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L’importanza di Erick – 26 feb

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Uno dei più grandi meriti di Donadoni, in questi anni di gestione della panchina rossoblù, è stato credere fin dall’inizio nel talento di Erick Pulgar. Anche quando giocava oggettivamente male, Roberto gli dava fiducia affidandogli le chiavi del centrocampo. Ha sbagliato tante partite, è caduto spesso nelle provocazioni degli avversari, e qualche comportamento è stato più che discutibile. L’ultimo, quel ditino a zittire i tifosi dopo i fischi ricevuti per la pessima prestazione contro il Sassuolo, non è piaciuto a molti, ma quest’ultimi, tra cui io, hanno subito cercato di dimenticare un episodio che non era altro che uno sfogo: un gesto d’istinto di un ragazzo di 24 anni, che non ha mai ricevuto degli elogi quando li meritava. 
Questo articolo non l’ho fatto dopo la bellissima parabola che ci ha  consegnato i 3 punti contro il Sassuolo perchè in quel match forse si era visto il più brutto Pulgar della stagione, ma lo faccio oggi perchè contro il Genoa probabilmente il cileno ha giocato la sua miglior partita. Una prestazione da giocatore vero, sia in fase difensiva, che offensiva. 

Donadoni contro il grifone ha optato per il 3-5-2 per imbrigliare lo schieramento di Ballardini, mettendosi a specchio per togliere ogni possibilità di superiorità numerica a centrocampo. Il mister bergamasco l’ha preparata benissimo, non c’è che dire, e i suoi giocatori hanno interpretato perfettamente il modulo: Di Francesco si trovava sempre nella posizione giusta, Dzemaili sulla trequarti bloccava tutte le linee di passaggio, Romagnoli in mezzo ai 3 difensori era una mossa non scontata, ma che ha fruttato grande stabilità, Nagy dava quella mobilità che serviva per non cadere nella staticità e soprattutto Pulgar ha compiuto movimenti sempre puntuali e funzionali.

Contrariamente rispetto al solito, Erick non andava a pressare alto, ma rimaneva più come schermo davanti alla difesa. Quando la palla si avvicinava alla trequarti lui c’era sempre (chiedete a Pandev), ma sottolineerei le letture sui raddoppi sugli esterni avversari. 
Il Genoa con Ballardini tende a verticalizzare sempre con grande velocità, senza manovrare troppo il pallone in mezzo al campo. Ovviamente il più coinvolto è Pandev, ma anche i due esterni Rosi e Laxalt. Ecco, quando la sfera arrivava dalle loro parti ovviamente c’erano i due marcatori Di Francesco e Masina, ma costantemente arrivava un’ombra maligna per i giocatori del Genoa, che di nome fa, appunto, Erick. 
Pulgar si muoveva a pendolo da sinistra a destra (ha macinato 12km, più di tutti i 22 in campo), guardando la palla e calcolando le distanze con la linea difensiva per mantenere sempre in equilibrio il “suo” centrocampo. Un pendolo costante e preciso, sempre puntuale nelle chiusure (10 palle recuperate, anche qui, più di chiunque altro) e sui raddoppi: insomma, perfetto!.

E la fase offensiva?. 

Uscire dal primo pressing genoano, siamo sinceri, non sembrava un’impresa impossibile, ma anche quando Pandev e soci si muovevano bene per chiudere gli spazi per una verticalizzazione, Erick spuntava sempre ad offrire una soluzione ai compagni, posizionandosi spesso bene con il corpo, dando l’impressione di avere tutto sotto controllo. I compagni si affidano al talento del cileno, che sta migliorando anche nelle giocate decisive. La prima rete (siglata da un SuperDestro) mi verrebbe da dire che sia per il 70% merito di Pulgar. La palla in profondità su Masina alle spalle di un disastroso Rosi, è una giocata di uno che il calcio non fa fatica a vederlo, anzi, partita dopo partita sta sempre di più interiorizzando i movimenti e le giocate che dovrà fare nei vari momenti della partita. 

E’ un fenomeno?.

Gridare “sì!” sarebbe da pazzi. Pulgar deve crescere, e tanto, ma non è un caso se Donadoni si affidi sempre a lui in un ruolo così delicato. Giocare con ai fianchi giocatori e uomini del calibro di Poli e Dzemaili sicuramente lo aiuterà molto, e chissà, magari un giorno potremmo urlare: “Sì, Erick è diventato un fenomeno”.

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