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Bologna, ecco quanto conta il mercato che non fa rumore

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Joey Saputo in Bologna-Celtic 2-2 (©Damiano Fiorentini)
Joey Saputo in Bologna-Celtic 2-2 (©Damiano Fiorentini)

Il calciomercato del Bologna si è chiuso tra qualche perplessità e malcontento. Le cessioni di Lucumí, Castro, Freuler e Rowe hanno inevitabilmente fatto rumore, soprattutto perché arrivano dopo anni nei quali il club rossoblù aveva abituato la piazza a una crescita costante. Ma dentro un’estate che ha lasciato meno entusiasmo del solito c’è un aspetto che merita di essere guardato con particolare attenzione e positività: la scelta del Bologna di investire sul settore giovanile.

Il calciomercato del Bologna e il settore giovanile: una strategia che guarda oltre il presente

Lo ha spiegato Claudio Fenucci durante la sua lunga conferenza post mercato. Dopo stagioni caratterizzate dagli investimenti per affrontare Champions League ed Europa League e dalla vittoria della Coppa Italia, il club deve ora adeguare la propria struttura dei costi, anche considerando l’assenza degli introiti europei. E proprio mentre cerca di rendere più sostenibile il bilancio, ha raddoppiato le risorse destinate al settore giovanile.

Claudio Fenucci (© Damiano Fiorentini)

Claudio Fenucci (© Damiano Fiorentini)

«Se il settimo centrocampista è Libra, dobbiamo essere contenti. Se Raimondo fa bene al Frosinone, dobbiamo essere contenti, perché anche quello rappresenta la possibilità di ricavi», queste le parole Fenucci. Il riferimento all’Atalanta, che ha saputo incassare circa 350 milioni dalle cessioni di giocatori cresciuti nel proprio vivaio, è un’indicazione chiarissima di quale sia l’orizzonte del Bologna.

Settore giovanile: i trasferimenti in entrata

Non soltanto giocatori da lanciare in prima squadra, ma un patrimonio da costruire nel tempo. E il lavoro parte già dalle categorie più giovani. In Primavera sono arrivati Giacomone, Piro, Trifelli, Kusic, Tollett e Rondolini. In Under 18 Archetti, Eulisi, Stragà e Nganou Donlap; in Under 17 Uncini Manganelli. L’Under 16 ha accolto Tassinari, Turci, Pietro Salvo, Giacomo Salvo e Rialti, mentre in Under 15 sono arrivati Stile, Menegazzo, Torregiani, Albanese, Congedo e Delle Grazie.

Sono nomi che oggi dicono poco al grande pubblico. Ed è normale. Il settore giovanile non vive sul presente, ma sul futuro.

Vince il gruppo e vince anche il singolo

È anche per questo che la scelta di lasciar partire Rowe assume un significato effettivamente più ampio. Il Bologna ha rinunciato a un giocatore che aveva fatto bene, privilegiando la solidità del gruppo e dell’ambiente rispetto al singolo talento. Una decisione che va nella stessa direzione della strategia raccontata da Fenucci: costruire valore senza perdere di vista la sostenibilità.

E quale può essere quindi la chiave per continuare ad attuare tale strategia senza la partecipazione alle Coppe? La risposta, molto semplicemente, è nei giovani.

Forse questa non sarà la stagione dei grandi nomi. Ma una società non costruisce il proprio futuro soltanto attraverso ciò che compra oggi. Lo fa soprattutto attraverso ciò che riesce a far crescere, da oggi. E il Bologna, questa estate, ha deciso di cominciare da lì.

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