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Fortitudo, Coach Cavina si presenta: «Qui per vincere»

Le prime parole del nuovo allenatore della Fortitudo Demis Cavina, introdotto dal nuovo presidente Rossano Guerri

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Demis Cavina (© Fortitudo Pallacanestro)
Demis Cavina (© Fortitudo Pallacanestro)

Alle 17.30 il nuovo allenatore della Fortitudo Demis Cavina si è presentato alla stampa. Le prime parole del nuovo coach biancoblù, introdotto dal neo presidente Guerri.

L’introduzione di Guerri

«Con Matteo (Gentilini) abbiamo pensato a vari allenatori, scegliendo poi Demis. Ci siamo incontrati e subito apprezzati e subito parlato di progetti, prima ancora di questioni economiche. Simpatizza Fortitudo?  Ancora meglio. Cavina sa benissimo che sul carro dei vincitori ci salgono tutti, e lui ha chiaro che possiamo fare un gioco di squadra con rispetto e condivisione, e che saremo tutti uniti nei momenti di difficoltà. Chiuderemo le porte dello spogliatoio, e ne usciremo solo per dare il meglio».

Sul mercato:

«Cerchiamo giocatori eclettici e non lunatici. Aspettiamo Fantinelli senza problemi, lo vogliamo con noi. Mazzola se sta bene è un extralusso, non pensiamo a sostituirlo, vogliamo capire le sue condizioni. Diversa è  la situazione di Benvenuti, è una tipologia diversa da quella che cerchiamo e che vuole una collocazione con spazio».

Le parole di Cavina

«Inizio ringraziando Gentilini e Guerri che fin da subito hanno dimostrato grande fiducia in me. E’ un momento di grande emozione per me, sono settimane che stiamo lavorando a questo progetto, solo ieri ho realizzato la presa in carico di questo ruolo. E’ importantissimo dal punto di vista personale, quando ero uno ‘sbarbo’ ero su quei gradoni, prendevamo con gli amici il treno delle 14.40 per andare a vedere la Fortitudo. Poi è cresciuta la consapevolezza di fare parte di questa società. In altre occasioni c’era stata la possibilità, ma questo è il momento giusto. L’emozione deve trasformarsi in carica».

Sul gruppo:

«Vorrei che la squadra partisse da buoni esempi. Per questo la nostra idea è di cercare di tenere unito un gruppo che abbia già giocato per questa realtà in questa città così speciale, dato che è dagli esempi che si arriva al risultato. Una sorta di continuità tecnica con chi sa già cosa significhi giocare in Fortitudo. Non è il momento di proclami, dico solo che sono un allenatore esigente, so che i risultati si ottengono solo attraverso sacrifici e cicatrici, perché chi è ambizioso deve saper curare i momenti belli come quelli meno belli. Per farlo serve unione e grande serenità, la parola d’ordine sarà condivisione, dato che solo così si ottengono grandi risultati».

Sul mercato:

«Abbiamo messo sul tavolo varie ipotesi di squadra, la cosa importante è avere le idee chiare. Non deve sorprendere la tempistica delle operazioni, certe cose vanno ancora definite, il ruolo del secondo straniero sarà importante, ma conta avere un nucleo di giocatori che sappia cosa significhi la Fortitudo, così come lo staff tecnico, medico e la società. Ci saranno gioie e dolori, conteranno tanto gli episodi, noi dovremo farci trovare pronti e sono contentissimo perché penso che questa squadra abbia le giuste caratteristiche.
Non sono un amante dei ruoli definiti. La pallacanestro si è evoluta cerchiamo giocatori duttili capaci di spaziare all’interno del campo su diverse posizioni. Così per l’americano, dovrà essere importante, ci vuole qualcuno a cui affidare le responsabilità quando la partita arriva al dunque, qualcuno capace di creare a giochi rotti, che sappia trattare la palla, il migliore possibile senza guardare tanto il ruolo. Questo in una squadra dove l’aspetto del talento sarà predominante, e che dovrà imparare a difendere e a sacrificarsi. Il nome dello straniero? Sarà sicuramente una combo guard, ma come detto cercheremo il migliore rispetto a costi e qualità».

Sul campionato:

«Sarà un campionato difficile. Ci sono piazze storiche e ambiziose, che quando vengono promosse in A1 non fanno male come è successo a me a Cremona. Difficile dire ora chi sarà protagonista, io non ricordo una squadra che abbia vinto il campionato partendo dicendo che non lo voleva vincere. Noi vogliamo vincere, lo dico fin da subito: non so se sapremo curarci le cicatrici essenziali, ma faremo una squadra con grandissime ambizioni, con persone prima che giocatori. Pochi proclami, ma ci sono la volontà e l’ambizione di quelli che vogliono giocarsela fino in fondo e da subito».

Sulle pressioni della piazza: 

«Quando alleni in certe piazze puoi scegliere le strategie comunicative. La pressione c’è sempre, ma io ripeto, non ho mai visto una squadra vincere senza che fosse questo il suo obiettivo. Sarà poi l’onestà intellettuale di tutti capire dove saremo. La squadra ha un valore che dipende dai propri elementi, non da quanto costa; fare discorsi di pretattica conta poco, è chiaro che se sei la Fortitudo lotti per vincere e io voglio vincere»

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