Bologna FC
Castro punge subito, ora tocca a Dovbyk: Bologna-Pisa il primo test
Castro già in gol in giallorosso, l’attaccante ucraino pronto al debutto: il test a Casteldebole svelerà i primi meccanismi tattici del nuovo nove di Tedesco?
L’eco della prima rete di Santiago Castro con la Roma contro il Newport ha riacceso i fari sull’asse di mercato tra i giallorossi e i rossoblù.
Con l’argentino subito protagonista nella Capitale, sta ora ad Artem Dovbyk, atteso al primo vero banco di prova nell’amichevole da 150 minuti di sabato contro il Pisa, rispondere a tono al collega.
Un riferimento puro per l’attacco di Tedesco
Il parallelo a distanza tra i due centravanti segna l’inizio di una nuova architettura tattica sotto le Due Torri.
Se contro il Cambuur Tedesco ha alternato il 4-3-3 col 4-2-3-1 (o 4-3-1-2), provando Odgaard da falso nove, l’arrivo di Dovbyk offrirà finalmente al tecnico un riferimento d’area puro e, si auspica, egemonico.
A differenza della mobilità nervosa di Castro, l’ex capocannoniere della Liga offre una presenza fisica che, nelle idee del nuovo tecnico, dovrebbe garantirgli il dominio sui palloni alti e una maggiore protezione dei palloni ricevuti spalle alla porta.
Così Dovbyk permetterebbe di ripulire la manovra offensiva, fare da perno per la risalita della squadra e spalancherebbe corridoi d’attacco per le incursioni di centrocampisti ed esterni.
In un sistema che richiede verticalità e presenza negli ultimi venti metri il gigante classe ’97, infine, eredita la maglia numero 9 con il compito più pesante, ma che, al contempo, possa stimolarlo a riscattare stagioni non eccelse e segnate dagli infortuni: fare gol.
Sabato il primo test: Bologna-Pisa
A Casteldebole, sabato alle 17, non ci saranno tifosi sugli spalti, ma gli occhi saranno tutti puntati sui primi meccanismi d’intesa di Artem con i compagni.
Per Dovbyk non si tratterà soltanto di mettere benzina nel serbatoio, ma sarà occasione per iniziare al meglio la storia del primo ucraino a vestire la maglia del Bologna, pronto a trasformare quel sobrio “I’m ready” detto al telefono nel primo colloquio con Tedesco in un ruggito adrenalinico, seppur, come da sua indole, silenzioso.
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