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Di Vaio a Legends Road: «La Coppa Italia la più grande emozione in carriera. Mihajlović? Ha dato un senso diverso alla storia del club»
Dalla vita calcistica fino al legame indissolubile con il Bologna: nell’intervista a Legends Road il DS rossoblù ripercorre carriera, maestri, emozioni e sogni futuri
La vita di Marco Di Vaio è cambiata quasi… per caso. Dalle giovanili della Lazio al Bologna, passando per Salernitana, Parma, Juventus, Valencia, Monaco e Genoa. Ma è stata l’esperienza sotto le Due Torri a fare breccia nel suo cuore. Nemmeno lui si aspettava di rimanere così legato a una città senza di cui oggi non saprebbe vivere. «Sono arrivato con un anno di contratto e poi non me ne sono più andato» ha raccontato nell’ultimo episodio di Legends Road su DAZN.
Accanto a Pierluigi Pardo, l’attuale Direttore Sportivo del Bologna ha descritto la sua vita calcistica e dirigenziale, commentando insieme al telecronista italiano alcuni dei momenti indimenticabili della sua carriera. Di seguito, le sue dichiarazioni.
Legends Road, l’intervista a Marco Di Vaio
Sui traguardi recenti raggiunti con il Bologna
«Negli ultimi due anni abbiamo raggiunto risultati mai raggiunti nel recente passato del club. La vittoria della Coppa Italia è stata la più grande emozione della mia carriera calcistica: è stata la vittoria di una città, tutti aspettavano questo momento. Aver dato un trofeo al club dopo anni è stato incredibile».
Un’immagine che ti è rimasta impressa della vittoria della Coppa Italia?
«Quando sono salito a fare un check del terreno di gioco e ho visto i 30.000 bolognesi sugli spalti. Quando ho visto Italiano gli ho chiesto se mi faceva fare 5′, non mi era mai successo questa emozione».
Nella tua carriera da dirigente hai avuto tanti maestri…
«Sono dieci anni che faccio il dirigente del Bologna e ho avuto e ho ancora la fortuna di lavorare con chi ha fatto la storia di questo mestieri negli ultimi trent’anni: Walter Sabatini, Pantaleo Corvino, Riccardo Bigon e adesso con Giovanni Sartori ho incontrato i migliori. Standogli vicino capisci come parlano con gli agenti, i giocatori, le loro idee sul mercato. Devo dire che è stata un’università importante».
L’acquisto che ti rende più orgoglioso?
«Zirkzee. Era del Bayern Monaco, aveva fatto una grande stagione all’Anderlecht. Averlo convinto nonostante la possibilità di andare a giocare in altri club europei, insieme al club, con cui non è stato facile trovare un accordo, e gli agenti ha fatto divertire Bologna e lui stesso si è divertito, siamo arrivati in Coppa Campioni».
Joshua Zirkzee (©Damiano Fiorentini)
Un ricordo di Mihajlović
«Quando passò la prima fase della malattia, in occasione di un Lazio-Bologna tutti i tifosi vennero in processione verso San Luca per Sinisa. La sua storia ha dato un senso diverso alla storia del club. Fa parte della nostra vita».
Sugli anni a Parma…
«Il Parma è stata la prima grande squadra vera in cui ho giocato. Era una squadra reduce dalla vittoria della Coppa Uefa e della Coppa Italia, c’erano quattro campioni del Mondo (Buffon, Cannavaro Thuram e Boghossian). C’era anche Crespo. La mia fortuna è stata fare un anno contro questi campioni».
…e alla Juventus
«Anche alla Juventus è stata un’esperienza di grande formazione».
L’obiettivo di questa stagione?
«Tornare in Europa. Abbiamo una squadra competitiva, possiamo provarci. E’ complicato perché le grandi hanno costruito grandi squadre, c’è l’inserimento del Como».
Castro com’è?
«Ha fame e ha voglia di migliorare tutti i giorni».
Dicci qualcosa sul Mister
«Mi piace moltissimo la persona schietta e vera che è Italiano, gli piace parlare di calcio sempre e con tutti. E’ un allenatore molto preparato, con una mentalità europea di impostare la partita. Ha una grande preparazione».
Vincenzo Italiano (© Damiano Fiorentini)
Ti aspettavi che Thiago facesse meglio alla Juve?
«Per come l’ho conosciuto io, mi aspettavo facesse meglio alla Juve. Con lui abbiamo fatto un anno e mezzo di grande calcio. Purtroppo non ha creato un clima sereno in un momento in cui dovevamo pensare solo a festeggiare e ringraziarlo».
Sugli allenatori e i compagni avuti in carriera
«Ho avuto tanti grandi allenatori. Zeman, Gasperini agli inizi della sua carriera, Prandelli, ma Lippi è stato il numero 1 per aspetto mentale e caratteriale. Alla Juve contava tantissimo la mentalità, noi di partite ne abbiamo sbagliate poco con lui, avevamo un approccio diverso. Ciro è stato un grande difensore, ma anche Cannavaro e Nesta erano dei grandissimi interpreti. Tra gli attaccanti ho giocato con Del Piero, Crespo, Trezeguet e troppo poco (ride n.d.r.) con Francesco Totti. Le prime due volte che ci ho giocato insieme mi ha fatto due assist, poteva essere il numero 10 ideale».
Sogno professionale?
«Rivincere con il Bologna. Ci abbiamo preso gusto vincendo due anni consecutivi. Sul pullman il gruppo dei sudamericani si facevano sentire, anche Beukema e Ndoye erano impegnativi. Italiano quando vince si trasforma, tira fuori tutto il suo carattere».
L’Olimpico pre Milan-Bologna (@ 1000 Cuori Rossoblu)
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