Idee & Consigli
Bologna chiude tra rimpianti europei e una stagione che lascia comunque basi solide
Ci sono stagioni che si giudicano dalla classifica e stagioni che si giudicano dalle emozioni. Questa del Bologna, probabilmente, va giudicata da entrambe e il verdetto cambia a seconda di dove si guarda.
L’ottavo posto finale in campionato dice che i rossoblù resteranno fuori dall’Europa dopo due anni consecutivi di coppe. Le notti del Dall’Ara in Europa League dicono invece che questa squadra ha saputo giocarsela con chiunque, fino a inchinarsi solo alla corazzata che avrebbe poi alzato il trofeo.
L’Europa, tra orgoglio e rimpianto
Il cammino europeo resta la fotografia più bella dell’annata. L’eliminazione della Roma negli ottavi, con il gol di Cambiaghi nel secondo tempo supplementare a decidere il derby italiano, è già entrata nella memoria collettiva della tifoseria. Poi, ai quarti, l’Aston Villa: l’unica squadra capace di battere il Bologna in Europa quest’anno, e non a caso quella che ha dominato la competizione fino alla vittoria finale.
C’è rimpianto, certo, ma di quelli nobili: uscire solo contro i futuri campioni, dopo aver messo in bacheca quasi ventidue milioni di ricavi europei, non è una macchia. È una conferma.
Il campionato e quella coppa scivolata via
Più complicato il discorso in Serie A. Un tragitto ondivago, con troppe frenate casalinghe nei momenti in cui serviva accelerare, ha condannato i rossoblù a un ottavo posto che sta stretto a tutti.
E poi la Coppa Italia, la competizione che un anno fa aveva regalato la notte più bella degli ultimi cinquant’anni: stavolta l’avventura si è chiusa ai rigori contro la Lazio, con gli errori dal dischetto di Ferguson e Orsolini a spegnere il sogno di difendere la coccarda tricolore. È forse questo il rimpianto più bruciante, perché quel trofeo avrebbe cambiato il giudizio sull’intera stagione.
Un’estate lunga, da riempire
Senza coppe europee all’orizzonte, l’estate del tifoso rossoblù sarà più lunga del solito: niente sorteggi da attendere a fine agosto, niente trasferte continentali da pianificare. Il vuoto tra l’ultima giornata e il ritiro si riempie come si può — chi segue le voci di mercato ora per ora, chi recupera tutto ciò che ha rimandato durante la stagione, chi cerca nell’intrattenimento serale un po’ di quella tensione da diretta che il calcio d’estate non offre: c’è chi si siede ai tavoli da casinò live, dove la partita si gioca in tempo reale con un croupier in carne e ossa, per ritrovare quell’adrenalina dell’evento dal vivo. Poi, a luglio, Casteldebole riaprirà i cancelli e ogni pensiero tornerà al campo.
Dopo Italiano: il futuro passa dalle fondamenta
Perché al campo, in effetti, c’è molto da pensare. La fine dell’era Italiano — 107 panchine, una Coppa Italia storica e due qualificazioni europee — apre un capitolo nuovo. Il tecnico lascia un’eredità pesante ma anche una struttura solida: un gruppo che in Europa ha perso solo tre partite in due anni, giovani che si sono affermati a livello internazionale e una società che ha dimostrato di saper monetizzare i propri percorsi continentali. Il mercato estivo dirà quanto la dirigenza vorrà proteggere questo patrimonio dagli assalti dei club stranieri, e chi sarà chiamato a raccogliere un’eredità tecnica tutt’altro che semplice.
Il retrogusto, alla fine, è agrodolce. Ma le fondamenta costruite in questi due anni — mentalità europea, valorizzazione dei talenti, conti in ordine — restano il vero tesoro rossoblù. E da lì, la prossima stagione, si può solo ripartire.
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