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Italia fuori dal Mondiale, Gattuso: «Ingiusto, abbiamo dato tutto». Ma nessuno si fa da parte

Notte nera per la Nazionale italiana di calcio: gli Azzurri falliscono ancora la corsa alla rassegna iridata, scoppia la bufera sui vertici della Federazione.

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Gabriele Gravina, presidente della FIGC, e Gennaro Gattuso, CT della Nazionale
Gabriele Gravina, presidente della FIGC, e Gennaro Gattuso, CT della Nazionale: immagini conferenza post partita

La Nazionale Italiana, campione del mondo per quattro volte, è una volta di più fuori dal Mondiale. A fallire l’appuntamento più importante, per la terza volta di volta di fila è l’Italia del CT Gennaro Gattuso, che non è riuscito a fare molto meglio di Ventura prima e Mancini poi.

Una serata che Gattuso ricorderà per sempre, perché l’ha conclusa in lacrime. Lui che alla Nazionale ha sempre detto e continua a dire di voler dare tutto, purtroppo ha fallito. E allora diventeranno 16 gli anni senza vedere gli Azzurri giocare una rassegna iridita. E, al di là di quanto dica il, CT «Ingiusto, abbiamo dato tutto»,  cercando di dribblare il tema arbitrale, di fatto però fa emergere l’alibi della direzione di Turpin «Non voglio parlare di arbitri», è giusto così.

Il naufragio di Zenica

Checché ne dica il commissario tecnico ieri, è andata in scena un’altra prestazione negativa dell’Italia. I numeri parlano chiaro: 30 tiri a 9 e una remissività che alla fine, nonostante le occasioni per andare sullo 0-2, ha punito gli Azzurri.

Prima dell’espulsione e dopo l’espulsione di Bastoni, la Bosnia è stata superiore all’Italia nella reale volontà e nel coraggio di portare a casa la qualificazione al Mondiale. Non basta il sacrosanto rosso al difensore interista, autore di un intervento scellerato a oltre un tempo dalla fine, a spiegare il rovescio subito dall’Italia.

Tutti a casa, o forse no

Nel dopo partita, il presidente della Federazione Gravina (in sella dal 2019, protagonista anche della mancata qualificazione del 2022) ha dribblato l’unica azione che avrebbe dovuto fare: le dimissioni. «Non è il tempo della politica, non mi dimetto, per questo c’è il consiglio federale».

Le dimissioni un minuto dopo l’ennesimo risultato deludente sarebbero il minimo dal presidente della FIGC, che porta quattro stelle sul petto. Invece no, Gravina rincara la dose e si avventura nella riconferma di Gattuso alla guida degli Azzurri e Buffon al suo fianco. Due protagonisti che hanno fallito l’unico obiettivo che gli era stato dato.

Nessuno si dimette, nessuno ammette le proprie colpe, parla solo Spinazzola tra i giocatori, gli altri si nascondono. Anzi, arrivano complimenti a un gruppo che non è stato in grado di andare in uno stadio di 8800 persone (di cui 500 italiani) a vincere una partita contro una squadra inferiore, come testimoniano le occasioni concesse a ripetizione dopo l’espulsione di Bastoni. Il discorso si allargherebbero troppo, ma il succo è evidente: l’Italia del calcio affonda e nessuno ha la dignità di farsi da parte.

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