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Calciomercato Bologna – L’intervista dell’ex direttore sportivo Fabrizio Salvatori
Fabrizio Salvatori, ex direttore sportivo del Bologna, parla del calciomercato rossoblù: le ultime trattative in entrata e uscita del club felsineo
L’ex direttore sportivo del Bologna, Fabrizio Salvatori, ha rilasciato un’intervista apparsa nell’edizione odierna de il Resto del Carlino. L’ex dirigente rossoblù, plaude alle operazioni in entrata e in uscita (sessione del calciomercato estivo) del club felsineo.
Salvatori fu chiamato da Alfredo Cazzola nel 2006, quando il Bologna navigava in cadetteria: «presi io Di Vaio nel 2008. Mi fa piacere che oggi sia un dirigente importante del Bologna.»
Il tema centrale verte sull’operazione Castro-Dovbyk. «È una di quelle operazioni che rafforzano la regola che ha sempre ispirato il mio agire da diesse: vendi, incassa, pentiti. Quindi sì, per il Bologna lo giudico un buon affare.»
Calciomercato Bologna – La dirigenza rossoblù
Per Salvatori il concetto centrale é che il Bologna può pescare dalla saggezza e dal talento dei suoi dirigenti. Fiducia, questa, incondizionata, da chi ha ricoperto quei ruoli apicali e decisivi.
«Fenucci, Sartori e Di Vaio sono un bel trio. Sulla trattativa di Castro, la prima domanda da farsi é: quaranta milioni é una valutazione importante? Sì, lo é. E la volontà di Castro era quella di restare o quando é arrivata la proposta della Roma il ragazzo ha espresso la volontà di partire? Perché se é vera la seconda opzione, a quel punto, di fronte a quell’offerta, non si riesce a resistere. E non ha nemmeno senso.»
Su Artem Dovbyk, lato tecnico, l’ex direttore sportivo del Bologna afferma: «lo scorso anno non mi ha entusiasmato. È chiaro che ha le potenzialità per essere un grande attaccante, e in carriera lo ha già dimostrato. A Bologna deve tornare ad esprimerle.»
Massimo Vitali, il giornalista de il Resto del Carlino, chiede a Salvatori se Dovbyk gli ricordasse qualcuno. «Mi ricorda l’operazione Di Vaio che ad agosto prendemmo in prestito dal Genoa. Marco era reduce da una stagione così così e aveva bisogno di rilanciarsi. A Bologna trovò l’ambiente giusto.»
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