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Italia, Gattuso: «Chi gioca a calcio vive per notti così»

A Zenica gli azzurri si giocano tutto: tra paura e orgoglio, Gattuso chiede concretezza e spirito di sacrificio.

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Gennaro Gattuso, nuovo allenatore della Nazionale Italiana (© FIGC)
Gennaro Gattuso, nuovo allenatore della Nazionale Italiana (© FIGC)

È una di quelle notti che non hanno bisogno di essere spiegate. L’Italia arriva a Zenica sapendo che non ci sono alternative: o si va avanti, o si cade. Lo scenario è quello tipico delle partite complicate, campo pesante, stadio caldo, tensione alta. Ma è proprio questo il punto: «Chi gioca a calcio vive per notti così», sottolinea Gennaro Gattuso, provando a trasformare la pressione in qualcosa di utile.

In tribuna ci saranno anche figure di primo piano come Aleksander Čeferin e Novak Djokovic, ma gli occhi, inevitabilmente, saranno tutti sul campo.

Italia, il peso di una notte decisiva

La partita contro la Bosnia non è solo una tappa del percorso: è un bivio. Perché se da una parte c’è la possibilità di restare in corsa, dall’altra c’è il rischio concreto di un’altra esclusione dal Mondiale. Un pensiero che Gattuso non evita, ma che preferisce rimandare. Lo definisce una “mazzata” possibile, assumendosi fin da ora le responsabilità, senza però perdere il focus sul presente.

Come riportato da ANSA, il commissario tecnico preferisce non spingersi oltre con i pensieri: prima viene la partita, tutto il resto verrà dopo. Ed è proprio qui che si misura la tenuta della squadra.

Un’Italia più compatta per affrontare la pressione

Gattuso, però, vede segnali diversi rispetto al passato recente. Non parla di una squadra spettacolare, anzi: ammette che non sarà “bellina”. Ma rivendica una crescita chiara, soprattutto nella solidità. Se qualche mese fa gli avversari arrivavano con troppa facilità in porta, oggi l’Italia sa leggere meglio le situazioni, sa soffrire di più e, soprattutto, si muove da squadra.

Ed è proprio questo il punto su cui insiste di più: il gruppo. Non solo chi scenderà in campo, ma anche chi è rimasto fuori. Il gesto di Giovanni Di Lorenzo, presente nonostante l’infortunio, diventa il simbolo di uno spirito che l’allenatore considera fondamentale in una notte così.

Tra campo difficile e scelte già viste

Sul piano tecnico, le indicazioni portano verso una certa continuità. L’undici dell’Italia, dovrebbe essere quello visto contro l’Irlanda del Nord, con Retegui e Kean davanti, anche se il ct non si sbilancia.

C’è poi il tema del campo, appesantito dalla pioggia e dalla neve dei giorni precedenti. Ma anche qui Gattuso è netto: niente alibi. Se le condizioni sono complicate, lo sono per entrambe le squadre. E allora diventa una questione di adattamento, di atteggiamento, più che di qualità pura.

Rispetto per la Bosnia, senza cercare scuse

Dall’altra parte c’è una Bosnia che non va presa alla leggera. Una squadra fisica, intensa, che quando attacca sa farsi sentire. Gennaro Gattuso lo riconosce e lo sottolinea, spendendo parole di stima per Edin Džeko, definito un uomo di grandi valori prima ancora che un grande giocatore.

Apprezzamento anche per il tecnico Sergej Barbarez, capace di entrare in sintonia con i suoi. Il pubblico sarà caldo, certo, ma senza esagerazioni: «Non ho mai visto i tifosi segnare», ricorda Gattuso, riportando tutto dentro i confini del campo.

Alla fine, il discorso torna sempre lì. Non sarà la partita della bellezza, ma quella della sostanza. Servirà resistere, adattarsi, colpire quando capita. Perché novanta minuti possono cambiare tutto. E l’Italia, stavolta, non può permettersi di sbagliare.

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