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Quando il dilettantismo ti porta in cima al mondo…e il professionismo no

Come si può oggi, 1 aprile 2026, parlare di professionismo nel calcio e di dilettantismo per gli altri sport?

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FIFA, dal 2026 al 2023 ci sarà un'unica maxi pausa Nazionali (© FIGC)
(© FIGC)

C’è chi stamattina si è svegliato e, oltre a pensare che quanto successo ieri sera in quel di Zenica fosse solo un incubo o un pesce d’aprile, ha letto le parole di Gabriele Gravina. C’è chi, invece, quelle parole le ha sentite in diretta, subito dopo un’altra gigantesca delusione da parte del movimento calcistico italiano. «Il calcio italiano è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici»: ebbene, presidente Gravina, oltre a non essere men che meno sport dilettantistici, l’Italia è un vanto agli occhi del mondo per tutti quegli sport, non di certo per il calcio.

Gabriele Gravina e le parole post Bosnia-Italia

Una frase che, per quanto riletta, non ha davvero alcun appiglio di verità. Frase, quella citata nell’introduzione, che Gabriele Gravina pronuncia per paragonare le riforme attorno agli altri sport che non siano il calcio, per perorare una causa di difficoltà nel portare avanti quello che non si sa se è ancora lo sport preferito degli italiani. Che oggi, forse, quando vedono gli “sport dilettantistici” portarci sul tetto del mondo sono un po’ più orgogliosi. Dopo sette anni e mezzo di mandato, dall’ottobre 2018, come si può arrivare a oggi senza una sola rivoluzione compiuta, anche da lui stesso, e dare come al solito la colpa anche agli altri?

Siamo ancora fuori da un Mondiale di calcio, mentre abbiamo un potenziale numero uno al mondo nel tennis – movimento che ha quattro tennisti italiani in top-20 – e due italiani in cima alla classifica piloti di Formula Uno e MotoGP (questo con Aprilia, oltretutto). Ma anche due nazionali campioni del mondo nella pallavolo, quella maschile e quella femminile, 30 medaglie nelle Olimpiadi invernali (di cui 10 d’oro), 40 alle Olimpiadi estive di due anni fa. Una nazionale di baseball che arriva alle semifinali del mondiale, una nazionale di rugby che sta pian piano regalando soddisfazioni, e tanto altro ancora: non sarà che il problema è il nostro movimento calcistico, abbagliato da un Europeo vinto cinque anni fa e da due finali di Champions League, che sono acqua nel deserto e lo sono sempre state in questi anni.

Oltre il fondo…c’è il fondo

Il fondo sembrava il 13 novembre 2017, ma quello, visto oggi, non lo era assolutamente. Il calcio italiano non è mai ripartito. Non lo fa dai propri vertici federali, e la dimostrazione sono le parole di Gravina. Se il primo pensiero è fare i complimenti dopo la terza eliminazione dai playoff mondiali e il puntare il dito contro il Governo, contro l’impossibilità di fare riforme quando si è padroni del proprio destino e di quello di tutto il movimento, allora questo è il vero fondo del barile. Quando letteralmente il paese intero riguardo allo sport è riconosciuto da anni sempre di più grazie a ciò che si è costruito in questi anni e alle persone giuste. Allora no, è meglio non parlare di professionismo inerente al calcio e di dilettantismo inerente agli altri sport: a quanto pare, però, di figuracce il nostro calcio non ne ha mai abbastanza.

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