Bologna FC
Infortuni in Serie A: la posizione del Bologna fa riflettere
I numeri sugli infortuni parlano di una squadra meno fragile di quanto sembri. Ecco il spiegato il paradosso.
Nuovo giorno, nuovi numeri da analizzare. Oggi, in particolare, il menù offre una classifica che non finisce nei tabelloni ma dice molto sull’andamento del campionato: quella delle gare saltate per infortunio. Secondo Transfermarkt, il Bologna è tra le squadre meno colpite della Serie A, con 58 assenze complessive, alle spalle solo di Milan e Udinese. Un dato che però non rispecchia a pieno la percezione delle ultime settimane, segnate da una continuità smarrita.
Il paradosso degli infortuni del Bologna
La spiegazione sta nel peso specifico degli infortuni. Pochi, ma concentrati in ruoli essenziali. Una fase critica che ha inciso sull’equilibrio della squadra. Ora però il quadro cambia: il rientro in gruppo di Lucumì chiude simbolicamente il periodo più complicato e restituisce a Italiano una rosa finalmente completa.
Jhon Lucumì (© Damiano Fiorentini)
Il Bologna torna intero proprio mentre il calendario alza il livello di difficoltà. E non è un dettaglio. Perché la classifica sugli infortuni da un suggerimento: i rossoblù non hanno perso terreno per problematiche fisiche insormontabili, ma per assenza di continuità tecnica. Due concetti diversi, con prospettive opposte.
Un’opportunità
Se Napoli, Juventus e Sassuolo guidano la graduatoria delle assenze con numeri superiori alle cento gare saltate, il Bologna si colloca in una zona virtuosa. Questo significa che ora può giocarsi il finale di stagione con un vantaggio: allenare scelte e non soluzioni d’emergenza.
La partita con il Milan diventa così un primo snodo. Non solo per il valore dell’avversario, ma perché segna il ritorno a una normalità che era mancata negli ultimi mesi. Una difesa che può ritrovare le sue gerarchie, non più cerotti.

La classifica Transfermarkt dice che il Bologna ha le condizioni per ripartire senza alibi. E in un momento in cui la tenuta fisica è parte della tattica, essere sani è già una forma di competitività.
Ora resta da capire se questa salute ritrovata potrà produrre una svolta in positivo, ricordandoci che il vero salto di qualità non passa dal mercato, ma dalla testa dei giocatori.
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