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Tedesco si racconta: «Baggio era il mio idolo. Voglio un calcio verticale»

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Domenico "Mimmo"Tedesco arrivato all'aeroporto Marconi di Bologna (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)
Domenico Tedesco arrivato all'aeroporto Marconi di Bologna (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)

Dall’infanzia trascorsa in Germania alla passione per Roberto Baggio, fino ad arrivare alla nuova avventura sulla panchina del Bologna. Domenico Tedesco si racconta ai microfoni de La Gazzetta dello Sport e parla del suo percorso, della sua formazione e del rapporto con l’Italia. Il nuovo allenatore rossoblù spiega anche quale sia la sua idea di calcio e cosa vuole vedere dalla sua squadra. Possesso, verticalità, attacco della profondità e coraggio sono alcuni dei principi indicati dal tecnico. E intanto Tedesco ha già iniziato a conoscere e apprezzare Bologna, città che lo ha conquistato.

Tedesco, Bologna e il calcio: il racconto del nuovo allenatore rossoblù

Qual è l’idea di calcio di Tedesco? Quella che vorrebbe vedere applicata alla sua squadra?

«Io inizio a Stoccarda, avevamo una filosofia abbastanza chiara che si si appoggiava molto sul possesso. Il possesso era molto importante. Sono cresciuto calcisticamente in quell’epoca lì. Sono cresciuto con l’idea del possesso però avere solo quello il gioco diventa sterile, perciò preferisco un calcio verticale. Mi piace l’attacco alla profondità. Mi piace quando ci sono i tempi giusti, quando i giocatori son coraggiosi, anche nelle giocate. È un processo che ha bisogno di tanto lavoro, di tanta fiducia, autostima da parte dei giocatori, ripetizioni continue e poi ovviamente anche dei risultati».

Avendo passato praticamente tutta la sua vita in Germania, quanto ha influito la cultura tedesca sul suo modo di lavorare?

«Sicuramente ho imparato dalla loro cultura, dalla Germania, il modo di pensare, il modo di lavorare. Magari sono anche troppo strutturato. A volte un po’ di italianità farebbe bene, però».

Si considera una persona rigida?

«No, ma a volte se qualcosa non va bene, ci sono delle persone che riescono a staccare un po’ più facilmente. Io invece rimugino e poi trovo la soluzione».

Invece di italiano che cosa è rimasto dentro di lei?

«Direi tutto il resto. Tutto il resto perché sono cresciuto all’italiana, ho famiglia in Italia, sono stato spesso in Italia, seguivo la televisione italiana».

Sul calcio italiano…

Che idea si è fatto del calcio italiano?

«Posso solo dire che io l’ho sempre seguito perché ha il suo fascino e… Dobbiamo continuare ad essere affascinanti anche per il resto del mondo, perché abbiamo dei giocatori che hanno tanta qualità. Abbiamo un bel tifo, che è importante. Si respira in qualsiasi piazza. Quando vai magari dal benzinaio ti parla di calcio, ti riconosce. Sono tutti preparatissimi. Questo significa che il calcio vuol dire tanto per le persone».

Aveva una passione per Roberto Baggio, il codino. È così?

«È così».

È stato il suo idolo da calciatore?

«Sì, perché a quell’epoca non vedevamo tante partite italiane in Germania, magari quelle più belle, più importanti le facevano vedere lì. C’era un periodo dove Baggio con la Juve giocò tante volte contro il Borussia Dortmund in Champions League, se non ricordo male. E sì, mi piaceva molto».

Ed è vero che si fece il codino anche lei?

«È vero, è vero. Alle elementari».

Come è iniziata invece la sua carriera da allenatore?

«Durante lo studio, io studiavo all’Università di Esslingen, ingegneria industriale, e un compagno mi chiese di iniziare ad allenare dei bambini. Aveva una squadra di 30 bambini, era da solo e mi chiese se due volte a settimana potessi aiutarlo».

Davanti a quale monumento di Bologna è rimasto colpito?

«Devo dire davanti a tutte le chiese, perché sono bellissime. Poi hanno questa illuminazione un po’ indiretta, straordinaria. È una città incredibile».

L’anno che verrà per il Bologna di Tedesco sarà stato positivo se…

«Se noi tutti daremo il massimo e andiamo per una direzione sola».

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