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Palladino cambia, Orsolini capisce: il Bologna viene prima

Nel finale di Bologna-Monza il tecnico rinuncia al cambio che aveva programmato per il numero 7. Una scelta dettata dalle esigenze della squadra, compresa e condivisa dal capitano rossoblù, che conferma il nuovo clima all’interno dello spogliatoio.

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Riccardo Orsolini con la maglia del Bologna stagione 2025/2026, doblete di gol nelle ultime due partite (© Damiano Fiorentini)
Riccardo Orsolini Stagione 2025/26 (© Damiano Fiorentini)

C’è un momento, negli ultimi minuti di Bologna-Monza, che permette di comprendere meglio di tante dichiarazioni quale sia la direzione intrapresa dal Bologna di Raffaele Palladino. Protagonisti dell’episodio sono l’allenatore e Riccardo Orsolini, con un confronto fatto di poche parole e gesti significativi. Il numero 7, inizialmente destinato a entrare in campo, accetta senza polemiche una decisione diversa da quella concordata: la priorità, in quel momento, è aiutare la squadra a superare una fase complicata della partita. Un atteggiamento che racconta un cambiamento importante nella gestione del gruppo rossoblù.

Il gruppo prima delle esigenze individuali

Non sempre, in una squadra, le necessità personali coincidono con quelle collettive. E proprio su questo aspetto si misura il lavoro di un allenatore. In passato, il Bologna aveva vissuto situazioni nelle quali il rapporto tra singoli e gruppo era apparso meno equilibrato. Basti pensare a Bernardeschi, che a una settimana dall’inizio del campionato aveva comunicato a Tedesco di non voler ricoprire il ruolo di mezzala-trequartista, compromettendo il lavoro svolto durante la preparazione estiva.

Dopo la partita contro il Torino, il numero 10 aveva spiegato la propria posizione, sottolineando come in altre occasioni avesse accettato di giocare lontano dalle posizioni a lui più congeniali per il bene della squadra. In quel caso, però, non era stato possibile trovare un’intesa con l’allenatore. Un altro episodio significativo era stato quello di Skorupski, assente alla riunione tecnica prima della sfida con il Napoli.

Bologna, la scelta di Palladino e la risposta di Orsolini

A Monza, invece, è arrivato un segnale differente, questa volta da parte di uno dei giocatori più rappresentativi dello spogliatoio. Come riportato da “Il Resto del Carlino” nell’articolo di Marcello Giordano, Palladino aveva previsto di concedere a Orsolini circa quindici minuti, con l’obiettivo di permettergli di ritrovare il ritmo partita. Una scelta che il tecnico riteneva doverosa, considerando quanto fatto dal giocatore per tornare a disposizione.

L’esterno si era infatti sacrificato per anticipare il rientro in occasione della trasferta di Lecce, una delle gare più delicate di questa prima parte di stagione, finendo poi per infortunarsi. Successivamente aveva lavorato duramente per recuperare in appena venti giorni dalla nuova lesione ai flessori, questa volta alla gamba destra. Era consapevole di quanto fossero importanti gli impegni contro Monza e Parma per rilanciare il percorso dei rossoblù.

Quei minuti avrebbero avuto un valore anche in vista della successiva partita, oltre a consentire a Bernardeschi di tirare il fiato dopo un periodo particolarmente intenso. Ma l’andamento della gara ha imposto altre valutazioni.

Un cambio necessario per la squadra

La partita, infatti, si è complicata progressivamente. Odgaard, alla terza gara in una settimana dopo un mese di stop, ha rischiato l’espulsione e ha accusato la stanchezza. Anche Pobega e Zortea erano arrivati al terzo impegno settimanale, mentre Vitik non aveva ancora il ritmo necessario per affrontare una situazione del genere. Nel frattempo, il Monza continuava a spingere e aveva avuto a disposizione il rigore del possibile pareggio.

Con dieci minuti ancora da giocare, Palladino ha quindi dovuto modificare il proprio programma. Per dare maggiore respiro alla squadra e permetterle di risalire il campo, ha inserito Dovbyk al posto di Bernardeschi. Orsolini, che aspettava il proprio momento, è rimasto in panchina.

Prima di effettuare il cambio, però, l’allenatore si è avvicinato al numero 7, spiegandogli il motivo della decisione: gli è dispiaciuto non poterlo mandare in campo, ma in quel frangente serviva qualcuno che aiutasse la squadra a salire. Una spiegazione accolta senza discussioni dal giocatore.

L’abbraccio che racconta il nuovo Bologna

La risposta di Orsolini è stata altrettanto significativa. Dopo aver accennato un sorriso, il rossoblù ha ricambiato l’abbraccio del tecnico, facendogli capire di aver compreso perfettamente la situazione. Nessuna recriminazione, nessuna richiesta di spiegazioni ulteriori: il messaggio è stato chiaro, la cosa più importante era portare a casa il risultato, troppo prezioso per lasciarselo sfuggire.

In quello scambio, avvenuto all’83’, si ritrova il significato di quanto sta cambiando all’interno dello spogliatoio. Da una parte un allenatore che mette le necessità della squadra davanti ai programmi individuali, dall’altra un giocatore esperto che riconosce il valore di una scelta presa per il bene comune. Un equilibrio che si fonda anche sulla fiducia reciproca: chi si sacrifica sa che il proprio contributo non verrà dimenticato e che ci sarà spazio per ricevere il giusto riconoscimento.

Adesso lo sguardo è rivolto alla trasferta di Parma. Per Orsolini potrebbe arrivare nuovamente il momento di tornare protagonista, dal primo minuto oppure durante la partita. Palladino aveva pensato di concedergli spazio già contro il Monza, ma le circostanze lo hanno portato a fare una scelta diversa. E il numero 7, con la sua reazione, ha dimostrato di averne compreso fino in fondo le ragioni.

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