Calcio
Ricavi e Champions League: perché il fatturato fa la differenza. Italia, dove sei?
Le classifiche economiche e quelle sportive si somigliano sempre di più: ecco come il calcio europeo ha cambiato pelle.
Se il calcio fosse davvero solo una favola, la Champions League sarebbe il regno dell’imprevisto. Nella realtà, però, i conti tornano quasi sempre. Basta mettere una accanto all’altra due classifiche apparentemente lontane: quella dei club europei più ricchi e quella del maxi-girone di Champions. Il risultato è sorprendente solo fino a un certo punto. Le grandi d’Europa vincono anche fuori dal campo, e sempre più spesso l’ordine economico si riflette fedelmente in quello sportivo.
I ricavi della Champions: i bilanci anticipano il campo
Tra le prime dieci squadre per fatturato, otto occupano anche le posizioni di vertice in Champions. Se si allarga lo sguardo alle prime tredici, la sovrapposizione resta: dieci nomi coincidono. Le eccezioni sono poche e riguardano casi particolari. Il Newcastle, sostenuto dal fondo saudita PIF, è ancora lontano dall’élite per ricavi ma già competitivo sul campo. Sporting e Atalanta, invece, rappresentano l’ormai rara anomalia virtuosa: risultati sportivi che anticipano (o prescindono) dalla potenza finanziaria.
Pallone della Champions League (© Depositphotos)
La vetrina della Champions League
Il legame tra soldi e successi non è una novità nel calcio, ma negli ultimi anni si è fatto sempre più stretto. Le competizioni europee non si limitano a distribuire premi milionari: sono vetrine globali che moltiplicano valore, visibilità e appeal commerciale. Essere protagonisti in Champions League – e in generale in Europa – significa attirare sponsor, partner e pubblico in ogni angolo del mondo. I top club non sono più soltanto squadre di calcio: sono marchi internazionali, piattaforme di intrattenimento capaci di generare ricavi, ben oltre i novanta minuti.
Calciomercato Bologna 2024/25
La potenza di uno stadio
I numeri messi in fila da Deloitte lo certificano. I primi venti club europei hanno toccato nel 2024-25 un fatturato complessivo di 12,4 miliardi di euro, con una crescita dell’11% rispetto alla stagione precedente. Un’espansione trainata soprattutto dai ricavi commerciali e dalle sponsorizzazioni, ma anche da un utilizzo sempre più creativo degli stadi. Gli impianti non sono più semplici contenitori di partite: diventano luoghi da vivere ogni giorno, con ristoranti, birrerie, hotel, eventi e spazi pensati per trasformare il brand in un’esperienza continua.
Non a caso, oggi la voce commerciale pesa più di tutte le altre, con una media di 265 milioni per club. Investire sugli stadi è diventato imprescindibile: servono strutture moderne, multifunzionali, capaci di valorizzare il pubblico e di monetizzare l’attenzione globale che il calcio d’élite è in grado di attirare.
Il Meazza di Milano (©Bologna Fc 1909)
Ricavi di Champions, sbilanciati ma non troppo: dov’è l’Italia?
In cima alla classifica dei ricavi c’è il Real Madrid, che con il nuovo Bernabéu finalmente a pieno regime ha superato quota 1,16 miliardi di euro, spinto da un incremento del 23% nei ricavi commerciali. Subito dietro il Barcellona, a 975 milioni, aiutato anche dalla vendita dei posti premium del nuovo Camp Nou, ancora in fase di completamento ma già decisivo per i conti.
La top ten è l’immagine di un’Europa sbilanciata: sei club inglesi, due spagnoli, uno tedesco e uno francese. L’Italia resta fuori, anche nel suo momento migliore. L’Inter, reduce dalla finale di Champions e dal Mondiale per Club, ha stabilito il record storico per il calcio italiano con 538 milioni di ricavi, ma si ferma all’undicesimo posto. Alle sue spalle Milan e Juventus, rispettivamente quindicesima e sedicesima.
Il messaggio è chiaro, e vale anche per chi — come il Bologna — si affaccia oggi sul palcoscenico europeo: competere in Europa significa entrare in un sistema dove il campo e il bilancio camminano insieme. Le favole esistono ancora, ma per durare – purtroppo per il vecchio calcio – devono imparare a parlare anche il linguaggio dei numeri.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
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