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De Silvestri a Campus Talks: « Siniša? Penso che prima di salire in cielo mi abbia regalato il Bologna»

Le dichiarazioni di Lorenzo De Silvestri al podcast firmato Macron, raccontano l’intera carriera del giocatore rossoblù: dall’esordio fino ad oggi.

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De Silvestri regge il proprio due aste da Sindaco (@ Bolognafc.it)
De Silvestri regge il proprio due aste da Sindaco (@ Bolognafc.it)

Nella settimana puntata del podcast Campus Talks, firmato Macron, è intervenuto il “sindaco” rossoblù: Lollo De Silvestri. Ecco le sue parole.

Le parole di Lollo De Silvestri, sul Bologna e non solo…

Hai accumulato più di 450 partite in Serie A, hai da poco superato Roberto Baggio, una figura iconica del calcio italiano. Quindi la domanda che viene più spontanea è: dove si trova la forza tutt’ora per perseverare e per arrivare dove sei arrivato tu ?

«Sicuramente si parte dalla passione e io dico sempre che mi sveglio felice al mattino e vado volentieri al campo. È necessario anche avere una mentalità aperta. L’ho imparato anche dal passato, dai giocatori esperti quando ero giovane, che per me erano un po’ too much. Troppo ancorati a un calcio del passato cercando di non far integrare i nuovi giovani. Io mi ricordo ancora quei momenti e dicevo tra me e me: quando sarò io il giocatore esperto non vorrò essere così. Va bene far mantenere le regole, ma cercherò di capire anche la nuova generazione. Ed è quello che sto facendo, perché oltre al sacrificio e l’alimentazione, la testa e la mentalità giovanile è importantissima».

Perché ti chiamano Sindaco di Bologna, se sei romano?

«È nata un po’ come gag. Questa è la mia sesta stagione qui, è la squadra con cui dove ho militato di più nella mia carriera, però mi sono sentito subito a casa. Forse perché mi piace vivere la città appieno, quindi camminare, avere i rapporti con i negozianti. Avendo questo tipo di rapporti anche con ristoratori e con i bar, ho iniziato a fare apprezzare Bologna a tutti i nuovi arrivati e quindi ogni volta che arriva un nuovo componente della squadra lo inserisco nel gruppo WhatsApp. Gli dico: “Guarda, ti inoltro i numeri dei proprietari dei bar, dei ristoranti e tutte le cose da vedere”. Insomma, faccio un po’ da Cicerone perché Bologna mi piace tanto e quindi da lì forse è nato il soprannome di sindaco di Bologna».

Quindi c’è un valore anche nel concetto di team, nel come si crea un legame?

«Il club investe molto nei ragazzi giovani dall’estero e quindi ho pensato: come faccio a far apprezzare subito la città? come faccio a fargli capire subito l’obiettivo del club. E mi sono risposto: mi devo inventare qualcosa. Quindi spesso li porto in giro, gli faccio capire quali sono i ristoranti dove andare, quali sono le cose più belle da vedere, perché penso che poi così possono anche performare prima in campo, meglio in campo e si possono adattare subito. In questi anni ha portato i frutti».

Tuo padre non voleva farti giocare a calcio. Voleva farti fare un altro sport. Quale?

«Mio padre non voleva che giocassi a calcio. Facevo lo scii di fondo, dall’età di 4 anni. Solo che in pausa a scuola giocavo sempre a calcio, quando lo aspettavo a ginnastica giocavo a calcio. Dopo aver vinto un trofeo ho detto a mio padre: ascolta, adesso che ho vinto il trofeo mi fai fare calcio o io smetto di fare sport.” A quel punto si è costretto un pochino. Mi mancavano tantissimi fondamentali quando ho iniziato ma ero una specie di robot dello sport di sacrificio. Mio padre in realtà mi ha aiutato e mi ha preparato poi per la mia carriera».

De Silvestri sull’infortunio al ginocchio:

«Io mi feci male nel momento migliore della mia carriera. Ero titolare nazionale, Sinisa stava andando al Milan, mi avrebbe portato con lui. E ai tempi c’era Zenga come allenatore della Sampdoria che mi lui mi chiamò e mi disse “Guarda, mi raccomando, filmati sempre il ginocchio per vedere i vari miglioramenti”. Io mi faccio male in Croazia-Italia ma era l’ultima partita della stagione, io mi faccio male nell’ultima partita. Sarei andato in vacanza il giorno dopo e quindi mi è crollato un po’ il mondo addosso, però poi lì non hai tempo per pensare perché ti devi subito mettere nella riabilitazione».

Quindi non tutte le carriere sono sempre lineari. C’è stato anche un momento in cui De Silvestri ha pensato addirittura di di allontanarti dal calcio?

«Sì, assolutamente. Non me ne vergogno a dirlo. Io il primo il primo anno, prima stagione che arrivo a Genova, arrivo a
Genova, una Samp neopromossa della Serie B e io avevo già esordito nazionale, giocato in Champions League, avevo più di 100 partite in Serie A e quindi mi sentivo vabbè, vado a Genova e gioco facile. Invece i primi 6 mesi ho avuto difficoltà, eh, non giocavo, eh, non sai quando non giochi perdi fiducia, non ti senti più te stesso. Non volevo uscire di casa. Poi sono riuscito a capire quanto sono fortunato a fare il lavoro che faccio».

Un denominatore comune è Siniša Mihajlović, che è stato molto importante…

«Praticamente mi ha visto crescere e l’ho avuto la prima volta a Firenze a 21 anni, 22 e l’ultima volta a 35 qui a Bologna. È stato un secondo padre per me e anzi spesso voglio pensare che prima di salire in cielo mi ha regalato il Bologna. Mi ha voluto fortemente qui un’altra volta e mi ha detto “Vieni fidati”, perché io stavo per rinnovare col Torino. Io mi sono fidato totalmente, perché poi le ultime tre stagioni sono state le più belle della mia carriera perché in età adulta, le apprezzi forse ancora di più».

Quanto è importante cercare di affrontare le difficoltà?

«Io spesso dico ai ragazzi di non guardare i social, ma in realtà è impossibile. Li uso anche io. La verità è che bisogna imparare a gestirli e capire cosa guardare e cosa no. La gestione del fallimento arriva capendo che è parte dell’apprendimento. Sì, a parole è facile, poi però quando arriva lo devi saper gestire e devi avere delle figure che ti aiutino, perché alcuni ce la fanno da soli perché ma quando arriva il giudizio negativo, devi imparare a tirarti sù, perché la domenica devi rigiocare».

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