Bologna FC
Cesare Cremonini, il compleanno di voce e anima della Bologna Rossoblù
Oggi il compleanno di uno dei simboli di Bologna e tifoso rossoblù della prima ora: una passione mai assopita e tenuta sempre più viva nel tempo. Dalle sue canzoni al Dall’Ara, diventate ormai un cult, al legame con questo gruppo di cui, si può dire, fa parte anche lui
«Io sono un cantante ultras. Per me cantare ha a che fare con la curva perché mi scaldavo la voce durante i match». E ora la curva, quella che ha frequentato lui stesso, canta la sua “Poetica” dopo una vittoria. O la sua “50 Special” dopo un gol del Bologna. Proprio oggi, il 27 marzo 1980, nasceva Cesare Cremonini. Un ragazzo, un cantautore, un tifoso rossoblù. Un uomo che, oggi più che mai, ha legato la sua storia alla città e alla sua squadra del cuore.
C’è sempre un inizio nelle storie
Cesare Cremonini è sinonimo di Bologna, per tutti. E lui, senza ombra di dubbio, non potrebbe esserne più orgoglioso. Una città che lo ha cresciuto, tra le sue vie e i suoi portici…e lo stadio. Quello stadio, il Dall’Ara, casa del suo Bologna. Quello che, come lui stesso ha scritto il giorno dopo la vittoria della Coppa Italia, “c’è sempre stato, nel bene e nel male”. Sin dagli anni con il suo papà nei distinti.
Lorenzo De Silvestri e Cesare Cremonini alzano la Coppa Italia (© Damiano Fiorentini)
E proprio al suo papà, colui che gli aveva trasmesso la passione per i rossoblù, era andato l’ultimo pensiero prima della finale dell’Olimpico, come scritto a corredo di una foto in compagnia di De Silvestri e la Coppa: “Questo momento era per il mio babbo. Sono andato a dargli un bacio al cimitero di San Lazzaro la sera prima della partita, sognando che questi ragazzi la vincessero anche per lui. Viveva le partite con la mia stessa adrenalina e sofferenza”.
La passione che il tempo aumenta
Più diventava grande, più si avvicinava al successo. L’amore di Cesare per il Bologna, però, è sempre rimasto intatto come il primo giorno. Quella curva che guardava dai distinti era diventata parte di sé e lo accompagnava ovunque, come lui ha accompagnato il Bologna in ogni dove, sempre per sua stessa ammissione: c’era in trasferta, negli anni di Gazzoni e Ulivieri, ne ha viste di ogni come qualsiasi tifoso che non ha mai abbandonato la sua squadra nemmeno nei momenti più bui, tra retrocessioni e fallimento.
Anzi, il Bologna per Cesare è sempre stato d’ispirazione, tramite i suoi campioni – leggasi Roberto Baggio. Oggi, invece, è lui con le sue canzoni a ispirare (e trainare) il popolo ma anche la squadra stessa. Il gioco di luci del Dall’Ara al suono di “Poetica” ha conquistato chiunque nel gruppo rossoblù, colonna sonora soprattutto delle vittorie e delle feste più belle: tutti ricordiamo la festa in Piazza Maggiore per la Champions League, o quelle del Dall’Ara sia del maggio 2024 e sia di quello successivo, con la Coppa Italia tra le mani. La cornice perfetta – poetica, per l’appunto – di successi che rimarranno indelebili nella storia del Bologna e nella memoria dei tifosi.
Cesare Cremonini e il legame con il Bologna
Cesare c’è, sempre o quasi, per il suo Bologna. È tornato nei distinti, in compagnia di un altro tifoso per la quale dovremmo scrivere più di una storia, e cioè Gianni Morandi. È diventato famoso anche per le sue esultanze, e forse non se lo sarebbe mai immaginato questo. Indelebile l’inquadratura nell’urlare a squarciagola il nome di Riccardo Orsolini dopo il gol all’Inter nella scorsa stagione, ringraziandolo il giorno dopo sui social: “Orso, la più bella Poetica (e 50special) di sempre! Grazie Riccardo Orsolini. Bologna che squadra, che tifosi, che città!”.
Cesare Cremonini con Riccardo Orsolini (© Damiano Fiorentini)
Lui che è talmente tanto dentro a questo Bologna da essere diventato praticamente uno di loro. L’amicizia con lo stesso Orsolini, il quale è salito sul palco con lo stesso Cremonini e Luca Carboni nella tappa bolognese del Tour 2025 negli stadi, cantando proprio “Poetica”. Una scommessa fatta e vinta da Cesare proprio per il trionfo in Coppa Italia. Ma anche quella con Lorenzo De Silvestri, con la gente di Casteldebole, dove spesso è andato a far visita alla squadra. Chi, se non lui, verrebbe da dire: un eterno ragazzo, anche con un anno in più.
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