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Lezioni di Italiano – Nostalgia Canaglia
Ci sono momenti in cui è meglio non fermarsi a riflettere, per non incorrere in un momento di nostalgia. E in questo articolo Vi spieghiamo il perchè.
Molti di noi, ieri sera, hanno avuto un pizzico di nostalgia, per quanto vissuto negli ultimi due anni e mezzo e poi svanito, quasi nel nulla, negli ultimi due mesi (e mezzo). La passione profonda non muore, questo no, ma svilisce in distacco, se non l’alimentiamo in modo corretto. E le sconfitte da dicembre in poi ci hanno, parzialmente, smorzato l’entusiasmo delle due stagioni precedenti.
I ricordi non possono svanire, in primis quello del 14 maggio 2025. Ma affievoliscono se il percorso diventa meno luminoso e virtuoso, tanto da far diventare “l’impianto di casa” una terra di conquista. E dopo un quinto posto (che era quarto fino a tre partite dal termine), una qualificazione in Champions League e una Coppa Italia vinta, ci rimane solo un pizzico di Europa. Al momento, Brann permettendo.
Quando l’entusiasmo ha lasciato il posto alla nostalgia?
Tre è il numero perfetto: Parma (1 a 3), Napoli (2 a 0), Udinese (0 a 3). Al Bluenergy Stadium l’entusiasmo era alle stelle e non solo per la straripante vittoria. In quel momento la classifica recitava 24 punti, a parimerito con l’attuale capolista Inter, a uno solo punto dal secondo e terzo posto, occupati da Milan e Napoli. Qualcuno in quel momento si permise di usare la parola “scudetto”. Sipario: ancora non lo sapevamo che da lì in poi ci sarebbe stato il declino.
In principio fu la Cremonese
Le tre sberle con la Cremonese sono state il preludio di un concerto sinfonico triste e malinconico. Su dodici partite, se parliamo solo del campionato, una sola vittoria, quella fuoricasa a Verona. Ma l’ecatombe è stata fra le mura di casa: sei sconfitte sei e un solo pareggio, con l’onestissimo Sassuolo.
Ieri addio alla Coppa, rimane l’Europa
Non c’è mai fine al peggio: ieri, nel nostro catino, abbiamo dovuto dire addio alla Coppa Italia, a quel trofeo alzato nel cielo di Roma lo scorso maggio. Una prova stanca, con qualche sommesso acuto. Ma nulla a che vedere con quanto messo in campo nei primi tre mesi di questa stagione.
Adesso rimane l’Europa, con i norvegesi del Brann da battere, con vista, agli ottavi, su una sfida possibile con la Roma. E poi pensare a finire il meglio possibile questa stagione.
Ma la vera domanda è: cosa è successo a questo Bologna? In tanti vorremmo saperlo.
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