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La scelta di Palladino mette a nudo il Bologna

L’avvicendamento in panchina, con Palladino al posto di Tedesco, è il sigillo sulla confusione di una società che ora tenta il salvataggio in extremis

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Palladino
Raffaele Palladino (@1000 Cuori Rossoblu)

È il Palladino day e, forse, in un momento di limpida crisi come questo, l’allenatore campano riuscirà a riportare entusiasmo e certezze in una piazza come Bologna, mai malmostosa ma ormai intollerante e nervosa per la situazione in cui versa la squadra.

Questa scelta, che magari si rivelerà vincente, oggi però certifica la confusione e le contraddizioni di una società che negli ultimi anni è stata un esempio eccellente del calcio italiano.

Un capro espiatorio

16 settembre 2026. Il Bologna annuncia l’esonero di Domenico Tedesco e, contestualmente, dichiara Raffaele Palladino nuovo allenatore rossoblù.

Il campo, è vero, non ha suffragato una scelta in favore della permanenza di Tedesco; ma la decisione sarebbe maturata anche fuori dal rettangolo di gioco, quando il coach si è rifiutato di limare le sue idee di calcio per provare a invertire la rotta della stagione.

Difficile criticare l’integrità di Domenico: viene piuttosto da chiedersi cosa si aspettassero Saputo, Fenucci, Sartori e Di Vaio da un allenatore di largo respiro ma che in Serie A non aveva mai allenato, notoriamente bisognoso di tempo per attecchire col suo credo nei suoi calciatori.

La rosa messa a sua disposizione, inoltre, è stata costruita, in parte comprensibilmente, con un mercato al ribasso per la mancata qualificazione alle coppe europee e con le operazioni più importanti riguardanti le uscite.

Come si è intuito da varie conferenze stampa, Tedesco si è limitato ad accettare le scommesse della società, senza una reale condivisione sui profili, riponendo massima fiducia nel lavoro della dirigenza.

Così oggi il tecnico sembra immolato come capro espiatorio, ma sarebbe ingiusto trattarlo come tale: per quanto possa aver sbagliato, il campione di sole quattro giornate è insufficiente per giudicarlo davvero.

Un passo indietro, col senno di poi

9 giugno 2026. Il Bologna annuncia l’ingaggio di Tedesco. Lo stesso giorno l’Atalanta ufficializza l’esonero di Raffaele Palladino.

Coincidenza curiosa, chissà se qualcuno si sia morso le mani già allora. Ora viene ancora da domandarsi se, consapevole che si andasse incontro a un ridimensionamento (come fatto intendere da Fenucci), la società non avrebbe fatto meglio ad attendere qualche giorno (o ora) in più per ufficializzare un nuovo mister, magari lo stesso Palladino o piuttosto una figura terza ma con maggior esperienza nel nostro campionato.

Questa gestione oggi ha portato a 1 punto in 4 partite, 2 gol fatti, 5 subiti, un esonero e due allenatori a libro paga: 3,7 milioni di euro lordi dello stipendio di Tedesco (contratto fino a giugno 2028) a cui, a stagione, se ne aggiungono altrettanti per il nuovo triennale di Palladino (che a Bergamo percepiva una cifra simile e continuerà a farlo).

Si riparte così con un allenatore che non ha costruito la rosa ed è in ritardo rispetto agli altri e da una tifoseria la cui fiducia è, almeno parzialmente, incrinata; chi l’ha mantenuta lo ha fatto soprattutto per amore della maglia, ma c’è ancora chi crede negli intendimenti della dirigenza.

Salvataggio in extremis?

A una sola gara prima di una sosta di tre settimane, se si intendeva cambiare l’allenatore questo era il momento propizio: la scelta potrà rivelarsi azzeccata e allora si sarà fatto un salvataggio in extremis.

Tutta Bologna se lo augura, ma dopo la risalita in A, le qualificazioni in Champions ed Europa League e la vittoria della Coppa Italia, non ci si aspettava che un anno senza Europa potesse mettere così in confusione una società tra le più solide d’Italia.

Il passato non si cancella: Saputo, Fenucci, Sartori e Di Vaio restano eroi per il Bologna, ma hanno qualcosa da dimostrare, non potendo fare affidamento sulla rendita, per rimettere in piedi una situazione che anch’essi hanno contribuito a compromettere.

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