Bologna FC
Bologna, dubbi e numeri: anatomia di una caduta (Corriere di Bologna)
Il Bologna ha cambiato volto senza accorgersene. A spiegarlo con maggior chiarezza sono anche i numeri.
C’era una volta un Bologna che correva leggero, quasi spavaldo. Poi, quasi senza che ce ne accorgessimo, quel Bologna ha cambiato pelle. Non in una sola domenica storta, ma attraverso un momento che oggi assomiglia più a una crisi d’identità. Il confine temporale è chiaro, anche se non netto: fine novembre. Fino a quel pomeriggio di Udine, chiuso con uno 0-3 che aveva spinto i rossoblù addirittura in cima alla classifica, la squadra di Vincenzo Italiano sembrava vivere in uno stato di grazia. Intensità, coraggio, compattezza: tutto funzionava. Da lì in avanti, però, qualcosa si è incrinato. All’inizio piccoli segnali, quasi invisibili. Poi crepe sempre più evidenti, fino al derby dell’Appennino contro la Fiorentina, che ha reso impossibile continuare a far finta di niente.
Il Bologna di Italiano e le domande assordanti
La domanda vaga da settimane a Casteldebole: quando e perché si è rotto il meccanismo? Nemmeno Italiano sembra avere una risposta definitiva. Dopo il ko con i viola, il tecnico rossoblù non si è nascosto, ammettendo di non riuscire a spiegarsi un primo tempo talmente negativo da costringerlo a quattro cambi già all’intervallo. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a quella partita: il problema è più profondo.
Vincenzo Italiano in piedi contro l’Atalanta (© Bologna FC 1909)
Numeri di un calo
I numeri, come spesso accade, posso aiutare a capire. Da dicembre a oggi il Bologna ha messo insieme appena sei punti in nove giornate di campionato: un bottino da zona bassa della classifica, peggiore quasi per tutti. Ma il dato più allarmante riguarda ciò che fino a poco prima era stato il vero punto di forza: la fase difensiva. Nelle prime sedici partite stagionali i rossoblù avevano incassato solo 11 gol, viaggiando su standard da élite europea. Poi, improvvisamente, la diga ha ceduto. Dal secondo tempo contro il Salisburgo in avanti la porta è stata violata con una regolarità impressionante: gol subiti in 14 gare consecutive, quasi sempre costretti a inseguire, con una media passata da 0,68 a 1,57 reti a partita. E in più di un’occasione, va detto, il passivo avrebbe potuto essere ancora più pesante senza gli interventi decisivi di Ravaglia o l’imprecisione degli avversari.
Lucumi e Heggem (© Bologna FC 1909)
Tra spiragli e infortuni
Nel quadro che raffigura questo Bologna di Italiano, però, ci sono anche note positive: la prova di Vigo in piena emergenza, qualche buon momento qua e là — come il primo tempo contro l’Inter a Riad o i segnali intravisti a Como — e vittorie arrivate più per qualità individuale che per reale dominio, come in Coppa Italia contro il Parma o a Verona contro un avversario in difficoltà. Episodi, però, incapaci di invertire la rotta.
Gli alibi non mancano. Gli infortuni hanno colpito duro. Leader tecnici e mentali come Skorupski, Freuler e ora Lucumí — centrale fondamentale per reggere una linea difensiva così alta — sono finiti ai box proprio nei momenti più delicati. Ma sarebbe troppo semplice fermarsi qui.
Skorupski a terra, durante Bologna-Napoli (@Damiano Fiorentini)
Bologna, come sono cambiate le scelte di Italiano
Anche le scelte dell’allenatore sono cambiate: quel turnover spinto che nei primi mesi sembrava una risorsa continua oggi è diventato più prudente, e alcuni giocatori sono scivolati ai margini. Dallinga e Lykogiannis vedono poco il campo, Immobile non ha ancora i minuti per partire titolare a mesi dall’infortunio, Orsolini è stato utilizzato col contagocce. Segnali di una squadra che ha perso sicurezza.
Il punto, forse, è proprio questo: non si sono rotti solo alcuni interpreti, ma l’idea collettiva. Un puzzle scomposto, che Italiano deve risolvere in fretta. Perché il tempo delle spiegazioni è quasi finito, e la stagione non aspetta nessuno.
Fonte: Alessandro Mossini, Corriere di Bologna
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