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Paramatti: «Roma avversario duro, ma il Bologna può farcela»
L’ex difensore rossoblù compie 58 anni e guarda alla sfida europea contro la Roma: tra ricordi di carriera, il legame con Bologna e la convinzione che i rossoblù possano continuare il loro cammino internazionale.
Cinquantotto anni appena compiuti e un legame con Bologna che non si è mai davvero spezzato. Michele Paramatti continua a guardare ai rossoblù con l’affetto di chi in quella città ha costruito una parte fondamentale della propria carriera.
L’Europa nel cuore di Paramatti
L’ex difensore ricorda bene il percorso che lo ha portato nel calcio dei grandi: dai primi calci al pallone davanti alla chiesa del suo paese fino agli anni alla Spal, che già gli sembravano un traguardo enorme. Poi arrivò la chiamata di Ulivieri e, con essa, l’approdo a Bologna e alla Serie A.
È lì che Paramatti sente di aver trovato la sua dimensione. «A Bologna mi sono affacciato davvero al calcio dei grandi», racconta. «Qualche anno prima avevo quasi smesso di crederci. In quella città ho trovato la mia Nazionale, lo dico sempre».
Il Bologna e l’Europa di oggi
Lo sguardo dell’ex difensore è inevitabilmente rivolto alla sfida europea che attende i rossoblù contro la Roma negli ottavi di Europa League. Il momento in campionato non è dei più semplici, ma Paramatti invita a non drammatizzare.
Secondo lui, i cambiamenti della scorsa estate e alcuni episodi sfortunati hanno inciso sul rendimento della squadra. Tra questi cita anche l’infortunio di Lucumí, che aveva contribuito a dare solidità alla difesa. Quando un giocatore così importante manca, spiega, l’equilibrio dell’intero sistema può risentirne.
Per questo motivo, ora la priorità potrebbe diventare proprio l’Europa. Paramatti non parla di stagione compromessa in campionato, ma sottolinea che a volte una squadra trovi nuova energia concentrandosi su un obiettivo preciso. «In questo momento il pensiero deve andare all’Europa League. Il Bologna può provare ad andare avanti».
Una sfida difficile contro la Roma
L’ostacolo non è dei più semplici. La Roma resta un avversario complicato, anche per la presenza in panchina di Gasperini, tecnico che Paramatti considera capace di trasmettere entusiasmo e fiducia ai suoi giocatori. «È sicuramente un brutto cliente», ammette l’ex difensore. «Quando una squadra è allenata da Gasperini bisogna sempre stare molto attenti».
Il lavoro svolto negli anni a Bergamo è per lui la dimostrazione delle qualità dell’allenatore, e anche l’inizio dell’esperienza nella capitale è stato positivo. Nonostante questo, l’ex rossoblù non vede un divario insormontabile tra le due squadre. La classifica della prima fase europea parla chiaro: la Roma ha chiuso con un solo punto in più rispetto al Bologna. Una differenza minima, che secondo Paramatti non deve pesare nella testa dei giocatori rossoblù.
«Non devono sentirsi inferiori», sottolinea. «Alla fine si parte da zero a zero e il Bologna può giocarsela».
Le notti europee che non si dimenticano
Quando si parla di coppe internazionali, Paramatti torna inevitabilmente con la memoria alla fine degli anni Novanta. Le trasferte, l’attesa prima delle partite e la sensazione di affrontare avversari e stadi sconosciuti creavano un’atmosfera unica.
«L’Europa aveva qualcosa di speciale», racconta. «Già il viaggio verso la destinazione della partita faceva percepire che stavi vivendo qualcosa di diverso». L’Europa, spiega, aveva davvero il sapore dell’avventura. I viaggi e le partite ravvicinate tra campionato e coppe erano faticosi, ma anche entusiasmanti. «Si giocava ogni tre o quattro giorni, tra Serie A ed Europa, ma non ci pesava», ricorda.
Una stagione in particolare gli è rimasta impressa: quella del 1998-99, con il Bologna impegnato su più fronti tra Serie A, Intertoto, Coppa Uefa e Coppa Italia. «Fu un’annata lunghissima: arrivammo a giocare sessanta partite».
Tra rimpianti e orgoglio rossoblù
Tra i ricordi più forti c’è anche una serata amara, quella del ritorno contro il Marsiglia in Coppa Uefa, segnata da decisioni arbitrali contestate. Un episodio che ancora oggi lascia un po’ di rammarico. «Quella partita ci è rimasta dentro», ammette Paramatti. «Al Dall’Ara avevamo fatto una grande gara e io avevo anche segnato».
Eppure l’ex difensore preferisce soffermarsi su ciò che quella squadra riuscì a costruire. Ricorda con orgoglio l’atteggiamento del Bologna, capace di giocarsela fino all’ultimo anche dopo il pareggio dei francesi. «Nonostante tutto rischiammo ancora di vincerla», sottolinea.
Se invece deve scegliere un momento dal finale più felice, pensa alla doppia sfida dei quarti contro l’Olympique Lione. Dopo il netto 3-0 dell’andata a Bologna, il ritorno in Francia fu una battaglia difensiva giocata con determinazione e spirito di sacrificio. «Fu una resistenza incredibile», ricorda. «Ci difendemmo con il cuore e con l’orgoglio di indossare la maglia rossoblù».
Una serata che, ancora oggi, Paramatti racconta come uno dei simboli più autentici di quel Bologna: una squadra capace di lottare fino all’ultimo per la propria identità.
Fonte: Più Stadio, Marco Tarozzi
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