l’eredità di Freuler pesa: il centrocampo cerca il suo punto di riferimento

El Azzouzi non basta: contro la Lazio il centrocampo rossoblù ha evidenziato difficoltà e interrogativi. E il mercato potrebbe ancora cambiare gli equilibri.

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Tedesco in panchina per Bologna-Lazio (© Damiano Fiorentini x 1000 Cuori Rossoblu)
Tedesco in panchina per Bologna-Lazio (© Damiano Fiorentini x 1000 Cuori Rossoblu)

Il Bologna ha perso contro la Lazio, in una partita nella quale il risultato è apparso più severo di quanto visto in campo. Ma al di là del verdetto, la sfida ha messo in evidenza un problema che riguarda il cuore della squadra: la costruzione del gioco. Il nuovo Bologna di Tedesco è ancora alla ricerca del proprio equilibrio e, soprattutto, di un giocatore capace di prendere in mano il centrocampo e dettare tempi e geometrie. El Azzouzi è stato scelto per quel ruolo, ma per ora la sua risposta non sembra sufficiente.

La regia rossoblù

Affidare a El Azzouzi le chiavi del centrocampo non è stata una scelta casuale, ma quasi obbligata dalle circostanze. Il marocchino, dopo una stagione complicata dai problemi fisici all’Auxerre, era arrivato all’estate senza nemmeno la certezza di rimanere. Una volta recuperata la condizione, però, Tedesco ha deciso di puntare su di lui come playmaker titolare.

Il problema è che ricoprire quel ruolo richiede caratteristiche precise. Il tecnico rossoblù lo aveva spiegato alla vigilia della Lazio: il suo play deve essere coraggioso, capace di aggredire alto, ma anche di palleggiare e partecipare alla costruzione. Un compito tutt’altro che semplice per un giocatore che nelle ultime tre stagioni, tra Bologna e Francia, ha raccolto appena 30 presenze.

Non si può però ridurre tutto alle responsabilità del marocchino. El Azzouzi ha personalità e non si tira indietro quando c’è da combattere, ma le qualità tecniche necessarie per diventare immediatamente il riferimento della manovra non sono ancora emerse con continuità. E il confronto con chi lo ha preceduto rende ancora più evidente la difficoltà.

Il nodo Freuler nel centrocampo

Remo Freuler, nelle ultime stagioni, aveva rappresentato una certezza per il Bologna: 123 partite in rossoblù contro le 30 disputate da El Azzouzi nello stesso arco temporale. Il paragone, numeri alla mano, fotografa soprattutto la diversa esperienza dei due giocatori. Tedesco oggi deve trovare un nuovo punto di riferimento e, al momento, nessuno dei centrocampisti a disposizione sembra garantire esattamente ciò che offriva lo svizzero.

Le alternative, in realtà, non mancano. El Azzouzi, Pobega, Ferguson, Moro e Amondarain, ai quali si aggiunge Libra, compongono una rosa piuttosto ampia per le posizioni centrali. Ma avere diversi giocatori non significa necessariamente avere la soluzione. È proprio questo il dilemma del Bologna: scegliere tra elementi che possiedono caratteristiche differenti, senza averne ancora uno che risponda completamente all’identikit richiesto da Tedesco.

Moro e le gerarchie

Come riportato da “Il Resto del Carlino” nell’articolo di Massimo Vitali, tra le alternative c’è Nikola Moro, arrivato nel gruppo il 23 luglio a Valles e quindi costretto a recuperare il lavoro svolto dai compagni nella fase di preparazione in quota. In teoria, un mese di allenamenti avrebbe dovuto permettergli di avvicinarsi alla condizione del resto della squadra. Eppure Tedesco, anche nelle ultime amichevoli estive, ha continuato a dare fiducia a El Azzouzi.

Contro la Lazio, quando il marocchino è stato sostituito, è arrivata però una scelta che ha fatto discutere: Moro è rimasto in panchina e al suo posto è entrato Amondarain, arrivato da poco. Una decisione che potrebbe essere stata influenzata anche dalle dinamiche di mercato, considerando che il croato ha ricevuto offerte dall’Arabia.

In questo modo il centrocampo rossoblù si trova stretto tra esigenze tecniche e possibili movimenti in uscita. Quale sarà la soluzione definitiva scelta da Tedesco?

Il problema non è soltanto El Azzouzi

La difficoltà della zona centrale non può essere attribuita soltanto al marocchino. Anche la difesa, in fase di costruzione, presenta interrogativi. Heggem e Helland non sembrano avere piedi abbastanza educati per svolgere quel lavoro, mentre pesa l’assenza di un difensore come Lucumi, che poteva contribuire alla manovra anche partendo dalla linea arretrata.

Contro la Lazio, proprio in mezzo al campo, il Bologna è rimasto a lungo senza riuscire a imporre ritmi di gioco convincenti. È un limite che diventa ancora più significativo pensando alle ambizioni europee della squadra. Se il calcio di Tedesco deve partire dalla costruzione e dalla capacità di dare ordine alla manovra, oggi manca ancora un elemento in grado di fare da riferimento.

Per questo il mercato potrebbe avere un peso decisivo. Un vero playmaker, oppure un difensore con maggiore qualità nell’impostazione, potrebbero modificare gli equilibri della squadra. In caso contrario, tutto dipenderà dai progressi di El Azzouzi e dalla crescita degli altri centrocampisti.

Una soluzione da ritrovare

C’è poi un’altra possibilità: tornare a un sistema più vicino a quello utilizzato da Italiano, con due mediani e un trequartista. Il Bologna lo ha già riproposto contro la Lazio e, almeno per il momento, non è una strada da escludere.

Anche qui, però, sono emersi interrogativi. Ferguson è ancora alla ricerca della propria condizione e della propria dimensione, mentre El Azzouzi, pur mettendoci impegno e considerando che non partiva titolare in rossoblù da due anni, deve ancora ritrovare continuità dopo i sei mesi trascorsi ai box in Francia. Pobega e Moro, invece, contro la Lazio non sono entrati in campo.

La concorrenza, dunque, è numerosa, ma le gerarchie non sono ancora completamente definite. Sono sei i giocatori che possono contendersi due o tre posti e proprio questa abbondanza, paradossalmente, non risolve il problema: manca ancora un profilo che riesca a mettere insieme tutte le caratteristiche richieste dall’allenatore.

Amondarain e l’ultima carta

Come riportato da “Stadio” nell’articolo di Stefano Brunetti, tra i giocatori da valutare c’è Amondarain, finora l’investimento più oneroso dell’estate per quanto riguarda il centrocampo. All’Estudiantes era abituato a fare un po’ di tutto e Tedesco continuerà inevitabilmente a osservarne l’adattamento al nuovo contesto.

Anche Libra potrebbe rappresentare una sorpresa durante la stagione, grazie alla possibilità di essere impiegato in diverse zone del centrocampo. Resta però il limite dell’esperienza, visto che non ha ancora giocato tra i professionisti.

Il Bologna, quindi, ha diverse pedine ma non ancora quella che sembra mancare più di tutte. El Azzouzi può crescere, Amondarain deve essere scoperto, Libra può diventare una soluzione e gli altri centrocampisti aspettano di capire quale sarà il loro ruolo. Ma se il mercato non porterà a Tedesco un playmaker vero e, possibilmente, un difensore capace di contribuire alla costruzione, la domanda resterà la stessa: chi sarà a dettare il ritmo del nuovo Bologna?

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