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Amarcord – La tripletta di Kennet Andersson

La tripletta di Kennet Andersson in Sampdoria-Bologna 2-3 è la “scusa” perfetta per ricordare quella partita ma anche e soprattutto un grande rossoblù, che ama i nostri colori e la nostra città

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Amarcord - La tripletta di Kennet Andersson
Amarcord - La tripletta di Kennet Andersson

Nel novero delle triplette della storia del Bologna, ce n’è una che voglio ricordare e portare alla vostra attenzione non per l’importanza, sebbene anche lei ne abbia, ma solo per il suo autore: Kennet Andersson.

Chi mi conosce sa quanto io ami l’attaccante svedese e quale sia la bizzarra storia che mi leghi a lui, e quindi, in questo caso, parleremo della tripletta di Andersson alla Sampdoria quasi solo per il gusto di ricordare e parlare di Kennet.

Perché con quella tripletta, entra d’ufficio nella lista dei campioni rossoblù ad aver segnato tre gol in una gara con la nostra maglia. È una statistica che lo affianca a bandiere e mostri sacri come Schiavio e Reguzzoni, come Della Valle e Badini, come Nielsen e Pascutti e come i suoi compagni Baggio e Signori. Non è più solo la mia passione a metterlo in quella compagnia, è anche questa tripletta.

Cosa è stato Kennet Andersson a Bologna

Di solito, a questo punto, parlerei della carriera del giocatore. Non per Kennet. Preferisco parlare della persona. E lo farò non con le mie parole, ma con altre. Partiamo da quelle di Fabio Cannavaro, uno dei più forti difensori italiani dell’epoca. Su TikTok, rispondendo alle domande di alcuni tifosi disse: «Chi mi ha messo più in difficoltà? Kennet Andersson, giocatore del Bologna alto 1,93 e fortissimo di testa. Io penso che su cento palloni, con lui ne avrò presi al massimo uno o due: un fenomeno». E attenzione, Cannavaro marcò anche veri e propri fenomeni ma citò Andersson. Qualcosa vorrà dire.

Proseguiamo con le parole di Andersson stesso, e sul come e perché rifiutò il passaggio alla Juventus: «Fu semplice rifiutare la Juventus ci misi mezz’ora. Ero con mia moglie nel parcheggio di un supermercato e parlando con lei sono arrivato alla domanda fondamentale: io, Kennet Andersson, che cosa voglio fare della mia vita? Quando l’ho comunicato al mio procuratore non ci voleva credere. Bologna non è stata solo una squadra, ma uno stato d’animo, una scelta di vita». E Bologna ringrazia, e non dimentica. Mai.

Com’era Andersson in campo. Era uno che non ti faceva vedere la palla, come dice Cannavaro, ed era uno che accettò in modo tutto sommato civile quanto segue…

In quel Vicenza-Bologna l’arbitraggio vergognoso di Nicchi, lo portò a prendere un rosso che la stessa Gazzetta dello Sport definì “assurda”. E che non a caso fece realizzare la clip qui sopra alla Gialappa’s Band. Kennet subiva fatto, l’arbitro non fischiava e se la prendeva con lui. L’attaccante capendo la situazione, chiese di essere sostituito per non danneggiare la squadra. Espulso. Assurdo.

Ma torniamo alle parole di Andersson quando, una volta andato alla Lazio, tornò poi a Bologna a stretto giro di posta. «Avevo avuto già la possibilità di andare in altre big ma se poi ti chiama uno svedese come Sven-Goran Eriksson, dopo averci pensato un paio di volte alla terza dici ‘ok, ci vado’. Solo lui poteva farmi lasciare Bologna».

Ma poi l’amore, e la voglia di essere importante, ebbero la meglio: «Il Bologna non era messo bene. Allora parlai con Eriksson e, avendo capito che sarebbe stato difficile trovare spazio in quella Lazio, decisi di tornare in rossoblù. Io volevo giocare e sentirmi importante». Ma come si può non amare Andersson?

Kennet Andersson sotto la Curva del Bologna (© Giorgio Benvenuti)

Kennet Andersson sotto la Curva del Bologna (© Giorgio Benvenuti)

Andersson e l’amico Ingesson

Non si può parlare di Andersson senza parlare di Klas Ingesson. Impossibile. E per farlo evitiamo ancora la storia fatta di date e numeri, ma leggiamo parte di quanto scritto da Kennet il 29 novembre 2024, a dieci anni dalla morte del mitico Klas.

«Negli ultimi giorni ho ricevuto diverse richieste per registrare video o far parte di programma televisivo per parlare di te. Dieci anni sono un numero importante da questa parte, lo sai. Li ho rifiutati tutti. È così bello che così tante persone vogliano onorarti. Ricordarsi di te. […] Non sento di poterlo fare con dignità. Sembra inutile. Spero che per te sia ok. […] So solo che non dovresti essere il tipo di persona che ti manca nella vita. Dovresti essere qui. Ti piacerebbe. Così tante persone lo vorrebbero. Sarebbe anche normale. Ma dannazione quanto sono orgoglioso di averti conosciuto! Grazie per avermi permesso di far parte della tua vita, grazie per tutte le chiacchiere e tutto ciò che abbiamo imparato e vissuto. Grazie Klabbe!».

Come fai a non amare Kennet? E poi certo, dal 1996 al 2000 vanta 141 presenze e 38 gol in rossoblù, ha aiutato a vincere l’Interoto 1998, è stato fondamentale per il gioco del Bologna di Ulivieri e Mazzone e ha aiutato i compagni a segnare a valanga. Ok, ha sbagliato il contropiede in quel maledetto Bologna-Marsiglia che poteva valerci la finale, ma cos’è il mero dato sportivo davanti all’uomo, all’affetto e ai valori dimostrati a Bologna e per il Bologna?

Kennet Andersson

Kennet Andersson

La tripletta di Andersson: Sampdoria-Bologna 2-3 (Stagione 1997/98)

Eppure, dobbiamo venire al dato sportivo per parlare della tripletta. Ma anche in questo caso capiremo com’era Kennet come persona, oltre che come giocatore.

La Sampdoria parte alla grande, al 12° Montella la porta in vantaggio e continua ad attaccare. Nel secondo tempo, Veron al 50° segna il 2-0 e la gara sembra virtualmente finita.

E invece. E invece il grande Vujadin Boskov alla fine sarà chiaro: «Alleno da 32 anni e non mi ricordo di essere mai stato rimontato di due gol». A farlo accadere ci ha pensato Andersson.

Infatti, al 55° lo svedese accorcia le distanze: lungo lancio di Torrisi, difesa un po’ imbambolata e Andersson anticipa Ferron in uscita. Al 68° arriva il pari: Kolyvanov batte una punizione lunga sul secondo palo, Tarantino la ributta in mezzo di testa e Andersson corregge in rete sovrastando Mannini.

All’82° Kennet chiude la partita con il 3-2, esultando il minimo indispensabile. Cross in mezzo, Andersson è da solo e ha tutto il tempo di mirare, caricare, e scatenare un colpo di testa angolato, imparabile.

Dicevamo che avremmo capito che uomo è da questa tripletta. A fine partita, Kennet dichiara: «E pensare che non stavo nemmeno bene. […] Ho sfruttato le occasioni che mi sono capitate… il calcio è strano. Oggi giocando male ho realizzato la mia prima tripletta in Italia, altre volte facendo meglio non sono riuscito nemmeno a tirare».

Lo chiedo ancora: come si può non amare Kennet Andersson?

Chiudiamo, per amore di cronaca, con il video della tripletta che, pur essendo una mera scusa per ricordare ancora una volta Kennet (e Klas), è comunque una vittoria che aiutò il Bologna ad arrivare in Europa. Vincemmo infatti il Trofeo Intertoto ed arrivammo alla semifinale di Coppa UEFA. Scusate se è poco.

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