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La linea del tempo della crisi rossoblù: un’indagine

La crisi del Bologna è tutta da analizzare. Noi abbiamo provato a farlo: questo è il primo capitolo dell’indagine.

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Vincenzo Italiano portato in trionfo dalla squadra (© Damiano Fiorentini)
Vincenzo Italiano portato in trionfo dalla squadra (© Damiano Fiorentini)

Il 14 maggio 2025 il Bologna alzava la Coppa Italia. Un traguardo che confermava una squadra compatta e affamata. Anche alla semifinale di Supercoppa Italiana del 19 dicembre 2025, i rossoblù sembravano più uniti che mai. Il meccanismo della squadra, calibrato nei mesi precedenti, appariva perfetto. Ma come tutte le macchine complesse, basta un piccolo scatto fuori dal ritmo perché qualcosa cominci a incrinarsi. Così nasce la crisi del Bologna.

L’inizio dell’indagine: Roma-Bologna

All’inizio della stagione 25/26, il Bologna mostrava tutti i segni di quella solidità. Nella trasferta contro la Roma, i numeri parlano di una partita equilibrata: il possesso diviso quasi alla pari e poche grandi occasioni da entrambe le parti. Eppure, la squadra si muoveva con precisione millimetrica: la difesa non concedeva spazi, il ritmo del centrocampo gestiva la partita e il gol non tardava ad arrivare. Da lì, i passi falsi sono pochi.

Il momento più alto: conferma di numeri

Si passa così al 9 novembre. Al Dall’Ara contro il Napoli ci fu il racconto di una storia più chiara. Il Bologna prese il possesso per sé (59%) e costruì 11 tiri totali, di cui 4 in porta, mentre gli avversari non sembravano quasi mai pericolosi. I grandi momenti da rete erano 3 – poi andati a segno 2 – contro 0. L’indizio era evidente: la squadra voleva trasformare ogni movimento in area in gol, dominava ogni situazione. La macchina era oliata, e ogni passaggio e contrasto era al suo posto.

Cambiaghi Orsolini e Dallinga in Bologna Pisa

Cambiaghi Orsolini e Dallinga in Bologna Pisa (© Damiano Fiorentini)

In Europa League contro il Red Bull Salzburg, i numeri diventarono quasi eclatanti. Il Bologna generò un xG di 3.91, frutto di 30 tiri, 14 in porta e 8 grandi occasioni, segnando quattro volte. Ogni attaccante contribuiva, la pressione era costante e la precisione nei passaggi nel terzo offensivo raggiungeva il 62%. Analizzando questi dati, era chiaro: il Bologna non stava solo vincendo, stava controllando e dominando, un vero modello di efficacia.

Il Bologna e la caduta in casa: l’inizio della crisi?

Eppure, come in ogni mistero ben costruito, gli indizi di una possibile frattura erano già presenti. Un mese dopo, contro la Cremonese il Bologna ha svelato la prima vera crepa. Possesso palla stravolto a 65%, 29 tiri totali, 7 in porta, e un risultato di 1-3. Gli errori difensivi che prima erano minimi diventavano evidenti, le grandi occasioni si accumulavano a favore degli avversari, e la capacità di trasformare il dominio in gol spariva. Il Dall’Ara, fino a quel momento roccaforte, sembrava – per la prima volta dopo tanto tempo – vulnerabile.

La Torre del Dall'Ara crediti Bologna Fc 1909

La Torre del Dall’Ara crediti Bologna Fc 1909

Il distacco

Poi la finale di Supercoppa contro il Napoli, un momento che ha segnato inevitabilmente il clic in negativo. Il Bologna non è riuscito, in quella partita, a generare tiri in porta, con un xG di soli 0.70 contro 2.34 degli avversari. Le grandi occasioni erano 1 contro 5. Ecco lì il distacco: la squadra non era improvvisamente cambiata, ma il meccanismo perfetto che aveva funzionato fino a novembre aveva cominciato a spezzarsi, un piccolo cedimento alla volta, visibile solo a chi sa leggere i numeri come tracce.

Analizzando passaggi, tiri, xG e densità offensiva, questo racconto sembra strano, intrecciato e insidioso: il Bologna di inizio stagione era una macchina perfetta, ma le prime incrinature erano già lì, nascoste tra i numeri. E ora la domanda resta: dove, quando e perché il meccanismo rossoblù si è spezzato? Lo scopriamo nella prossima puntata, sempre, attraverso i numeri.

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