Bologna FC
Il Bologna può davvero fare a meno di Jens Odgaard?
Il lampo contro i nerazzurri ha riacceso la memoria dell’allenatore rossoblù: il danese è il terzo miglior marcatore della squadra
Il Bologna può davvero fare a meno di Jens Odgaard? Beh, la partita di lunedì alla Cetilar Arena ha espresso esito negativo. Un lampo del danese ha sbloccato – e deciso – la gara contro il Pisa nei minuti di recupero, regalando a Italiano la quarta vittoria di misura consecutiva. Un tiro di mancino imparabile per Nicolas.
Tuttavia, da quando è in vigore la legge del 4-3-3 a Casteldebole, Italiano non l’ha mai schierato dal 1′. L’ultima è stata contro la Lazio in Coppa Italia: prestazione insipida. Probabilmente, un suo utilizzo più costante potrebbe regalare altre gioie ai suoi tifosi. Proprio come contro il Pisa.
Adattamento
Le ultime sono state settimane di adattamento per Odgaard. Italiano ha rimosso dal suo scacchiere la sua posizione abituale, “costringendolo” a imparare e performare seguendo altre richieste. Nel frattempo, il suo allenatore ha dato la priorità ad altre pedine già a proprio agio da mezzala – Sohm su tutti – al punto di mettere in dubbio la sua posizione nelle gerarchie di centrocampo. «Odgaard non se lo è dimenticato nessuno, è al centro del progetto. Ho una fiducia incondizionata nei suoi confronti», ha ribadito Italiano alla vigilia del ritorno con il Brann. Dopo la sfida contro i nerazzurri, il nome di Odgaard è tornato prepotentemente alla memoria anche di chi aveva imparato a farne a meno.
Colpi
Contro il Pisa, Odgaard ha tirato fuori l’asso dalla manica che ha salvato la striscia di vittorie consecutive del Bologna. Un colpo con il suo mancino che nessuno dei suoi compagni di reparto possiede e che, spesso, è risultato decisivo come dimostrano i suoi numeri. In tutte le competizioni, il danese ha collezionato 7 gol con la maglia del Bologna, dietro solamente a Castro (10) e Orsolini (11). La posizione da trequartista indubbiamente ha aumentato le sue possibilità di trovare la via della rete, ma senza certe qualità balistiche non avrebbe totalizzato quei numeri.
Italiano lo ha aspettato, cercando di cambiare la sua natura: da incursore a palleggiatore. Ma probabilmente non era la mossa giusta da fare. La sua posizione in campo è altrove, più vicino alla porta, dove il suo mancino diventa letale per gli avversari.
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