Bologna FC
«Siniša Mihajlović e Riccardo Orsolini si volevano un bene dell’anima, erano come il gatto e la volpe. A mia figlia racconterò che se n’è andato da vincitore»
Emilio De Leo, storico collaboratore di Siniša Mihajlović, ripercorre le memorie e gli aneddoti del suo passato
Emilio De Leo, collaboratore tecnico decennale di Siniša Mihajlović, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. L’allenatore, ora commissario tecnico della nazionale maltese, ha ripercorso i momenti trascorsi con Siniša al Bologna e non solo. I ricordi lontani ma ben impressi nella memoria dei cuori rossoblù, che hanno accompagnato con infinito rispetto e devoto affetto la figura dell’allenatore serbo.
Emilio De Leo e il primo incontro con Siniša Mihajlović
L’attuale c.t. di Malta è stato fermo tre anni dopo la scomparsa del suo mentore; all’inizio della sua carriera studiava giurisprudenza e tattica sul web, scriveva in alcuni blog e preparava dei report: in seguito ha incontrato Siniša Mihajlović ed i suoi consigli, girando con lui l’Italia intera, senza più distaccarsene. «Già nel 2008 ‘collaboricchiavo’ con Siniša. Inviavo dei report al suo staff, ma senza parlarci. A Mihajlović mi lega anche un aneddoto d’infanzia. Nel 1998 mi scattai una foto con lui a Vigo di Fassa, sede del ritiro della Lazio. Nel 2012 Fausto Salsano mi disse che Siniša avrebbe voluto incontrarmi.»
«Andavo a Roma una volta al mese. Mi commissionava dei lavori. Ricordo la prima riunione: io timido, col computer in mano. Sembravo un ragioniere. Lui in infradito e pantalone corto. Si sdraiò sul divano e mi intimò di stare sereno. Nel 2012, quando divenne c.t. della Serbia, mi chiamò con lui per la prima volta. E diventai il suo braccio destro.»
Siniša e il rapporto con i calciatori
Emilio De Leo ricorda i giocatori con cui l’allenatore aveva legato maggiormente: Belotti e Ljajic a Torino, De Silvestri e Orsolini a Bologna, Soriano, Okaka e quelli della Serbia. «Siniša Mihajlović e Riccardo Orsolini erano come il gatto e la volpe. Si volevano un bene dell’anima. Il bello è che all’inizio Orso non giocava. A tavola si sedevano vicini. Siniša gli rubava il cibo dal piatto. Orso rispondeva: ‘Mi vuoi bene ma mica mi fai giocare…’
Dopo la scoperta della malattia, le cose inevitabilmente cambiano e prendono una piega inaspettata. Emilio De Leo ricostruisce i primi momenti in cui la forza di Siniša Mihajlović diviene feroce e contagiosa. «Ti sentivi piccolo piccolo, quasi a disagio, ti facevi prendere dall’emozione, dalla compassione, e invece lui era lì, più forte di tutti, che si affacciava dalla finestra dell’ospedale per strigliare la squadra. Successe dopo un Brescia-Bologna vinto in rimonta. Disse che nel primo tempo avevano fatto schifo. Siniša era così, un combattente.»
«Ci ha sempre trasmesso il concetto che l’essere fragili non è una debolezza, ma un valore. A mia figlia racconterò che Siniša se n’è andato da vincitore, non da sconfitto.»
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