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Verso Bologna-Inter, la svolta è nei numeri: ecco cos’è cambiato dall’arrivo di Palladino

Con Palladino in panchina, il Bologna sembra aver cambiato marcia: corre di più, cerca meno il possesso e punta su aggressività e compattezza. I numeri delle prime due gare sono quelli di una squadra, sì in evoluzione, ma anche in crescita.

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Il cerchio dei giocatori del Bologna (© Damiano Fiorentini) Jens Odgaard
Il cerchio dei giocatori del Bologna (© Damiano Fiorentini)

Le prime due partite della gestione Raffaele Palladino hanno già lasciato segnali sul nuovo Bologna. I rossoblù stanno cambiando il proprio modo di interpretare le gare, privilegiando aggressività, ritmo e compattezza rispetto al controllo prolungato del pallone. Una trasformazione che trova conferma nei dati atletici e nel posizionamento della squadra, in vista della sfida contro l’Inter.

Bologna, con Palladino cresce l’intensità

Fin dalla presentazione, il nuovo allenatore aveva indicato una priorità: migliorare la condizione fisica per riuscire a esprimere il calcio desiderato. I numeri delle prime uscite sembrano confermare i progressi. Con Domenico Tedesco, il Bologna percorreva mediamente 4,8 chilometri in meno degli avversari. Contro il Torino il divario si è ridotto a un chilometro, mentre a Lecce i rossoblù hanno corso un chilometro in più.

La crescita è ancora più significativa considerando le corse ad alta intensità, oltre i 20 km/h. Con Tedesco la squadra non aveva mai raggiunto i sei chilometri in una singola partita; con Palladino ha toccato quota 6,07 contro il Torino, migliorandosi ulteriormente a Lecce con 6,31.

Meno possesso, più aggressività

Il cambio di passo riguarda anche l’approccio tattico. La media del possesso palla, passata dal 55% della precedente gestione al 42,5% delle prime due gare di Palladino, può essere sinonimo di una squadra meno concentrata sul controllo del pallone e più orientata all’intensità. L’obiettivo sembra essere quello di recuperare energie, aggredire gli avversari e sfruttare meglio gli spazi, senza rinunciare all’organizzazione collettiva.

Verso Bologna-Inter: cosa servirà?

Un altro indicatore riguarda il posizionamento in campo. Con Tedesco, il baricentro rossoblù subiva oscillazioni importanti tra primo e secondo tempo: a Bergamo, per esempio, è passato da circa 54 metri a poco più di 44. Con Palladino si attesta mediamente a 45,3 metri, con una differenza di appena 0,49 metri tra le due frazioni.

Una maggiore stabilità che può favorire la compattezza tra i reparti e limitare gli spazi concessi agli avversari. Due partite sono ancora poche per parlare di una trasformazione definitiva, ma i primi segnali sono incoraggianti. Contro l’Inter, il Bologna sarà chiamato a verificare la solidità della nuova identità.

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