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Palladino e il Bologna: l’era post-Tedesco riparte da lui

Il Bologna ha scelto Raffaele Palladino come nuovo allenatore per sostituire l’esonerato Tedesco. Analisi della sua carriera e della sua identità tattica.

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Raffaele Palladino (©1000 Cuori)
Raffaele Palladino (©1000 Cuori)

La carriera di Raffaele Palladino sulla panchina di una prima squadra professionistica è iniziata nel settembre 2022, quando il Monza lo ha promosso dalla Primavera per sostituire l’esonerato Giovanni Stroppa. Impattando subito con una storica vittoria contro la Juventus, il tecnico campano ha chiuso la stagione 2022-23 all’undicesimo posto con 52 punti, mentre il Bologna terminava quel campionato al nono.

Nella stagione successiva, la 2023-24, Palladino ha confermato le sue doti conducendo nuovamente i brianzoli a un tranquillo dodicesimo posto con quarantacinque punti. In quello stesso torneo, i felsinei stupivano l’Italia intera centrando una storica qualificazione in Champions League sotto la guida di Thiago Motta, chiudendo al quinto posto.

Il salto di qualità di Palladino tra Firenze e Bergamo

Il percorso del nuovo tecnico rossoblù è proseguito nella stagione 2024-25 sulla panchina della Fiorentina. Con i viola, Raffaele Palladino ha raggiunto il sesto posto in Serie A conquistando sessantacinque punti e spingendosi fino alle fasi avanzate in Europa, in un’annata in cui il Bologna vinse la Coppa Italia e, di conseguenza, si qualificasse di diritto all’Europa League.

L’esperienza più recente, prima della chiamata sotto le Due Torri, si è consumata all’Atalanta nella stagione 2025-26: subentrato a stagione in corso al posto di Juric, l’allenatore ha chiuso la sua parentesi bergamasca al settimo posto. Adesso, l’arrivo a Bologna dopo l’esonero di Tedesco rappresenta per lui una grande opportunità per rilanciare le ambizioni del club.

Intensità, duttilità e identità tattica

Dal punto di vista del gioco, le squadre allenate da Raffaele Palladino si distinguono per una spiccata ricerca dell’intensità e per una notevole duttilità tattica. Partito inizialmente con la difesa a tre e un 3-4-2-1 di matrice gasperiniana – arricchito da una forte aggressività uomo su uomo a tutto campo e da rapide transizioni offensive –, il tecnico ha dimostrato nel corso degli anni di saper evolvere il proprio credo.

Nelle esperienze successive ha infatti alternato la retroguardia a quattro e vari moduli fluidi, privilegiando il dinamismo degli esterni, l’occupazione dinamica degli spazi e la densità in zona centrale. Il suo Bologna dovrà adesso recepire rapidamente questi concetti per ritrovare solidità difensiva e brillantezza propositiva, uscendo da un avvio di stagione complicato.

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