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Rossoblù, accento svizzero

Da Rauch a Sohm, passando per Freuler e gli altri eroi: il legame tra Bologna e Svizzera continua a rinnovarsi nel tempo.

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Simon Sohm (© Bologna FC 1909)
Simon Sohm (© Bologna FC 1909)

Con l’arrivo in prestito di Simon Solomon Junior Sohm, il Bologna riannoda un filo che attraversa più di un secolo di storia. Un legame discreto ma costante, quello con la Svizzera, che ha accompagnato la nascita del club, ne ha segnato alcuni passaggi chiave e oggi torna a vivere accanto a Remo Freuler, che non sarà più l’unico rossoblù a portare quella bandiera.

Svizzera alle origini del Bologna

All’inizio di tutto c’è Louis Rauch. Arrivato da Friburgo, era già un uomo fatto quando frequentava i ragazzi dei Prati di Caprara. A Bologna era giunto per motivi accademici: odontoiatra di grande talento, chiamato dal professor Arturo Beretta per insegnare nella prima cattedra di odontoiatria dell’Università.

Ma il football era la sua vera passione. La coltivava insieme a giovani di buona famiglia conosciuti al Caffè delle Scienze, fino a quando decisero che quel gioco poteva diventare qualcosa di più serio. Il 3 ottobre 1909, alla storica riunione alla Birraria Ronzani, Rauch fu scelto come primo presidente della neonata società rossoblù.

Dopo aver lasciato l’incarico a Pio Borghesani, rallentò l’impegno per la famiglia, ma non abbandonò mai davvero il campo: vinse il titolo regionale di Terza Categoria nel 1910 e ricoprì anche il ruolo di allenatore. Un inizio che parla già svizzero.

I colori del club e la Svizzera sullo sfondo

Quella mattina alla Ronzani, però, non c’era solo Rauch. Arrigo Gradi, bolognese con un forte legame con la Svizzera, aveva studiato all’Institut Wiget di Schönberg, a Rorschach, lo stesso luogo in cui era nato il San Gallo nel 1879. Fu lui a portare un paio di maglie della sua vecchia squadra, suggerendo i colori che sarebbero diventati l’identità del Bologna: rosso e blu.

Gradi divenne il primo capitano del club. Tra i venticinque presenti figurava anche Guido Nanni, jolly della squadra e amico fraterno di Gradi, nato a Borgo Panigale ma con origini svizzere. Coincidenze? O segnali di un destino già scritto?

Turkyilmaz e il ritorno dopo decenni

Dopo la fondazione, il legame con la Svizzera rimase silenzioso per molti anni. Bisogna arrivare al novembre 1990 per ritrovare un giocatore elvetico in rossoblù: Kubilay Turkyilmaz, prelevato dal Servette di Ginevra. Nato a Bellinzona e di origini turche, era un attaccante rapido e tecnico, già nel giro della Nazionale a soli ventun anni.

La sua esperienza a Bologna durò una stagione in Serie A e due in Serie B. Positiva sul piano individuale, amara per la squadra, che retrocesse prima di cederlo al Galatasaray.

Džemaili, esperienza e leadership

Un altro capitolo importante si apre con Blerim Džemaili. Nato a Totovo, in Macedonia, svizzero di origini albanesi, arrivò a Bologna a trent’anni, forte di un lungo percorso tra Inghilterra, Turchia e Serie A, dove aveva già vestito le maglie di Torino, Parma, Napoli e Genoa.

In rossoblù restò quattro stagioni, diventando un punto di riferimento del centrocampo: giocatore di equilibrio, grande visione di gioco e capacità di inserirsi. Non a caso, gli vennero affidati anche i gradi di capitano.

Gli anni della rinascita europea

Gli ultimi tre svizzeri hanno vissuto il Bologna dei giorni più luminosi. Michel Aebischer, arrivato nel 2022 per volontà di Mihajlovic, è stato tra i primi a credere nel progetto europeo, fermato solo da un infortunio che gli ha tolto continuità prima dell’addio.

Dan Ndoye, invece, ha scritto una pagina indelebile: il 14 maggio 2025, all’Olimpico, il suo gol contro il Milan ha riportato la Coppa Italia in città dopo cinquantun anni.

Oggi Aebischer gioca a Pisa, Ndoye è a Nottingham.

Freuler e Sohm, continuità rossoblù

A Casteldebole era rimasto solo Remo Freuler, la certezza. Il padrone del centrocampo, capace nella scorsa stagione di accumulare 4125 minuti tra campionato, Coppa Italia e Champions League. Ora, mentre sta recuperando dai problemi fisici, al suo fianco trova Simon Sohm. Un compagno di Nazionale che conosce bene e che riporta il Bologna dentro quella tradizione svizzera fatta di presenze mai numerose, ma spesso decisive.

Una storia che continua, senza clamore, ma con radici profonde.

Fonte: Più Stadio, Marco Tarozzi

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