Bologna FC
Jonathan Rowe: «Non ho ancora vinto un trofeo. Non ancora…»
Ironia inglese e mentalità vincente: questo è Jonathan Rowe, colui che rigorista non è, ma che per il Bologna farebbe questo ed altro
Jonathan Rowe. Per lui la finale di Supercoppa è già iniziata. Molto British, sia nel look che nei toni, alla domanda: «lei non ha mai vinto nulla con un club» risponde «not yet». Non ancora. Signore e Signori, the show is about to begin.
Jonathan Rowe, ironia inglese e mentalità vincente
«È sempre difficile tirare un rigore in partite importanti» dice Rowe in merito al perfetto tiro dagli undici metri realizzato nella fase finale della gara contro l’Inter. Rigorista? «Io? È stato il secondo rigore che ho calciato nella mia carriera!» confessa. Per il Bologna, questo e altro: «Credo in me stesso e l’ho fatto per aiutare la squadra».
Jonathan Rowe in Bologna-Como (© Damiano Fiorentini x 1000cuorirossoblù)
Mancano poco più di 24 ore alla finale contro il Napoli, avversario temibile: «Sono una grande squadra, con giocatori forti. Sarà una bella sfida: speriamo di confermarci come è accaduto in campionato. Loro difendono a cinque, è uno degli aspetti più complessi del calcio italiano: in tanti difendono così ed è più difficile per gli attaccanti». Una vera sfida per Jonathan, alla ricerca del suo primo trofeo con un club, il Bologna: «Abbiamo una mentalità forte come le big. Stiamo crescendo passo dopo passo». Continua: «È davvero un bell’ambiente e la concorrenza è un fattore positivo. Tutti lottano per giocare, questo non fa che aiutare la crescita. Mi spiace solo che Bernardeschi non ci sarà in finale».
Nascere nel tempio del calcio non basta: you need talent
Nato a Wembley, nel tempio del calcio: diventare calciatore era scritto del destino? No, lui non ci crede: «Se non hai talento non basta crescere a Wembley, anche se le persone e la famiglia mi hanno sempre aiutato, la cosa fondamentale è il lavoro». Consapevolezza e maturità, raggiunte anche grazie all’aiuto di due allenatori italiani, De Zerbi e Italiano: «Il primo preferisce il fraseggio, Italiano è più diretto. Un aspetto unico di Italiano è che comunica la formazione un’ora e mezzo prima della partita. Sta imparando l’inglese, a volte mi chiede qualcosa e lo aiuto». E Rowe? Lo sta imparando l’italiano? «Certo. Le prime parole che ho imparato sono ciao, buongiorno e sono molto stanco. Poi i compagni mi spiegano tutto, soprattutto prima delle partite».
La città gli vuole già bene e il fatto di essere l’acquisto più ricco della storia del Bologna non gli crea nessun problema: «Nessuna paura. Penso a lavorare e dare il massimo». Mentalità. In testa dice di avere solo la finale, ma alla domanda sul cibo italiano risponde senza esitazione che il suo piatto preferito è la «fantastica pasta al pesto».
(Fonte: Fabio Mandarini, Stadio)
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