Calcio
Parigi ritrova il suo derby
Il ritorno del derby non è solo una sfida cittadina: tra PSG e Paris FC prende forma un nuovo equilibrio destinato a ridisegnare il futuro del calcio francese.
Per decenni Parigi è stata una capitale calcistica incompleta. Grande, ricchissima, centrale nel panorama europeo, ma priva di ciò che rende davvero vivo il calcio in una città: una rivalità interna. Oggi quella mancanza si colma. Il derby tra Paris Saint-Germain e Paris Football Club, atteso da 47 anni, non è soltanto un evento simbolico, ma il possibile punto di partenza di una nuova fase. Perché quando una metropoli smette di avere una sola voce, spesso inizia una stagione diversa.
Derby e identità: Parigi ritrova se stessa
Il PSG ha risolto da tempo una prima anomalia, trasformandosi da club qualunque a potenza mondiale grazie all’intervento dell’emiro del Qatar. Ma restava un vuoto strutturale: l’assenza di un vero antagonista cittadino. Londra, Madrid e Milano hanno costruito parte della loro grandezza proprio sulla convivenza di più anime calcistiche. Parigi, fino a oggi, no.
Il ritorno del Paris FC in Ligue 1 colma finalmente questa distanza. L’ultimo confronto ufficiale tra le due squadre risaliva al 17 dicembre 1978, un 1-1 giocato al Parco dei Principi. Domani, nello stesso stadio, il derby torna in scena con un significato nuovo: non nostaligia, ma prospettiva.
Tra miliardi e visione, il derby cambia scala
Il confronto è inevitabilmente segnato dalla forza economica dei proprietari. Da un lato il fondo QIA , legato all’emiro del Qatar, con attivi stimati oltre i 480 miliardi di euro, parte dei quali confluiti in QSI, la società che controlla il PSG. Dall’altro la famiglia Arnault, simbolo globale del lusso, con LVMH che supero i 320 miliardi di euro di capitalizzazione.
Bernard Arnault, fondatore del gruppo, è stato per alcuni mesi dello scorso anno l’uomo più ricco del mondo secondo Forbes; oggi è settimo con un patrimonio personale di 166 miliardi. Due mondi diversi, ma accomunati da una stessa capacità: trasformare i club in strumenti di visione globale. Ed è qui che il derby smette di essere solo sportivo e diventa culturale.
Squadre lontane, ma parte dello stesso futuro
Sul campo il divario resta evidente. Il PSG arriva da campione d’Europa, titolo conquistato solo lo scorso maggio dopo investimenti per 2,4 miliardi di euro dal 2011. Un traguardo raggiunto quando il progetto ha rinunciato alle superstar come Neymar, Messi e Mbappé per affidarsi a un’idea più collettiva, guidata da Luis Enrique e incarnata dal Pallone d’Oro Dembélé.
Il Paris FC, invece, è una neopromossa in difficoltà, quattordicesima in classifica e a quattro punti dalla zona retrocessione. Eppure, anche qui, la distanza non cancella il senso del momento. Perché le stagioni d’oro non nascono dall’equilibrio immediato, ma dalla convivenza di ambizioni differenti nello stesso spazio.
Costruire oggi per contare domani
Antoine Arnault, alla guida del club, prepara un mercato di gennaio deciso per rafforzare una rosa senza nomi altisonanti. Il capitano è Maxime Lopez, con esperienze a Sassuolo e Fiorentina. In squadra ci sono anche Ikoné e il portiere Trapp, ex PSG per tre stagioni.
In panchina siede Stéphane Gilli, mentre sullo sfondo osserva Jurgen Klopp, consulente della RedBull, entrata come socio di minoranza accanto agli Arnault. L’obiettivo immediato è la salvezza, ma lo sguardo è più lungo. Perché il valore di questo derby non sta nel risultato di domani, ma nella continuità che può generare.
La storia suggerisce che nulla è scontato
Nei sette precedenti tra le squadre, il bilancio è sorprendentemente favorevole al Paris FC. Dopo la sconfitta iniziale in amichevole nel 1976, il club oggi degli Arnault ha vinto le ultime due sfide, compresa quella di agosto di trent’anni fa, quando militava in terza divisione.
Un dettaglio che non ribalta i pronostici, ma rafforza il senso del racconto. Perché i derby, quando tornano dopo mezzo secolo, non servono a confermare gerarchie. Servono a creare storie. E Parigi, finalmente, sembra pronta a viverne una nuova.
Fonte: La Gazzetta dello Sport, Alessandro Grandesso
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