Bologna FC
Bologna saluta Giovanni, sedici anni spezzati troppo presto
Cattedrale di San Pietro gremita per l’ultimo saluto al ragazzo coinvolto nella strage di Crans Montana. Il dolore della famiglia, l’abbraccio della città e il ricordo della curva rossoblù.
Non si dovrebbe mai raccontare una storia così. Non a sedici anni, non davanti a una folla silenziosa che riempie una cattedrale per dire addio a un ragazzo che aveva appena iniziato a vivere. Eppure Bologna ieri si è fermata, stringendosi attorno alla famiglia di Giovanni Tamburi, travolta da una perdita che lascia senza parole.
Bologna nella Cattedrale gremita di silenzio e dolore
La Cattedrale di San Pietro è colma in ogni ordine di posto. Dentro e fuori migliaia di persone accompagnano Giovanni nel suo ultimo viaggio. Ci sono i genitori, Carla e Giuseppe, i familiari, le nonne Letizia e Stella. C’è una città intera che si riconosce in quel dolore, rappresentata dal sindaco Matteo Lepore. Accanto a lui il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, la senatrice Lucia Bergonzoni, oltre all’ex sindaco Virginio Merola con Andrea De Maria, Enrico Di Stasi e Luigi Tosiani.
Il cardinale Matteo Zuppi è a Roma, ma fa arrivare il suo messaggio attraverso il monsignor Stefano Ottani: “Dare l’ultimo saluto a Giovanni oggi sembra incredibile”. E ancora: “L’unica consolazione è nella luce tenera del Natale, in quell’astro del cielo che abbiamo celebrato, che ci illumina perché la nostra vita non finisca. Oggi Giovanni è quella stella nel cielo”.
Il dolore nelle parole di un padre
Il momento più straziante arriva con la voce di papà Giuseppe, spezzata dal pianto ma ferma nel voler raccontare chi era suo figlio. “Giocavi a gol e avevi appena vinto una gara, portando a casa orgoglioso la coppa. Giocavi a pallone, eri uno sciatore provetto, andavi in palestra”. Giovanni amava lo sport in ogni sua forma, viveva il movimento come parte naturale della sua quotidianità.
E alla fine, l’addio che resta inciso nella memoria di tutti: “Dal primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te. A differenza tua ne vivrò un’altra, con dentro un vuoto incolmabile. Grazie per i sedici anni che ci hai regalato. Oggi non posso più vederti, ma ti sento con me e ti amerò per sempre”.
La città, lo sport e l’abbraccio rossoblù
Giovanni era tifosissimo del Bologna. Un legame forte, autentico, che ieri ha trovato spazio anche allo stadio Dall’Ara. I ragazzi della curva hanno voluto ricordarlo con uno striscione semplice e diretto: “Vicini alle famiglie delle vittime di Crans Montana: Ciao Giovanni”. Accanto, quello dedicato ad Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso martedì sera nel parcheggio della stazione.
Un gesto che racconta come lo sport, nei momenti più duri, sappia ancora essere comunità.
I compagni di scuola e una generazione ferita
In prima fila ci sono soprattutto loro: gli studenti del Liceo Righi, dove Giovanni frequentava il terzo anno. Ragazzi che al mattino hanno provato a dare un senso a una perdita inspiegabile, prima di arrivare insieme in Cattedrale.
A parlare per tutti è Beatrice, sua compagna di classe fino allo scorso anno: “Continuiamo a chiederci perché dobbiamo salutarci così presto, perché non ti abbiamo abbracciato più forte l’ultima volta, perché il tuo sorriso ora lo vedremo solo nelle foto e nei video che ci sono rimasti… Hai lasciato una spazio che difficilmente si riempirà. Non siamo qui per dirti addio, ma perché continui a vivere in tutto quello che ci hai lasciato… solo ora abbiamo capito che bisogna imparare ad apprezzare ciò che abbiamo, prima che il tempo ci costringa ad apprezzare ciò che ora non abbiamo più”.
Musica, fede e ricordi che restano
A ricostruire il ritratto di Giovanni sono anche don Vincenzo Passareli, suo insegnante di religione, e don Stefano, che ricordano la sua passione per la musica. Suonava pianoforte e chitarra, amava – come racconta il padre – “incredibilmente Battisti e De Gregori”.
Don Stefano affida alla musica anche un’immagine per chi resta, paragonando la vita di Giovanni alla “Incompiuta” di Schubert: interrotta, eppure capace di lasciare bellezza.
Il lutto di una città
“Oggi è il tempo del dolore”, ricorda il sindaco Lepore. “Ricordiamo Giovanni e anche Alessandro, ci sarà bisogno che il Paese rifletta su quanto è accaduto. E questi giovani oggi sono un segnale di luce, da loro dobbiamo imparare senza lasciarli mai soli. Chi non ha vigilato ha delle responsabilità, perché aveva la vita di questi ragazzi tra le mani“. Parole condivise anche dal presidente De Pascale.
Resta il silenzio, quando tutto finisce. Resta una città che si scopre fragile davanti a una vita spezzata troppo presto, a un’età in cui il futuro dovrebbe essere l’unico pensiero possibile. Giovanni lascia un vuoto che non si misura con le parole, ma con l’assenza quotidiana: negli sguardi dei compagni, nelle domeniche allo stadio, nei sogni che non avranno il tempo di diventare ricordi. Bologna lo saluta così, con rispetto e dolore, consapevole che certe ferite non si chiudono, ma si imparano a portare. E che ricordare, oggi, è l’unico modo per restare vicini.
Fonte: Più Stadio, Marco Tarozzi
Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook
