Bologna FC
Metamorfosi Bologna: i fisiologici rigetti della cura Tedesco
Un solo punto in quattro gare e la crisi sembra annunciata, ma dietro l’inizio buio del Bologna c’è il prezzo doloroso di un evoluzione tattica destinata a dare i suoi frutti
1 punto fatto su 12 disponibili. Questo il deludente score del Bologna di Domenico Tedesco al termine di Napoli-Bologna e dopo le prime 4 giornate di Serie A.
Lo zoccolo duro della tifoseria bolognese è ottimista e compatto insieme alla squadra, ma qualche timido rigurgito verso la nuova guida tecnica esiste. Una vera analisi, tuttavia, non può prescindere da una coscienza più profonda della situazione.
Un inizio travagliato
Guardare la classifica oggi fa male, ma fermarsi ai numeri sarebbe un esercizio troppo banale per capire cosa sta accadendo a Casteldebole.
L’inizio di stagione racconta di un Bologna impantanato in una preoccupante sterilità offensiva (2 gol fatti e 5 subiti), orfano dell’imprevedibilità e della forza d’urto che il mercato estivo ha portato via insieme alle cessioni di Rowe e Castro.
La manovra rossoblù appare ancora lenta, compassata e imbrigliata in una rigidità tattica che, pur con l’intento di garantire ordine e solidità, fatica a trovare estro e sbocchi coi soli Cambiaghi e Bernardeschi, i giocatori in forma e continui al momento.
Al Maradona si è vista una squadra sì ordinata, ma a tratti quasi rinunciataria, senza idee e incapace di verticalizzare.
Come ammesso nel post-gara dal vice-allenatore Andrea Tarozzi:
«Noi ci abbiamo provato con l’ordine, la disciplina, ma […] abbiamo creato forse un po’ troppo poco».
Insomma, Tedesco deve ancora trovare la chiave per aprire le porte del Bologna che verrà e per far esprimere al meglio il suo potenziale offensivo.
Rigurgiti del calcio di Tedesco?
I problemi emersi a Napoli non si fermano alla sola fase d’attacco, ma riguardano anche la gestione complessiva dei ritmi e della concentrazione.
Tarozzi ha sintetizzato lucidamente il dilemma tattico del momento:
«Vorremmo vedere più intensità e qualità insieme, perché fino adesso siamo riusciti a ottenere o l’una o l’altra. […] Quando ci abbiamo messo un po’ più di qualità nei minuti finali abbiamo perso un po’ di ordine, un po’ di intensità. Ed è quella quadra che in questo momento stiamo faticando un pochino a trovare».
A questo si aggiungono le disattenzioni difensive che sono costate caro sulla rimessa laterale di Lobotka:
«Dobbiamo aumentare ancora di più l’attenzione perché prendere due gol da fallo laterale dà un po’ fastidio».
Anche fuori dal campo si vivono giorni complessi: l’esclusione dai titolari di Skorupski, comunque non in stato di grazia, a favore del giovane Pessina per un ritardo alla riunione tecnica dimostra la solidità societaria, ma fotografa la tensione del momento, accentuata dalla squalifica di Tedesco e dall’inibizione del patron Saputo.
I nuovi innesti, poi, non hanno ancora inciso a dovere: i ritardi dei vari Amondarain, Alhassane, ma soprattutto Mbangula e Dovbyk, tutti comprensibili e differentemente motivabili, fanno però sì che il peso dell’attacco gravi quasi del tutto sulle spalle di Piccoli.
Quest’ultimo, pur lavorando egregiamente per i compagni al punto da far credere che abbia un magnete quasi naturale per il pallone incastonato nel petto, pecca della spietatezza del vero killer d’area.
Pazienza ed equilibrio
I difetti di assestamento sono evidenti, ma questo Bologna sta semplicemente pagando il prezzo di una dolorosa mutazione strutturale.
Innanzitutto serve sottolineare come le sconfitte siano arrivate con Lazio, Atalanta e Napoli, tutte squadre oggi superiori ai rossoblù.
Domenico Tedesco, poi, non è un allenatore da soluzioni flash, ma un demiurgo di sistemi complessi: come già dimostrato nella sua carriera allo Schalke 04 e al Lipsia, le sue idee richiedono un periodo d’incubazione che può protrarsi anche diversi mesi prima di sprigionare un calcio moderno e vincente.
È il principio di ogni metamorfosi ed evoluzione: per acquisire una nuova forza bisogna spezzare la forma precedente e sopportare gli attriti e i fisiologici rigetti della nuova.
Il Bologna, tra un gruppo profondamente rimestato e un’iniezione improvvisa, senza anticorpi, di un calcio diverso, sta vivendo esattamente questo crucio tattico, ma le premesse per fare il salto di qualità ci sono tutte.
La rosa possiede risorse ancora inespresse di primissimo livello e non appena i sincronismi diverranno naturali, la squadra ritroverà equilibrio e cattiveria.
Il passo per ripartire verso Bologna-Torino, ultima gara prima della lunga sosta più che mai funzionale ai rossoblù, risiede proprio nel messaggio finale lanciato da Tarozzi:
«Dobbiamo anche togliere questa delusione che c’è sicuramente dopo la partita e dopo l’inizio del campionato. Non lo nascondiamo, ma dobbiamo trasformarla anche in positività. Dobbiamo guardare avanti […] perché la squadra c’è, la società è una società solidissima, l’ambiente Bologna prova a spingerci sempre. […] Poi sono convinto che riusciremo a fare una stagione serena e divertente. Le prime parole del mister furono: “Dobbiamo divertirci e divertire la gente”, quindi per adesso non ci siamo riusciti, ma io sono convinto che ci riusciremo».
La strada verso la nuova identità richiede dunque tempo e pazienza e, nonostante questo inizio buio, Bologna non deve scoraggiarsi.
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