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Riforma Baggio: un’occasione persa per salvare la Nazionale
Un programma titanico di 900 pagine per rifondare il calcio italiano dalle radici: la riforma di Baggio che, forse, ci avrebbe risparmiato dodici anni di assenza ai Mondiali
Per la prima volta nella storia, una Nazionale campione del mondo non si qualifica ai Mondiali per tre volte di fila e sì, parliamo proprio dell’Italia. La sconfitta arrivata ieri sera contro la Bosnia condanna gli azzurri al ruolo di banali spettatori di un Mondiale che manca ormai da dodici lunghi anni. L’ultima partecipazione risale al lontano 2014, un anno dopo le dimissioni di Roberto Baggio dal ruolo di Presidente del Settore Tecnico della FIGC.
Cosa centra Baggio con la mancata qualificazione della Nazionale Italiana ai Mondiali? Fu proprio lui a proporre un progetto ampio e concreto che mirava a rifondare il calcio italiano dalle radici: 900 pagine di azioni concrete che avrebbero completamente ridisegnato il modo di imparare a giocare a calcio in Italia. Programma che, purtroppo, è rimasto lettera morta e forse oggi ci avrebbe risparmiato tre mondiali da spettatori.
Una nuova Nazionale: la riforma da 900 pagine di Roberto Baggio
Il calcio italiano non è morto ieri. Era il 2010, quando la Nazionale azzurra usciva al primo turno del Mondiale sudafricano e la FIGC affidava a Roberto Baggio la presidenza del Settore Tecnico. Nei mesi successivi, il Divin Codino si mise all’opera e radunò 50 collaboratori con i quali lavorò ad un ambizioso piano di riforma per il rilancio del calcio italiano.
Un programma titanico di 900 pagine. Vivai da ricostruire, scouting capillare su 100 distretti territoriali e formazione moderna degli allenatori, scelti per competenze pedagogiche e tecniche. Test di coordinazione e intelligenza di gioco, un database multimediale per archiviare gli esiti e monitorare lo sviluppo dei calciatori. Centri di studio permanenti e, soprattutto, valori etici come fondamenta del calcio.
L’immobilità della FIGC
Un progetto strutturato, completo e lungimirante, in linea con i modelli già messi in piedi da Spagna, Francia e Germania. Una ricerca portata davanti al Consiglio Federale nel dicembre 2011. Alla presentazione di 900 pagine a cui hanno lavorato 50 persone per oltre un anno viene dedicata appena una quindicina di minuti e i 10 milioni di euro promessi non arrivano mai. Nel gennaio 2013 Baggio si dimette, accusato di non essersi mai presentato alle riunioni del Consiglio Federale: «Come Presidente del Settore Tecnico non avevo il diritto di voto e avevo capito che era inutile stare ad assistere a riunioni che nulla avevano a che fare con il mio incarico» commentava al tempo.
Se quel programma fosse stato messo in atto, cosa sarebbe oggi la Nazionale Italiana? Probabilmente, staremmo raccogliendo i frutti di un decennio di lavoro sui giovani, oggi adulti. Eppure esiste un paradosso e ne abbiamo avuto la prova anche nell’ultimo Campionato Europeo.
La Nazionale Italiana: la realtà che non possiamo cancellare
Nel 2023 la Nazionale U19 vince l’Europeo di categoria, ma i protagonisti di quel trofeo oggi sono quasi tutti spariti. Della rosa di allora, soltanto 3 calciatori giocano regolarmente come titolari in Serie A: Ndour, Pio Esposito e Pisilli, oltre a Kayode che figura benissimo in Premier con il Brentford. Curioso se pensiamo che nel 2004 l’Italia vinceva l’Europeo U21 e che l’intera rosa sarebbe poi diventata parte della futura Serie A.
Ora la domanda la poniamo a voi: perché questo terzo fallimento consecutivo? Le risposte, forse, erano già nelle nostre mani. Quel dossier è ancora lì: riprendiamo in mano e leggiamolo sul serio, una volta per tutte.
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Fabio Fava
1 Aprile 2026 at 21:51
Tutto insieme facciamo in modo che questo progetto venga preso in considerazione e applicato seriamente perché,prima di tutto creato dal divin codino e non si discute e poi perché il progetto è ancora attualissimo oggi