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Il Giro d’Italia 2027: anatomia di una nuova era
Illustrazione realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale
Un nuovo Giro, una nuova identità
Due giorni fa è stato presentato il Giro d’Italia 2027, che segna un nuovo inizio con un nuovo ideatore e responsabile alla guida, Luca Guercilena. Sicuramente si notano già alcuni cambiamenti, a partire dalla data in cui si è deciso di svelarlo, in anticipo rispetto agli ultimi anni. Se questo è un cambiamento di proposta commerciale, è però ancora più interessante cercare di evidenziare i cambiamenti di idea, che sono visibili e che segnano un possibile prima e dopo, una nuova era per quanto riguarda almeno il concetto di Giro d’Italia che si può delineare. A tal scopo ho suddiviso dieci idee chiare e nitide che si possono individuare nel Giro uomini, ma che possono valere, seppure in piccolo, anche per il Giro Women, presentato insieme.
Le dieci coordinate concettuali:
- Alternanza tappe di salita-tappe più facili: è una costante. C’è solo un trittico di tappe difficili, ma separato dal giorno di riposo, e non ci sono mai due tappe di montagna consecutive. Questo è sicuramente un punto di forza notevole e in controtendenza rispetto alla storia degli ultimi anni. Probabilmente si è compreso che una doppietta o persino una tripletta rende il tutto una corsa più attendista, in cui si aspetta l’ultima tappa difficile per paura di saltare.
- L’evento: se non ci saranno imprevisti, il percorso del Giro d’Italia offrirà la Tappa, non una tappa, ma proprio l’evento da non perdere, un momento che può segnare la storia. La Sondrio-Aprica rappresenta a priori proprio l’immaginario di cosa deve essere un evento in un Giro d’Italia: un’unica tappa in cui c’è la perfezione ed è difficile trovare un difetto. L’unica pecca individuabile è il problema cronico del clima di maggio, che può far saltare il Gavia. Ma, se si mette da parte questa eventualità, oggi si può solo dire che la scelta di inserire una e una sola tappa così dura crea proprio l’evento. Anche la collocazione è azzeccata, poiché, se fosse stata alla fine, sarebbe stata aspettata fin troppo. Inoltre, arriva dopo due giorni anch’essi decisivi, con una tappa dura che arriva ai Piani di Bobbio e una cronometro piatta di 38 km.
- La ripetibilità di una struttura: in contrasto con l’evento offerto nella sedicesima tappa, le altre tappe di montagna sono per lo più tutte simili, con la salita più dura nel finale, e quindi offriranno più o meno lo stesso esito fra gli uomini di classifica, lasciando ben poco spazio alla fantasia. Saranno arrivi più o meno simili, senza possibilità di particolari variazioni. È una scelta probabilmente anche un po’ costretta dalla situazione morfologica e dalla volontà di evitare gli arrivi in discesa, considerati probabilmente pericolosi.
- I circuiti automobilistici e motociclistici: spesso il Giro ha offerto una tappa con arrivo o partenza da un circuito automobilistico, ma in questo caso si sono scelti tre circuiti diversi, a partire dagli arrivi a Misano e al Mugello, fino alla partenza della cronometro di Monza. Specialmente i primi due, che sono tappe da volata, sembrano una scelta azzeccata per migliorare la sicurezza.
- Fra passato e futuro: il passato è rappresentato dal chilometraggio di molte tappe, il futuro dalla scelta di creare dei circuiti da ripetere. Quest’ultima sembra la strada migliore anche per la sicurezza, ma anche perché permette alle persone di vivere più istanti diversi in una giornata, di assistere a più passaggi e di vivere un’emozione che si moltiplica, rendendo la giornata ancora più ricca. Tra attesa, passaggio istantaneo, attesa, passaggio istantaneo, trasformando un avvenimento in un’esperienza.
- Le cronometro: si è deciso di rimanere ancora in una situazione intermedia, seppure inserendo due prove a cronometro. La prima è una vera e propria cronoscalata, sebbene la salita non sia dura ma semplice; la seconda, invece, è un vero e proprio piattone di 38 km. Guercilena aveva parlato di voler inserire più cronometro: vediamo il futuro. Magari questa scelta è solo una tappa intermedia di passaggio verso il futuro.
- La natura dubbia delle tappe: molte tappe sono aperte a interpretazioni varie. Escludendo quelle con arrivo in salita, quasi tutte le altre offrono varie possibilità e ciò rende la corsa aperta a tantissime opzioni differenti. Questo, però, porta alla conseguenza che ci sono veramente poche tappe certe per i velocisti e anche in quelle c’è sempre il rischio di un arrivo dei fuggitivi. Le tappe che offrono le maggiori possibilità di volata sono quelle di Misano, del Mugello, di Reggio Emilia e di Roma; le altre, invece, sono molto mosse e permettono veramente diverse opzioni, che a priori sono difficili anche da immaginare. E quindi, dove c’è il dubbio, c’è quasi sempre spettacolo: dubito ergo laetus.
- I pochi trasferimenti e il Friuli-Venezia-Giulia-centrismo: da una prospettiva è un enorme plus per vari aspetti, dalle persone che lavorano al seguito del Giro ai ciclisti, fino all’ambiente. Ma tale scelta comporta anche l’assenza di molte regioni dal tragitto, dovuta anche alla presenza egemonica del Friuli-Venezia Giulia, che ha ottenuto la partenza e anche la ventesima tappa, obbligando quindi a sviluppare un percorso per lo più spostato a est piuttosto che a ovest. Di conseguenza, oltre al Sud assente, con il punto più basso che è Napoli, non ci sono né il Piemonte né la Valle d’Aosta. Fra questioni economiche e scelte, la coperta è sempre corta: in questo caso i vantaggi e gli svantaggi sono evidenti.
- I leitmotiv: Napoli è una presenza fissa nel percorso dal 2022, Roma chiude il Giro dal 2023. Tale scelta, dovuta in primis a questioni economiche, permette però di avere dei punti fissi che possono diventare iconici e che, per la natura storica e geografica delle due città sopra citate, permettono una commistione fra iconicità e inconfondibilità. Non trovo difetti, seppure qualcuno potrebbe dire che tolgono possibilità diverse, ma finché si tratta di due o tre tappe, non vedo quale sia il problema. Un altro difetto può essere sbagliare la scelta di dove collocare l’arrivo, come è successo l’anno scorso a Napoli, ma quella è una decisione che dipende da altri fattori.
- La scelta di come presentare il percorso del Giro: la cartina che si è deciso di presentare è un’evidente scelta di marketing, sicuramente interessante e originale, anche se non di immediata comprensione. Si è scelto di affiancare al percorso ciclistico quello dei cammini, mettendo in relazione due aspetti che procedono in parallelo, ma che non necessariamente devono condividere gli stessi spazi.
Un passato da recuperare, un futuro da costruire
Come ho cercato di evidenziare nei punti, ci sono dei cambiamenti e qualcosa che è rimasto fisso, ma l’idea sembra dirigersi verso un nuovo concetto, che cerca di recuperare atmosfere perdute nel passato, ma anche di dirigersi verso il futuro. Come nei migliori progetti, si riprende il passato per andare oltre, si prendono elementi per costruire un nuovo castello. Mi sarei voluto concentrare maggiormente sulla sicurezza, ma è difficile giudicare tale elemento senza vedere le tappe effettivamente. A priori, rischia di essere pericolosa soprattutto la prima tappa, che sembra sicuramente caotica, specialmente per essere la prima giornata.
Giudizio complessivo
Ma ora, la domanda chiave: come sarà questo Giro d’Italia? A tale domanda è difficilissimo rispondere senza sapere chi saranno i protagonisti, ma la certezza è che tale percorso non è sicuramente neutro, e ciò è sicuramente un evidente vantaggio: può piacere tanto quanto essere odiato. Per quanto riguarda la corsa effettiva, si può sicuramente dire che il percorso potrà essere spettacolare se ci sarà l’equilibrio fondamentale per uno sport come il ciclismo. Di conseguenza, sarà importante o la presenza di almeno due big da classifica generale o l’assenza di tutti i vari big. Per esempio, se verrà solo Vingegaard, c’è il rischio concreto che il Giro sarà ancora più chiuso di quello di quest’anno; ma se, per esempio, oltre al danese ci saranno Del Toro, Seixas o Evenepoel, la corsa offrirà molte più possibilità e potrà essere veramente un Giro fantastico. Se invece mancheranno tutti i vari big, a quel punto tale percorso potrà essere ancora più incerto e creare situazioni ogni giorno diverse.
Ai posteri l’arduo giudizio, con la certezza che è sicuramente cambiato qualcosa: siamo in una nuova era, seppure, per ora, soltanto allucinata. Il nuovo Giro rappresenta, infatti, un tentativo di ridefinire la propria identità.
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