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Trent’anni in rossoblù: la storia di Renato Dall’Ara

Trent’anni alla guida del Bologna, dal 1934 al 1964: imprenditore, tifoso e protagonista di una delle epoche più importanti della storia rossoblù.

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Renato Dall'Ara (@1000 Cuori Rossoblù)
Renato Dall'Ara (@1000 Cuori Rossoblù)

Era il 10 ottobre 1892 quando nasceva Renato Dall’Ara, destinato a diventare una delle figure più importanti nella storia del Bologna. Imprenditore capace di costruire un vero e proprio impero nel settore della maglieria e tifoso rossoblù appassionato, arrivò alla presidenza della società nel 1934. Da quel momento iniziò un lungo percorso durato trent’anni, terminato soltanto il 3 giugno 1964, quando la sua morte arrivò a pochi giorni dallo spareggio dell’Olimpico che avrebbe consegnato al Bologna il settimo scudetto, il quinto della sua gestione.

Renato Dall’Ara, l’uomo arrivato da Reggio

Come raccontato da “Più Stadio” nell’articolo di Marco Tarozzi, prima ancora del Bologna, c’era una storia imprenditoriale costruita partendo da lontano. Dall’Ara era originario del podere Stracchina, nella periferia di Reggio, allora non ancora inglobata nella città. La sua era una famiglia numerosa: sette tra fratelli e sorelle. Il padre Michele morì quando Renato aveva appena quattro anni e fu la madre Teresa a prendere in mano la situazione.

Teresa si era infatti dedicata alla distribuzione del latte tra i mezzadri della zona, rifornendo poi le latterie e i negozi cittadini. Fu probabilmente anche da lei che Renato ereditò quella capacità di guardare alle opportunità e trasformarle in iniziative concrete.

Terminata la guerra, Dall’Ara si trovava a Padova con il grado di maresciallo di Cavalleria. Acquistò dall’esercito diversi cavalli ormai dismessi, ma ancora efficienti, e li rivendette nei mercati. Con il denaro ricavato si trasferì a Bologna, dove aprì il suo primo laboratorio di maglieria in via del Pratello.

Nel percorso di Dall’Ara nasce l’intuizione decisiva

Dall’Ara aveva però una caratteristica destinata a fare la differenza: sapeva intuire prima degli altri dove potesse esserci un’opportunità.

La svolta arrivò dopo aver letto su giornali e riviste le imprese del generale Umberto Nobile, diventato celebre anche per la vicenda della “Tenda Rossa”. Da quelle letture nacque un’idea destinata a cambiare le sorti della sua attività: il Norge, un giaccone realizzato in maglia di lana e pensato per affrontare le temperature più rigide.

Il prodotto venne lanciato anche sul mercato internazionale e contribuì, insieme alla celebre “termo-maglia Dall’Ara”, alla crescita dell’azienda. Nel giro di dieci anni il Maglificio Dall’Ara si trasformò in una realtà di grande rilievo, con una struttura che si estendeva tra via Boldrini, dove si trovavano gli uffici, via Amendola e viale Pietramellara.

La proposta del Bologna

Nel 1934 la situazione della società rossoblù stava cambiando. Gianni Bonaveri, presidente del Bologna, era infatti costretto a lasciare l’incarico per i suoi legami con Leandro Arpinati, figura di primo piano del fascismo e protagonista della vita sportiva e calcistica italiana, caduto poi in disgrazia politica.

La società aveva bisogno di trovare un nuovo riferimento. Prima di arrivare a Dall’Ara, i dirigenti si rivolsero ad Alberto Buriani, uno dei principali dirigenti sportivi dell’epoca, già presidente del Gruppo Sportivo Bolognese e successivamente della Sef Virtus e della Federazione Italiana Ginnastica.

Buriani conosceva bene anche le difficoltà legate al mondo del calcio. La Virtus, infatti, aveva militato nella massima serie nazionale negli anni Venti e quell’esperienza non gli aveva lasciato un buon ricordo. Per questo indicò proprio Dall’Ara come possibile soluzione: aveva poco più di quarant’anni, un’azienda ormai affermata ed era soprattutto un tifoso del Bologna, tanto da seguire abitualmente le partite al Comunale e anche le trasferte della squadra.

La scelta di diventare presidente

La proposta arrivò dall’avvocato Lodi, presidente della Bologna Sportiva, nel gennaio del 1934. Dall’Ara accolse con orgoglio l’idea, ma non prese immediatamente una decisione definitiva.

Da imprenditore, volle prima valutare attentamente la situazione e soprattutto fare i conti. Le riserve furono sciolte l’8 giugno, quando accettò di assumere l’incarico.

Inizialmente diventò commissario straordinario insieme a Milani, Melloni e Scardovi. Di lì a poco, però, rimase solo alla guida della società. Era l’inizio di una presidenza destinata a durare trent’anni.

I primi grandi successi rossoblù

La nuova avventura portò presto risultati importanti. Nel 1934 arrivò la Coppa Europa, seguita nel 1937 dal prestigioso Trofeo dell’Esposizione di Parigi, indicato come la Champions League dell’epoca.

Poi ci furono gli scudetti. Il Bologna conquistò il titolo nel 1936 e nel 1937 con Arpad Weisz in panchina. Nel 1939 fu la volta di Felsner, tornato alla guida della squadra e capace di completare il lavoro iniziato dal grande tecnico ebreo, costretto a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali.

Il quarto scudetto arrivò nel 1941, quando ormai l’Europa era attraversata dai venti della guerra.

Quattro titoli in pochi anni: quale altra testimonianza potrebbe raccontare meglio la forza del Bologna costruito in quella fase?

Il mercato e i campioni scelti da Dall’Ara

Renato Dall’Ara non si limitò a guidare la società dal punto di vista dirigenziale. La sua lungimiranza si rifletteva anche nelle scelte dei giocatori, molti dei quali furono individuati personalmente.

Tra i nomi ricordati ci sono Raffaele Sansone e Helmut Haller, che Dall’Ara chiamava semplicemente “Aler”. Proprio per Haller, in un’occasione, arrivò anche a rischiare la vita in un incidente d’auto.

La sua figura si inserì inoltre in una fase pionieristica del calciomercato, sviluppata insieme a Paolo Mazza e Rodolfo Lanza di Trabia. Anche sotto questo aspetto, dunque, Dall’Ara contribuì a costruire un modo nuovo di concepire la gestione di una squadra.

L’ultimo capolavoro

Dopo gli anni più difficili, Dall’Ara riuscì a trovare una nuova strada per il Bologna. Per costruire l’ultima grande squadra della sua gestione fu necessario anche scendere a compromessi con le proprie convinzioni e cercare una soluzione capace di riportare la società ai vertici.

La scelta cadde su Fulvio Bernardini, chiamato a ricostruire il Bologna. Tra i due non c’era particolare sintonia, ma Dall’Ara seppe comunque affidargli il compito di dare forma a quella che sarebbe diventata l’ultima grande meraviglia della sua presidenza.

Non poté però vedere fino in fondo il risultato di quel lavoro. Il 3 giugno 1964 Renato Dall’Ara morì, a soli quattro giorni dallo spareggio dell’Olimpico che avrebbe portato il Bologna al settimo scudetto della sua storia e al quinto conquistato durante la sua gestione.

Trent’anni prima aveva accettato la proposta di prendere in mano il Bologna dopo averci pensato da imprenditore e da tifoso. Da quel momento aveva accompagnato la società attraverso vittorie, difficoltà, campioni e cambiamenti, fino a lasciare un segno destinato a rimanere legato per sempre alla storia rossoblù.

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