Forever Rossoblù

Scritto da  Gen 16, 2020

Non è un ex nel vero senso della parola, perchè in Prima Squadra non c'ha mai giocato. Ma è comunque bolognese, di Bentivoglio, cresciuto calcisticamente nel club rossoblù, da cui fuggì alla tenera età di 16 anni: e questo fa di lui un figliol prodigo, un rimpianto, quello che doveva essere e non è stato. Un profeta lontano dalla patria, pronto a tornare domenica, in quel Dall'Ara, con la nuova maglia, quella gialloblù del Verona.

Storia Fabio Borini è stato forse il miglior prodotto degli ultimi vent'anni del settore giovanile di Casteldebole, dove entrò che aveva dieci anni e uscì che ne aveva sedici, con biglietto di sola andata per Londra, dove gli osservatori del Chelsea l'avevano già adocchiato da un po', portandolo infine alla corte di sua maestà Roman Abramovich. Difficile resistere alla tentazione, e certo, anche ad un opportunità del genere: ecco dunque Fabio salutare i suoi compagni di classe dell'Itis e volare verso la City, dove nel biennio 2007-2009 si fa le ossa nelle riserve dei Blues. Ancelotti, nel frattempo sedutosi sulla panchina bluette, lo fa esordire a 18 anni nel derby col Tottenham. Nel frattempo Fabio è già nel giro delle nazionali giovanili, ed entra nel giro dell'Under 21 ancora minorenne. Insomma, se non è la classica storia del predestinato, poco ci manca.

Ascesa Sei mesi allo Swansea, in Galles, per farsi le ossa in Championship: risultato? Sei reti in nove partite, trascinatore assoluto della squadra verso la Premier. A fine stagione però, quando tutto sembrerebbe favorire un suo ritorno in pianta stabile al Chelsea, Ancellotti se ne va ed Abramovich non rinnova il contratto a Borini, improvvisamente svincolato. I tempi per il ritorno in Italia sono maturi: lo prende il Parma, con cui fa il esordio contro il Grosseto in Coppa. Ma all'ultimo giorno di mercato, ecco la sorpresa: la Roma di Luis Enrique con un blitz lampo se lo assicura in prestito con diritto di riscatto fissato a 7. Non una grande stagione per la Lupa, ma la migliore per Borini, che con le sue 9 reti si guadagna la chiamata per Euro 2012: non scende mai in campo, ma gode comunque della considerazione del ct Prandelli, che pochi mesi prima l'aveva fatto esordire nemmeno ventenne. In estate se ne torna poi in Inghilterra: lo prende il Liverpool di Brendan Rodgers, per 13 milioni. E' forse il momento più alto della carriera del bolognese.

Ritorno Nella città dei Beatles non andrà bene: l'anno dopo prova a rilanciarsi a Sunderland, con le 7 reti a far da testimoni di un buon campionato. Il ping pong Italia-Inghilterra si arricchisce di un nuovo capitolo: nell'estate 2017 mette gli occhi su di lui il Milan di Vincenzo Montella, che se lo prende in prestito con diritto di riscatto a 6. Pur di giocare in rossonero, si reinventa in più ruoli, adattandosi talvolta anche in posizioni lontane dalla porta: coll'Aeroplanino il feeling non scatta, ma dopo l'esonero e l'arrivo di Rino Gattuso le quotazioni del bolognese cominciano a salire. A maggio 2019 ecco però il divorzio tra il Ringhio e Milanello: arriva Giampaolo, con Borini fuori dai piani. E la situazione non migliora nemmeno con Pioli, specie da dicembre in poi, perchè arriva Ibra, e tanti saluti a tutti. Fabio riparte dunque da Verona, in una squadra clamorosamente nella parte sinistra della classifica, pronto ad un ruolo da protagonista ed un nuovo avventura, col capitolo uno proprio contro il suo Bologna. Quella città che lo crebbe, ma che non lo vide mai giocare con la sua maglia.

Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.