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Bologna, a Cagliari nasce la squadra di Palladino: nuovi ruoli e nuove gerarchie consolidate

Il successo in terra sarda conferma la svolta data dal tecnico campano: gerarchie definite in difesa, nuove soluzioni sulle fasce e un messaggio chiaro all’attacco. Per giocare serve dare il massimo.

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Raffaele Palladino, allenatore del Bologna, (© Damiano Fiorentini)
Raffaele Palladino, allenatore del Bologna, prima della gara contro l’Inter (© Damiano Fiorentini)

«Io guardo gli allenamenti». E poi ancora. «Chi spinge di più gioca». Messaggi chiari quelli che Raffaele Palladino ha lanciato al gruppo squadra tra undici iniziale e post partita di Cagliari-Bologna. Il tecnico campano in poco più di un mese ha rivoluzionato i rossoblù per scelta e per necessità.

L’allenatore ex Monza, Fiorentina e Atalanta ha costruito una squadra che ordinata dietro e più efficace davanti. E lo ha fatto con scelte chiare e altre che implicavano una certa urgenza. Il suo nuovo Bologna è, di fatto, nato ieri dove si sono viste: solidità, aggressività, consapevolezza dei propri mezzi, meccanismi tattici collaudati, nuove idee e consolidamento di scelte e gerarchie.

Messaggio in difesa

Contro il Cagliari partire dall’undici iniziale, mister Palladino ha dato al suo Bologna, al suo gruppo squadra, un messaggio chiaro. Chi ha la volontà di prendersi il posto da titolare lo deve dimostrare con impegno e sacrificio durante la settimana. La conferma del trio difensivo che vede Casale al centro, tra Theate e Darmian ne è la testimonianza.

Heggem, Helland e Vitik (che ha fatto l’esordio stagionale con pochi minuti nel finale) sono avvisati. Il tecnico lo ha detto loro partono indietro, devono lavorare non demordere perché se oggi non stanno giocando in un futuro lo potranno invece fare. Darmian e Casale, oltre l’inamovibile Theate, oggi sono i titolari e stanno anche dimostrando il perché.

L’esterno? Arriva dal mercato

All’inizio dell’ultima sosta per le Nazionali, in casa rossoblù è arrivata la durissima notizia del grave infortunio muscolare di Holm. Un ko che ha costretto il club, anche su richiesta di Palladino, ad intervenire con un rinforzo pescato dalla lista degli svincolati.

Tra i giocatori, potenzialmente in grado di giocare come esterni destri nel 3-4-2-1, il mirino era ricaduto su Matteo Darmian. Una scelta particolare perché per età e anche per recenti esperienze, l’ex Inter aveva ormai abbandonato il ruolo di esterno per quello di braccetto centrale di una difesa a tre.

E, in effetti, le prime partite di Darmian hanno confermato queste sensazioni. Matteo gioca addirittura titolare, ma lo fa da braccetto. Sull’esterno, ieri a Cagliari, Palladino ha proposto nel finale l’idea Amondarain. Non si tratta di una novità assoluta, perché Mikel da terzino destro ci ha giocato anche in Argentina. La possibilità di “spostarlo” rispetto al ruolo per cui era stato comperato, mette una pezza all’assenza di Holm ed è comunque un tentativo di recuperare l’investimento fatto dal club per portare il giocatore sotto le Due Torri.

Caso attacco

La formazione titolare schierata ieri, poi, ha aperto un altro fronte di discussione. Con l’assenza di Piccoli, Palladino ha scelto Odgaard titolare e Bernardeschi come falso nove a gara in corso. Né Enem né Dovbyk sono subentrati.

Se per l’olandese ex Stella Rossa si tratta di un problema fisico fastidioso e non facile da risolvere, il messaggio per l’ucraino è arrivato dritto. E fa male. «Dovbyk deve spingere di più in allenamento». Palladino non fa prigionieri, nel suo Bologna per giocare bisogna dare il massimo: non basta vivacchiare grazie al blasone del proprio nome.

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