Seguici su

Bologna FC

Dove c’è Rowe c’è dribbling

Il dribbling come gesto tecnico e culturale: nel Bologna che guarda all’Europa, la qualità individuale di Jonathan Rowe diventa un fattore determinante.

Pubblicato

il

Jonathan Rowe durante Bologna-Celtic (@Damiano Fiorentini)
Jonathan Rowe durante Bologna-Celtic (@Damiano Fiorentini)

Negli ultimi anni la Serie A è stata spesso raccontata come un campionato organizzato e strutturato, eccellente nell’esaltare la solidità tattica ma talvolta meno incline a favorire l’imprevedibilità. Così, il ritorno del dribbling come caratteristica decisiva può essere un segnale di cambiamento. Non solo una questione estetica, ma un elemento tecnico in grado di riaccendere partite spesso bloccate e restituire ritmo ed emozione al gioco. Dentro questa tendenza si inserisce il percorso di Jonathan Rowe al Bologna. Ecco perché.

L’impatto di Rowe a Bologna

Arrivato la scorsa estate dal Marsiglia, l’esterno offensivo rossoblù ha impiegato relativamente poco tempo per lasciare un segno. I 29 dribbling riusciti finora in questa stagione 2025/26 lo collocano tra i migliori specialisti del campionato in questa statistica. Precisamente si colloca in top 15 al quattordicesimo posto.

Perché è importante? Perché da una parte si tratta di una predisposizione naturale all’uno contro uno; dall’altra questo porta a incidere nel modo più diretto possibile sull’andamento delle partite.

Jonathan Rowe sul volo per Birmingham per Aston Villa-Bologna (©Bologna FC 1909)

Jonathan Rowe sul volo per Birmingham per Aston Villa-Bologna (©Bologna FC 1909)

Il valore tattico del dribbling

Saltare l’uomo, infatti, significa rompere l’equilibrio tattico, costringere le difese a modificare le proprie letture e creare spazi che prima non esistevano. È una scelta tecnica ma anche mentale, che implica coraggio, istinto e una certa freschezza nell’interpretazione del gioco.

Kenan Yildiz, attaccante Juventus (© Juventus.com)

Kenan Yildiz, attaccante Juventus (© Juventus.com)

Non è un caso che tra i migliori dribblatori del campionato figurino soprattutto giocatori molto giovani (Yildiz, Palestra e Nico Paz in ordine sul podio): profili che vivono il calcio con spontaneità e che non hanno ancora interiorizzato completamente i vincoli di un sistema estremamente standardizzato come quello della Serie A.

Freschezza e prospettiva europea, Jonathan Rowe è sullo sfondo di questo scenario

È bene ricordare che il dribbling non è soltanto estetica: è uno strumento competitivo. Le difese organizzate si superano anche con la qualità individuale, con la capacità di creare qualcosa fuori dallo spartito tattico. Rowe incarna proprio questa possibilità. E se la Serie A sta davvero iniziando ad accogliere sempre più giovani talenti offensivi, probabilmente sta comprendendo quanto l’imprevedibilità si importante nel calcio contemporaneo.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *