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Amarcord – Angelo Schiavio, Leggenda rossoblù

Angelo Schiavio: miglior realizzatore di sempre del Bologna e vera e propria leggenda Rossoblù. Dal Mondiale con la Nazionale agli Scudetti del Bologna che faceva tremare il mondo.

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Amarcord - Angelo Schiavio

Angelo Schiavio, massimo marcatore della storia del Bologna, leggenda Rossoblù e Azzurra, visto che segnò quello che potrebbe essere definito il gol più importante della storia del calcio italiano prima della Seconda Guerra Mondiale, occupa senza dubbio uno dei posti principali nell’Olimpo dei calciatori del Bologna di tutti i tempi.

Dagli Scudetti con la casacca rossoblù al Mondiale del 1934, il primo vinto dall’Italia, la sua è una storia di calcio d’altri tempi, un amarcord doveroso per una storia rossoblù che parla di un amore speciale verso il suo Bologna.

Angelo Schiavio con la maglia del Bologna

Angelo Schiavio con la maglia del Bologna (© Wikipedia)

Bologna e Angelo Schiavio: un amore lungo una vita

E partiamo quindi proprio da qui, dal suo amore per il rossoblù. La carriera Angiolino è legata indissolubilmente alla maglia del suo, nostro, Bologna FC, indossata dal 1922 al 1938.

Schiavio è quello che oggi definirebbero un predestinato. Il 31 dicembre 1922, ancora diciassettenne, giocò due partite consecutive nello stesso pomeriggio (prima con le riserve, poi con i titolari per sostituire il capitano febbricitante), segnando in entrambi gli incontri.

Fu il trascinatore dello “squadrone che tremare il mondo fa”, con cui conquistò ben 4 Scudetti (1924-25, 1928-29, 1935-36, 1936-37) e 2 Coppe dell’Europa Centrale. Con 242 gol in 348 partite di campionato, Schiavio è tuttora (e probabilmente sempre resterà) il primatista assoluto di reti nella storia del nostro club.

Attaccante potente e veloce, era celebre per il suo dribbling secco e un tiro potente quanto improvviso che non lasciava scampo ai portieri. Nonostante tutto questo, si laureò Capocannoniere della Serie A solo nel 1931-32 con 25 reti.

Schiavio: l’uomo del destino del Mondiale 1934

Ma anche in Nazionale Schiavio ha scritto pagine importanti del nostro calcio. Dopo aver vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1928, il suo nome entrò nel mito durante il Campionato Mondiale del 1934 giocato in Italia. Sotto la guida di Vittorio Pozzo, formò con Giuseppe Meazza una coppia d’attacco leggendaria.

Il momento culminante della sua carriera azzurra fu la finale contro la Cecoslovacchia a Roma: nei tempi supplementari, nonostante fosse stremato e infortunato, Schiavio trovò il guizzo decisivo per segnare il gol del 2-1 che regalò all’Italia il suo primo titolo mondiale.

Con 15 reti in sole 21 presenze, Schiavio vanta una delle medie realizzative più alte nella storia della Nazionale.

Il Campione Gentiluomo

Detto dei meriti sportivi, facciamo un passo indietro perché una carriera, soprattutto allora, non era solo fatta di statistiche. Come abbiamo già detto, ciò che rende Schiavio una bandiera assoluta del Bologna è anche il suo amore per i nostri colori e la sua caratura morale.

Di famiglia benestante, giocò per anni senza percepire stipendi o rimborsi solo per la propria passione per il calcio. L’amore per la città e il rossoblù lo portò anche a rifiutare l’offerta dell’Ambrosiana-Inter. Un’offerta davvero incredibile, rimandata al mittente.

Angelo Schiavio con la maglia della Nazionale

Angelo Schiavio con la maglia della Nazionale (© CONI)

Il rifiuto all’Inter: una scelta di cuore e di vita

Nel settembre 1934, fresco del titolo di Campione del Mondo, Schiavio ricevette a Bologna l’amico e compagno di Nazionale Giuseppe Meazza. Non era una visita di pura cortesia, Meazza era l’inviato di Fernando Pozzani, presidente dell’Ambrosiana Inter, che lo voleva portare a Milano.

La proposta economica era senza precedenti. Visto che Schiavio aveva tre negozi a Bologna, Pozzani chiede ad Angiolino di misurare la superficie totale delle sue botteghe promettendogli in cambio la proprietà di una superficie commerciale equivalente all’interno della prestigiosa Galleria di Milano.

Si trattava di un’offerta che avrebbe garantito a Schiavio e alla sua famiglia un posto tra i magnati milanesi. Uno spazio con dei potenziali introiti che a Bologna non avrebbe mai potuto avere.

Particolare scarpa Schiavio (Mostra Bologna FC 110 anni di grande calcio)

Particolare scarpa Schiavio (Mostra Bologna FC 110 anni di grande calcio)

Il rifiuto del denaro come unico valore

Tuttavia, Schiavio declinò cortesemente l’invito. Perché? Beh, fondamentalmente ci furono tre motivazioni. La prima era che lavorare con la sua famiglia nella sua città, era mantenere un legame con le proprie origini e radici.

La seconda, abbastanza incredibile al giorno d’oggi, era che i guadagni a Bologna avrebbero comunque mantenuto lui e la sua famiglia in modo più che dignitoso, e non serviva guadagnare di più. La terza ed ultima motivazione, era che era ormai da parecchio un giocatore di punta e si sentiva vecchio per qualcosa di nuovo, e soprattutto per qualcosa che fosse lontano dal suo Bologna.

Dicono che la frase con cui rifiutò fu: «Qui a Bologna lavoro con la mia famiglia e gioco nella mia squadra; i soldi non me li porterò all’altro mondo».

Il rifiuto cementò definitivamente il suo mito. Se mai ce ne fosse stato bisogno. La famiglia, Bologna e il Bologna prima di tutto. Angelo Schiavio si è spento nel 1990, ma i valori e l’amore che dimostrato resteranno per sempre. Se non è il più grande giocatore della storia del Bologna è senza dubbio tra i più grandi.

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